Vacanze romane

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Il vento di primavera mi ha portato qualche giorno a Roma dove, complice la salute precaria, ho assaggiato ben poco.
Un paio di punti fermi posso però metterli.
Il primo gastronomico: a Roma si mangia spesso, tanto e bene. Ai romani va riconosciuta la capacità del mondo contadino di un tempo di inventarsi piatti con poche risorse. Con quattro ingredienti ci fanno un menù: pasta, guanciale, pecorino, carciofi. E vai quindi di cacio e pepe, gricia, amatriciana, carbonara, carciofo alla romana e alla giudia.
In ottica mangereccia verace gli indirizzi romani davvero imperdibili sono due: Armando al Pantheon e Felice a Testaccio, ai quali aggiungerei in seconda battuta Da Enzo al 29 e Da Cesare al Casaletto.
Il secondo punto è che a Roma si beve molto peggio rispetto a come si mangia. Accanto a una noiosa lista di modernissimi Merlot e Cabernet più californiani che laziali, si trovano pochi autoctoni seri: il Grechetto e la Malvasia Puntinata (vedi quelli di Tenuta Le Quinte), l’Aleatico (vedi quello di Andrea Occhipinti) e il fuoriclasse Cesanese. Proprio di quest’ultimo i riferimenti per me sono i biodinamici di La Visciola e quelli di Damiano Ciolli. Entrambi producono dei Cesanese dal profilo leggero e votato alla bevibilità mentre molti produttori insistono con dubbie interpretazioni pachidermiche.
È stato coup de coeur con il Cesanese Silene 2014 di Damiano Ciolli, già sentito poco tempo fa al banchetto di Sorgentedelvino ma che ha trovato nella cucina di Armando al Pantheon la quadratura del cerchio.

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Damiano Ciolli – Cesanese Silene 2014
Nonostante sia il Cesanese base lo preferisco al più strutturato Cirsium, affinato in legno. Il Silene fermenta in acciao a temperatura controllata, affina un anno in cemento sulle fecce fini, viene imbottigliato e fatto riposare altri 6 mesi prima della vendita.
È rubino, scarico e limpido, profuma di frutti rossi maturi, macchia mediterranea, pepe. In bocca ha un ingresso gentile, mostra poi la spina acida, un centro bocca saporito e sapido, chiude in breve con ancora sentori di macchia. Un rosso fresco e per nulla banale, un’ottima conferma per quanto mi riguarda.

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Il Cesanese di Olevano Romano di Damiano Ciolli

Scoprire un nuovo vino è una delle esperienze più entusiasmanti per un appassionato. Decisamente meglio che imparare a memoria l’elenco delle 14 DOCG del Veneto. Ad esempio, un paio d’anni fa ho bevuto per la prima volta il Cesanese d’Affile, rosso autoctono (e DOCG) laziale. L’ho ritrovato a cena, sfogliando la carta vini in un luogo del cuore, il Tastè Vin di Asti e l’ho preso. È il Cesanese di Ciolli in quel di Olevano Romano, paese dal quale prende nome anche la relativa denominazione.
I Cesanese di Damiano Ciolli sono due: il Cirsium, uve cesanese d’Affile in purezza e affinamento in legno ed il Silene, la versione più facile e beverina, da uve cesanese d’Affile e cesanese comune, niente legno qui.
Io per ora ho bevuto solo il Silene ma mi sono ripromesso di bere anche il Cirsium appena ne avrò occasione.

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Damiano Ciolli – Cesanese di Olevano Romano Silene 2011
Il bel rubino è scarico e limpido, basta un respiro e ti porta le ciliegie mature, la speziatura che ha ricordi fortissimi di vini della costa tirrenica (vedi Ciliegiolo maremmano) ed anche ligure (vedi Rossese). In bocca c’è tanta freschezza e la beva è tanto agile da non richedere piatti importanti.
È un vino attualissimo, di una modernità buona che fa ritornare i vigneron agli autoctoni interpretati con pulizia e rigore da una mano leggera, senza aggiungere o togliere nulla ad un vino che è tanto buono così com’è.
Distribuito da Les Caves de Pyrene, lo trovate in giro a circa 10 euro, non perdetevelo.

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