San Fereolo Coste di Riavolo 2008, il bianco di Nicoletta Bocca

Raccontare il Coste di Riavolo di Nicoletta Bocca è un’impresa ardua. Un bianco langhetto atipico in tutto, sia per i vitigni che lo compongono sia per il metodo di vinificazione. Gewürztraminer e riesling da cloni d’origine alsaziana, quindi uve aromatiche e semiaromatiche. Fermentazione con macerazione delle bucce, separata per le due tipogie e a cui segue l’assemblaggio. Non il massimo della vita, almeno sulla carta. E invece l’assaggio è sorprendente.

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San Fereolo – Langhe Bianco Coste di Riavolo 2008
È un vino che parte ridotto al naso nel millesimo 2008, acquistando temperatura e ossigenandosi si pulisce ed emana sentori agrumati di litchis e soprattutto arancia. In bocca è spiazzante, corposo, dal sapore di albicocca e agrumi con viva freschezza, salinità e lunga persistenza.
Un vino mentale, non immediato. Lo assaggi la prima volta e pensi – ma che diavolo sto bevendo?! – E poi – aspetta, aspetta fammelo risentire! – infine non ne scordi il timbro, l’incisività, il non essere uguale a nessun altro, difficilmente classificabile, non omologato.
Io l’ho bevuto con del salmone affumicato e caprino, buonissimo.
Sono certo che chi lo ha incrociato e ne è rimasto in qualche modo affascinato, se l’è messo in cantina e non esita a ordinarlo quando (raramente) lo trova in carta al ristorante.
Va semplicemente approcciato a mente aperta e ben disposta per capirlo, perchè alcuni difetti sono sulla sottile linea che li separa dai pregi. E lo rendono unico.

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Giovanni Almondo – Roero 2010

Domenico Almondo non sbaglia un colpo! Da grande bianchista qual è, con quell’Arneis favoloso che risponde al nome di Bricco delle Ciliegie, ha costantemente alzato l’asticella qualitativa dell’intera gamma che comprende bianchi (due versioni di Arneis e 2500 bottiglie di un Riesling spettacolare) e grandi rossi: Barbera, Nebbiolo e tre differenti Roero.
Voglio raccontarvi del Roero 2010, bevuto a cena la scorsa settimana, perchè è un vino capace di raddrizzare una giornata storta.

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Giovanni Almondo – Roero 2010
Non riesco a chiamarlo Roero base, meglio sarebbe Roero classico perchè sa di buona uva, perchè grida Nebbiolo ad ogni snasata e sorso. Ha colore rubino limpido e unghia scarica, senza virare mai al granato. Odora di frutti rossi, rosa macerata ed ha una speziatura intensa e pepata. In bocca è una marcia militare: frutti rossi, acidità, tannino, balsamicità. E voglia di berne un altro sorso. Sono così i Roero di Domenico, carichi di nerbo e speziatura soprattutto da giovani, soprattutto questo che affina 15 mesi in botte grande, golosissimo.
Costa circa 10 euro in enoteca, non c’è altro da aggiungere.

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Un sorso di Sicilia: il Perricone 2011 di Manfredi Guccione

La Sicilia enoica è una terra tutta da scoprire: grandi bianchi, grandi rossi, vini minerali, marini, vulcanici, spesso con straordinarie capacità evolutive. E prezzi umani, sempre. Cosa chiedere di più? La prima delle bottiglie sicule che ho stappato recentemente mi ha fatto incontrare un autoctono di gran stoffa: il Perricone. Vitigno originario del ponente dell’isola, del trapanese e del palermitano, viene tradizionalmente unito al più vigoroso Nero d’Avola per donargli morbidezza e finezza. Un vitigno gregario dunque, ma che oggi è sempre più spesso vinificato in purezza, mostrando in mani attente un carattere tutt’altro che schivo e scontato.
Manfredi Guccione, produttore del vino in questione non c’è più, vittima di un incidente stradale nello scorso inverno. Viticoltore biodinamico assieme al fratello in quel di Monreale, aveva da poco iniziato a produrre in proprio prima del tragico evento. Il suo Perricone in purezza si chiama Arturo di Lanzeria, qui descritto nell’annata 2011.

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Manfredi Guccione – Perricone Arturo di Lanzeria 2011
Colore rubino con ancora giovani riflessi porpora; al naso offre un ricco bouquet di frutti scruri maturi, mora, amarena, prugna, e un intrigante sentore di grafite. In bocca scorre veloce, ordinato ma non per questo poco saporito, ha buona acidità, frutti scuri in confettura e tannino fine, poco ingombrate. Un vino molto piacevole e pericolosamente beverino, pieno di energia per esprimersi al meglio nei prossimi anni. Tesori della Sicilia, ad averne di gregari così.

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