Due splendide cartoline dalla Toscana

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Bucciarelli – Chianti Classico 2008
Ezio e Massimo Bucciarelli dell’Antico Podere Casanova producono a Castellina uno dei Chianti Classico più rustici e al tempo stesso più fedeli al terroir.
Il Chianti Classico 2008 è rubino carico, materico, granato sull’unghia, profuma di ciliegie, fiori di geranio e terra bagnata. Il sorso è al pieno della godibilità, fatto di ciliegie sotto spirito ed una squillante arancia sanguinella, di sottobosco con foglie secche e sensazioni terrose. Bottiglia da bere e ribere senza moderazione, la cui unica pecca è la difficoltà nel reperirla se non in loco. Colpa della modica quantità prodotta e del prezzo interessantissimo, poco più di 10 euro in enoteca. Avanti così!

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Poderi Sanguineto I e II – Vino Nobile di Montepulciano 2011
Il Nobile di Montepulciano di Poderi Sanguineto è un’interpretazione tradizionalissima: sangiovese (nel clone prugnolo gentile) unito agli autoctoni canaiolo nero e mammolo, lunghe macerazioni e affinamento di due anni in grandi botti di rovere. Il Nobile 2011 è leggiadria e complessità assieme. La veste è di un luminoso rosso rubino, ha un naso di piccoli frutti rossi e spezie, in bocca ha un guizzo fresco, sapido e ancora speziato, sul finale lascia una profonda nota di radici e liquirizia. Un vino importante ma non pomposo, a conferma di quanto la sia moderna la classicità.

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V per Verdicchio: il Villa Bucci 2006

Raccontare la storia di Ampelio Bucci, di ciò che rappresenta per la storia enoica delle Marche e del Verdicchio in particolare, richiederebbe ampi spazi ad abbracciare più di un trentennio in cui il Verdicchio ha pian piano risalito la china, da vino dozzinale da scaffale dell’Autogrill a bianco di livello internazionale. Per questo rimando allo splendido report (parte 1 e parte 2) scritto da Luciano Lombardi alias Vignadelmar su Doctorwine.

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Bucci – Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Villa Bucci 2006

Qui, di fronte al Villa Bucci 2006, ci sono ben poche parole da spendere. È giovane, incredibilmente giovane: sono passati otto anni, in parte trascorsi ad affinare nelle grandi botti in cantina, in parte ad affinare in bottiglia, ma non cede il passo al dorato e rimane paglierino.
Il naso è di un fruttato che profuma di meloni dolci, miele e fieno, la nota balsamica, mentolata e marina, è intensa e penetrante.
Si lascia bere con disarmante facilità, lasciando una lunga scia di sapore in bocca che già al primo sorso mostra la stoffa del grande vino: sai che dovresti centellinarlo e sai anche che non ci riuscirai.
C’è da chiedersi cosa manca a una bottiglia del genere per spuntare i prezzi di un Grand Cru di Borgogna. Discorsi monetari a parte, questo Villa Bucci 2006 ha una curva di crescita di almeno un decennio ma già oggi c’è tutto per emozionare chi ama davvero i bianchi longevi.

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Guido Marsella Fiano di Avellino 2010

Estate, seppur a sprazzi, e ancora Fiano. O meglio, un grande Fiano: quello di Guido Marsella di Summonte, uno dei miei preferiti.

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Guido Marsella – Fiano di Avellino 2010

Questo 2010 dal paglierino carico e luminoso ha un naso elegante che lentamente rilascia i suoi profumi ad ogni roteare nel bicchiere: fiori gialli, un leggero sfalcio d’erbe, incontro tra macchia mediterranea e balsamiche erbe di montagna. E in testa mi sono subito balenati tanti rimandi a vini valdostani o altoatesini.

Il sorso è freschissimo, meno giocato sulla struttura rispetto ad altre annate (vedi 2009) e più in bevibilità e finezza. L’impatto in bocca è di un equilibrio incredibile, un aplomb quasi da grande Bordeaux, così come la persistenza, lunghissima e colorata da pennellate fumè.

Un vino che trovate a 15 euro in enoteca e a poco più di venti in carta al ristorante, come è capitato a me. Da non mancare ora e per molti anni a venire.

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