Contro gli Arneis natalizi

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Lo scorso anno raccontavo su parliamodivino della degustazione che avevo organizzato con 20 diversi Arneis 2012 alla cieca: il risultato fu un’interessante panoramica su un importante bianco autoctono piemontese. Rimanendo coi piedi ben saldi a terra, mi pare evidente che si tratti di un vitigno che può dare buoni vini, a volte buonissimi, ma non ha la caratura per produrre grandi vini. E comunque i grandi bianchi italiani si contano sulle dita di una mano. Detto questo dall’assaggio era emersa la propensione di alcuni Arneis all’invecchiamento: avevano sentori sconosciuti agli altri campioni, più complessi del classico fruttato-floreale, che crescevano d’intensità lasciandoli ossigenare lentamente nel bicchiere. Da allora non mi sono più fermato, assaggiando quando ne avevo la possibilità Arneis che avevano fino a 10 anni sulle spalle. Alcuni non erano più buoni nemmeno per sfumare il risotto, altri invece avevano acquisito carattere, spingendo forte sul pedale della mineralità. Cosa accomuna questi ultimi Arneis così buoni? Di certo il lavoro in vigna: un’ottima materia prima, uve sane, maturate nelle esposizioni migliori e colte al giusto grado di maturità. Ma è fondamentale il lavoro in cantina dove un prolungato affinamento sulle fecce fini rende il vino ricco e complesso, capace di far emergere col tempo quelle note sconosciute ai più. In definitiva, per produrre un Arneis di qualità superiore è necessario dargli il tempo di cui ha bisogno per crescere senza avere fretta di imbottigliarlo e venderlo. L’Arneis non è un vino natalizio come ci fanno credere tanti produttori svelti ad andare sul mercato con l’annata corrente prima delle feste. Anzi, sono proprio questi produttori a danneggiare l’immagine dell’Arneis, sia perchè alimentano la fama di vino senza capacità d’invecchiamento, sia perchè i loro Arneis non potranno che essere limitati nell’espressione gustativa al solo fruttato-floreale. Vini facili e insipidi, dal respiro corto, dal prendi i soldi e scappa, con tanti saluti al piacere di bere un vino maturo e di carattere.
E non è un caso che i prezzi delle uve e del vino, dopo un decennio di crescita continua (anche della superficie vitata) stiano calando. Le belle parole non bastano, produttori: spingete per modificare il disciplinare, consentendo la messa in commercio non prima della primavera successiva all’anno di vendemmia e le cose cambieranno.
Oppure attendetene il declino, brindando felici a Natale con un ottimo Arneis 2014.

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3 thoughts on “Contro gli Arneis natalizi

  • 12 dicembre 2014 at 7:55
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    Stefano,
    ha ragione l’Arneis serio va commercializzato almeno ad un anno esatto dalla vendemmia, con qualche mese di bottiglia, il vino in realtà sarà pronto e “disteso” verso fine inverno inizio primavera dell’anno seguente la vendemmia.
    Questo succede a vini che sono stati affinati in vasca/legno/cemento per sei/otto mesi, Arneis rari da trovare in enoteca, la maggior parte degli Arneis sono vinelli insipidi iper chiarificati e filtrati per andare sullo scaffale in due mesi.
    Hai mai provato l’Arneis di Cascina Fornace? la loro 2012 è pronta solo adesso, ha avuto una evoluzione lunga e contraddittoria per oltre un anno, la 2013 invece è già sulla buona strada e si può bere a Natale 😉

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    • 12 dicembre 2014 at 9:37
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      Ciao Luigi, sì seguo il loro Arneis da quella che credo sia la prima vinificazione, ne ho scritto qui http://www.winedays.it/?p=239
      È sicuramente tra i miei preferiti, quantomeno per la timbrica inusuale..ho un paio di 2013 in cantina e le stapperò a breve..ti farò sapere!

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  • 12 dicembre 2014 at 18:50
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    In realtà non solo gli Arneis ma tutti bianchi fatti come andrebbero fatti, dovrebbero uscire in commercio non prima della primavera seguente alla vendemmia meglio se a settembre, ossia ad un anno dalla vendemmia e dopo l’estate che ha una influenza incredibile sull’evoluzione del vino.
    Kempè

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