Der Riesling

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Langwerth von Simmern – Rhegau Riesling Erbacher Marcobrunn Kabbinett 1991

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Egon Müller – Mosel Riesling Scharzhofberger Kabinett 2011

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Domaine Zind Humbrecht – Alsace Riesling Heimbourg Turckheim 2009

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Fritz Haag – Mosel Riesling Brauneberger Trocken 2010

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Gustave Lorentz – Alsace Riesling Reserve 2007

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Falkestein – Südtirol Val Venosta Riesling 2011

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Schlossgut Diel – Riesling Burgberg Grosses Gewachs

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Il Barolo Lazzairasco 2010 di Guido Porro

Qualche sera fa si è andati a Barolo, alla vineria La Vite Turchese, locale imperdibile per chi passa in loco. Il proprietario Stefano offre competenza e schiettezza nell’aiutarvi a scegliere cosa bere, indispensabili perchè la scelta di vini è davvero ampia e oltre al meglio del Piemonte trovate molti vini di altre regioni e poi tanta Francia, Borgogna in primis. Una selezione ragionata delle referenze, con un occhio ai nomi importanti e due alle chicche dal grande rapporto qualità prezzo. A quest’ultima categoria appartiene senza dubbio il Barolo Lazzairasco 2010 di Guido Porro, bevuto quella sera.

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Guido Porro – Barolo Lazzairasco 2010

Le uve per le circa 10000 bottiglie prodotte di questo Barolo vengono dal cru Lazzarito in Serralunga d’Alba. Nel bicchiere è granato con ancora evidenti riflessi rubino; al naso, subito non molto pulito per una nota metallica che si attenua ossigenandolo, mette in evidenza la rosa fresca e la ciliegia. Il palato è spettacolare: succoso, sapido, molto fresco e con tannini perfettamente calibrati (alla cieca, difficilmente lo avrei detto essere di Serralunga). In definitiva un Barolo di gande bevibilità e prospettive decennali di evoluzione in bottiglia, piccolo solo nel prezzo (meno di 20 euro).

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Maledetta sfiga!

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Maledetta sfiga!
Questo è l’unico pensiero che mi rimbalzava in testa per descrivere il mio stato di salute qualche giorno fa. Niente di grave, per carità, semplicemente mi sono preso un raffreddore da allergia (rinite allergica) tremendo. A nulla è servita la massiccia dose di antistaminico preso per due giorni consecutivi: starnuti a ripetizione e respirazione forzata dalla bocca tipo pesce d’acquario. Azzerata la percezione di qualunque odore, così come le sensazioni gustative. Prova ne è che a pranzo ho mangiato delle penne con un gran ragù, piatto di norma strepitoso, tristemente ingollate come se fossero di polistirolo. Il tutto ha del comico se la sera stessa, come mi è accaduto, ti attende la degustazione decisiva per ottenere un diploma, dopo settimane di corso (ovviamente trascorse in piena salute). Maledetta sfiga! E così in uno stato pietoso, la sera mi sono trascinato fino alla sede d’esame, che per la cronaca dovrei comunque aver superato grazie alla parte scritta (mentre scrivo tocco ferro).
Dalla vicenda mi sorge un quesito: visto che siamo sempre di più a soffrire di allergie perchè si continua a fissare i vari test AIS & co. nel periodo da bollettino rosso per i pollini di maggio-giugno? Mistero…

“La fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo”
Roberto Freak Antoni (1954-2014)

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Nel vino cerco un luogo e un tempo

Come sempre mi capita ho visto con gran piacere il filmato in cui Mauro Fermariello intervista i produttori presenti a Villa Favorita 2014 chiedendo loro cosa cercano in un vino.
La domanda è tutt’altro che banale, soprattutto se rivolta a persone che a vario titolo fanno parte del variegato enomondo, siano esse produttori, commercianti, consumatori. Già, perchè ci ostiniamo a discutere animatamente con ogni mezzo su questo o quell’aspetto, ma esattamente cosa cerchiamo in un vino?
In primis mi viene da pensare che rispondere a una domanda del genere è questione di cultura, di esperienza nell’assaggio; ma resta una traccia di fondo, un filo conduttore, ed è che io nel vino cerco un luogo e un tempo.
Il luogo e il tempo in cui l’uomo ha scelto di mettere a dimora una barbatella di vite, il dove e il quando ne ha accudito la crescita e ne ha colto i frutti, la cantina in cui li ha vinificati e lo scorrere del tempo nell’affinarlo, e poi ancora quello trascorso in bottiglia in casa di un privato o viaggiando per il mondo, prima di essere bevuto. Perchè bere un vino lo fa per sempre nostro. E un filo lega l’istante in cui lo facciamo al luogo e al tempo in cui è nato, a un dove e un quando che si fanno materia viva in noi.

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Lisini – Rosso di Montalcino 2010
Tutto questo lo trovate nel Rosso di Montalcino di Lisini, sangiovese fermentato in cemento e affinato in grandi botti di rovere di Slavonia. L’annata 2010 ha grinta da vendere, frutti rossi maturi, decisa sapidità e un calore alcolico che lascia un filo scoperto il frutto (ma sono inezie).

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Lisini – Rosso di Montalcino 2012
Il 2012 profuma di viola, frutti rossi maturi, spezie e pur nella sua giovane freschezza, gode già di un buon equilibrio in bocca.
Bevetene un sorso e sarete subito trasportati a Montalcino in quelle annate.
Troverete un luogo e un tempo che, in fondo, sono della stessa natura.

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In Aprile metti Langa e Roero in tavola

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Olek Bondonio – Barbaresco 2010
Burlotto – Barolo Acclivi 2004
Le Ginestre – Barolo Sotto Castello 2007
Gigi Rosso – Barolo Arione 2009

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