Un ultimo Carema prima del caldo estivo

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Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema – Carema Riserva 2009

L’ultimo nebbiolo prima che le temperature estive impongano uno stop e di destinare il cavatappi ad altri vini è un grande Carema Riserva 2009 dei Produttori Nebbiolo di Carema. La bottiglia stappata qualche mese fa viaggiava ad altissimi livelli e così anche questa, il che mi rende ben felice di averne altre in cantina.
È granato a centro bicchiere e aranciato scarico all’unghia, di incredibile trasparenza. Il naso corre tra viole e rose canine, l’arancia bionda e il sottobosco. Il sorso è caldo (e qui la temperatura di giugno non aiuta) con tannino minuto e una scia minerale quasi metallica. Immagino sarebbe interessante seguirne l’evoluzione in bottiglia negli anni a venire ma ad oggi le scorte sono limitate e la facilità di beva troppo invitante.

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Nonostante tutto…UNESCO!

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È notizia di qualche giorno fa la promozione a patrimonio dell’umanità UNESCO delle colline di Langhe Roero e Monferrato, un vero successo.

Nonostante i capannoni (sempre più scheletri abbandonati per la crisi) che riempiono le fondovalli.

Nonostante i nuovi produttori che vendevano lavatrici fino a ieri e oggi comprano cantine storiche come fossero noccioline e ne fanno scempio.

Nonostante altri produttori, novelli parvenu talmente ricchi da aver perso il senso del limite e il gusto del bello: lasceranno in eredità cantine che sembrano astronavi aliene, opere faraoniche che sanno di finto più del compensato delle librerie IKEA.

Nonostante gli abbagli del modernismo spinto: nuovo è bello, giovane è bello, salvo poi accorgersi che – no scusate, ci siamo sbagliati –

Nonostante le mode, tutte, che cambiano col cambiar del vento. E chi ieri usava il napalm in vigna oggi è paladino del bio assoluto. Il bio soluzione di tutti i mali. Il bio che più bio non si può. Il bio, presto!

Nonostante i politici impreparati, sempre pronti a unirsi ad una delegazione per viaggiare spesati all’estero e incapaci di metter in piedi un evento decente qui da noi.

Nonostante tutto e tutti le colline ricoperte di filari e boschi sono lì, fragili e meravigliose, a ricordarci la grande bellezza dei luoghi in cui viviamo.

C’è bisogno di una svolta turistica del territorio. Lo hanno capito proprio tutti, quando lo faremo noi?

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A proposito di un grande Nebbiolo

Nessun dubbio, questo è il miglior vino base nebbiolo bevuto da inizio anno. E dire che di belle bottiglie fin’ora ce ne sono state parecchie tra Barolo, Barbaresco, Roero, Nord Piemonte, Val d’Aosta e Valtellina. Poi un grande Nebbiolo uno si aspetta di berlo in inverno, al massimo inizio primavera e invece questa bottiglia aperta pochi giorni fa si è posizionata di peso in cima alle mie preferenze. Un’ode sussurata al vitigno nebbiolo: profuma di viola, lampone, fragola e una macinata di pepe; in bocca è di croccante freschezza, il sorso è agrumato, il tannino minuto è cesellato come una carezza sul palato, chiude goloso su sentori di liquirizia. Un vino apparentemente di poca consistenza ma con un ventaglio aromatico e una piacevolezza di beva sconcertanti.

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Viene dalle ripide sabbie di Valmaggiore in Vezza d’Alba, grand cru del Roero.

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Lo producono i Brovia di Castiglione Falletto. Giacinto Brovia è scomparso pochi giorni fa, quale miglior ricordo dell’eleganza e della leggerezza del suo Nebbiolo d’Alba.
La bottiglia in questione la trovate al ridicolo prezzo di una ventina di euro, ci siamo capiti.

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Dannata grande annata

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Qualche tempo fa a cena con alcuni produttori si discuteva animatamente sull’utilità delle anteprime dell’ultima annata dei big enologici piemontesi (leggi Barolo, Barbaresco, Roero). Tra favorevoli e contrari vi erano un’infinità di sfumature d’opinione in merito. Volendo riassumere: all’innegabile ritorno commerciale/mediatico di un evento come ad esempio Nebbiolo Prima si contrapponevano considerazioni su vini eccezionali all’anteprima poi rivelatisi dei centometristi col fiato corto o viceversa vini in principio scontrosi, immaturi, che hanno acquisito un passo elegante degno del miglior maratoneta solo negli anni seguenti. Perchè il problema è tutto qui: le anteprime più prestigiose riguardano vini che hanno nella loro timbrica la capacità di affinare in bottiglia. Da non sottovalutare poi la difficoltà nel mantenere alto il livello di concentrazione quando si degustano decine di campioni in una sola mattinata. Insomma i media e il mercato hanno bisogno dell’anteprima per indirizzare gli acquisti (e i prezzi di conseguenza) ma l’errore è sempre in agguato.
In conclusione direi che il fattore determinante per comprendere qualcosa nel marasma delle anteprime è l’esperienza, tanto meglio quanto più è specifica. Non si può essere esperti degustatori di tutti i terroirs: Langa, Valpolicella, Chianti, Bolgheri, Irpinia, Etna, Mosella, Borgogna, Rodano, Alsazia, Bordeaux, Champagne…

Esempio calzante del discorso è l’annata 2001 in Piemonte, considerata un grande calibro, longeva, una delle migliori del decennio 2000-2009 ma che oggi spesso mi pare pericolosamente troppo matura.
Seguono sintetiche impressioni e punteggi su un paio di Barolo 2001 scritte alla loro uscita da Antonio Galloni (mica pizza e fichi) entrambe ridimensionate ad oggi dalla prova bicchiere.

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Marcarini – Barolo Brunate 2001
Galloni: 93 points/drink after 2011, tasted 12/2004
Nel mio bicchiere: granato, con calma offre un bouquet autunnale fatto di foglie secche, humus e tabacco. Il fruttato di prugna disidratata lascia tratti scoperti ad un buon calore alcolico, i tannini sono pressochè risolti. Barolo maturo, avviatosi lentamente sul viale del tramonto.

Poderi Aldo Conterno – Barolo Colonnello 2001
Galloni: 91 points/drink after 2009, tasted 05/2005
Nel mio bicchiere: granato intenso, ancora evidenti i riflessi rubino, profuma di rosa macerata e smalto. Al palato è caldo, forse troppo, frutta rossa e tannino finissimo ben integrato. Un vino dal sorso che soddisfa senza far mai scattare la scintilla, rimanendo un po’ seduto per il tenore alcolico.

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