Bruno Rocca: Rabajà 2013 e Riserva Currà 2012

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Da quando sono in commercio i Langhe Nebbiolo 2013 si è iniziato ad intuire tutte le potenzialità del millesimo che per i Barbaresco vedrà la luce nel corso del 2016 e per il Barolo nel 2017. Non bisognerebbe mai sbilanciarsi in anticipo sulla qualità delle annate ma diavolo com’è difficile bevendo i 2013 langhetti! Magari non farà il clamore che fece la 2010 che, pure ottima, è stata piuttostosto inflazionata dalla critica giornalistica. È una grande annata, punto. Una di quelle per cui il Consorzio dalla manica larga può giustamente spendere le 5 stelle.
The next big thing in Langhe!
A confermarmelo è uno dei primi assaggi da bottiglia dei Barbaresco 2013: il Rabajà 2013 di Bruno Rocca.
Da troppo tempo mancavo l’invito ad andare ad assaggiare i vini e così, appena un ritaglio di tempo ce l’ha permesso, io e il mio socio ci siamo fiondati in cantina accolti da Francesco Rocca. Su questo giovane vigneron, dico solo che ha una preparazione e voglia di mettersi in gioco fuori dal comune. È un innamorato della vigna, conoscitore della terra che gli dà da vivere. La seconda generazione, al timone della cantina di Bruno Rocca, è uno di quei rari cambi generazionali pienamente riusciti.

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N.B. La foto sopra si riferisce al Barbaresco classico 2013 ma ciò di cui parlo qui è il Rabajà 2013 (di cui ho perso la foto)
Bruno Rocca – Barbaresco Rabajà 2013
Il Rabajà 2013 è il riassunto della grande annata di cui sopra. Se fosse una sola parola sarebbe: finezza.
Il colore è rubino scarico e limpido, quasi fosse un nebbiolo di montagna. Francesco mi racconta che in macerazione ha lasciato gli acini il più possibile integri così da ottenere un’estrazione lenta e progressiva. I profumi confermano la timbrica classica ed elegante: frutti rossi e viola. In bocca è un vino cesellato, di una purezza stilistica cristallina, che nella prima metà di bocca pare quasi nascondere la sua grandezza ma poi fa voli pindarici nella seconda metà. Il tannino è giovane ed in evidenza ma minuto e continuo. Un Barbaresco che già oggi esprime l’eleganza nei sentori secondari, in prospettiva evolvendo e aggiungendo sentori terziari, sarà un capolavoro.
Acquistare in quantità e bere con calma negli anni a venire.

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Bruno Rocca – Barbaresco Riserva Currà 2012 (etichetta provvisoria)
Un altro assaggio notevole della serata è stato il nuovo Barbaresco Riserva Currà 2012, cru in Neive.
Color rubino intenso, al naso è ancora chiuso e per ora svela sentori terrosi, di radice e un accenno vegetale. In bocca gioca più sulla sostanza rispetto al precedente: tannini vivi e in evidenza, sorso pieno e vigoroso, sapido, con un grande allungo finale. Un’interpretazione tradizionale che dona un vino oggi ancora infante ma che crescerà parecchio, c’è da scommetterci.
Acquistare e iniziare a stappare tra una decina d’anni.

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