Enodiario del Portogallo: il Dão

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La cartina è indispensabile quando si parla di questa regione vitivinicola che nonostante sia tra le più antiche ed estese del Portogallo solamente da pochi anni è conosciuta al di fuori dei confini lusitani. L’area produttiva si raggiunge percorrendo a ritroso il Rio Mondego fino a Coimbra e proseguendo ancora fino alla divisione del fiume, entrando nelle valli del Rio Mondego e del Rio Dão, nella zona attorno alla città di Viseu.
Il terreno qui ha uno strato superficiale sabbioso, ciottolos o ed in profondità roccioso. Una zona vocata alla viticoltura di qualità, scelta intrapresa solo negli ultimi anni da alcuni produttori nonostante la DOC Dão sia stata istituita già nel 1990. Le varietà coltivate sono principalmente a bacca rossa tra cui spicca la Touriga Nacional seguita dalla Tinta Roriz, tra i vitigni a bacca bianca il più diffuso è l’Encruzado.

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I vini rossi sono caratterizzati da frutto croccante, spiccata mineralità e freschezza. I bianchi soprattutto nelle versioni più giovani hanno un bouquet fatto di fiori bianchi, sentori vegetali erbacei, in bocca sono freschi e, anche qui, molto minerali. Materia interessante, vini di carattere e longevi, su cui i vinificatori locali (spesso cooperative) devono scommetere senza indugi e senza snaturarne l’identità dato che alcuni vini scontano ancora un modernismo spinto, fatto di sentori legnosi che coprono sia il varietale che il territorio di provenienza.

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Carema 2010 dei Produttori

Non si arresta l’ascesa di questo Nebbiolo nordico nella mia personale classifica dei rossi piemontesi. A questo ultimo riassaggio del Carema etichetta nera (la versione classica) viene da commuoversi per la delicatezza floreale del bouquet.

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Cantina produttori Nebbiolo di Carema – Carema 2010
Un naso preciso e sussurrato che è un mazzo di viole fresche, da annusare ripetutamente tanto è gradevole, da proporre come essenza per ambienti. Il vino in bocca tradisce il millesimo giovane, nell’acidità marcata e nel vivo tannino, un 2010 fresco ma estremamente promettente per il futuro. Ancora una volta è il fascino del Nebbiolo nordico a rapire e per una decina di euro si beve un vino di rara personalità.

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Enodiario del Portogallo: il Vinho Verde

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Nella regione più settentrionale del Portogallo, il Minho, viene prodotto il Vinho Verde che identifica una tipologia di vini di pronta beva dall’acidità marcata e leggera carbonica; blend di diverse varietà è prodotto sia in versione bianco (in maggioranza uva alvarinho, solitamente) rosè o rosso (in maggioranza uva vinhao, solitamente). Il nome Vinho Verde non deve trarre in inganno perchè non indica la cromaticità del prodotto ma la sua giovinezza (verde, in portoghese). La tendenza alla pronta beva è ancor più evidente dal fatto che non viene riportata l’annata in etichetta ritenendo ovvio il consumo entro pochi mesi. Il volume alcolico è ridotto, tra i 9% e gli 12%, facendo del Vinho Verde una bevanda estremamente dissetante, giocata sull’acidità viva, a volte smorzata da un minimo residuo zuccherino, e una frizzantezza ben dosata. La mia versione preferita è in bianco, dal tenue bouquet fruttato e sorso rinfrescante, anche perchè riguardo ai rossi altre zone del Portogallo offrono vini di ben altro calibro. Un vino semplice ma vincente, vista la produzione e i consumi in costante crescita, da abbinare al tradizionale aperitivo con olive, frutti di mare e formaggio poco stagionato.

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Nebbiolata di gennaio (o La sera in cui il Gattinara di Franchino salì sul podio assieme a Vigna Rionda e Monprivato)

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Philipponat – Champagne Cuvée 244

Giuseppe Mascarello – Barolo Monprivato 2009
Massolino – Barolo Vigna Rionda Riserva 2007
Mauro Franchino – Gattinara 2007
Marchesi di Gresy – Barbaresco Martinenga 2006
Allmondo – Roero 2011
Antoniotti – Bramaterra 2009
Hilberg Pasquero – Nebbiolo d’Alba 2001
Battaglino – Roero Sergentin 2011
Triacca – Valtellina Superiore Casa La Gatta 2008

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Elogio del cavatappi a lame

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Dapprima diffidente sull’effettiva utilità dell’attrezzo, mi sono dovuto ricredere ed ora ne possiedo più d’uno, tra acquistati e ricevuti in regalo. Uno strumento indispensabile per chi ama bere vini maturi e qui in Langa certo non mancano. Tenetelo a portata di mano quando si superano i 10 anni e sceglietelo come cavatappi di preferenza per vini oltre i 20 anni.

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Necessita di una piccola dose d’esperienza (da farsi su bottiglie più giovani) dopodichè tutto verrà automatico e diverrete cintura nera dei tire-bouchons.

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Ma ricordate che tutta la vostra abilità nell’aprire bottiglie decennali non vi metterà al riparo dalla scottante delusione per vini passati a miglior vita.

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