Aperitivi primavera/estate 2013: Nascetta de Le Strette, appena esce il sole

Lo so che il meteo non sembra per niente primaverile ma dopo questi giorni piovosi arriverà il bel tempo, come sempre per fortuna. Non fatevi trovare impreparati per i primi aperitivi all’aperto quando il sole splenderà e procuratevi qualche bottiglia di Nascetta. Eh?! Un bianco autoctono di Novello, comune a sud ovest del comprensorio del Barolo, tanto buona quanto rara, la trovate anche con i nomi Anascetta e in dialetto piemontese Nas-cëtta.
I produttori sono ancora pochini e, a parte due big come Fontanafredda e Braida, altri validi vinificatori sono Rivetto, Elvio Cogno e Le Strette.

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Le Strette – Langhe Nas-cëtta del Comune di Novello 2012
L’azienda Le Strette dei fratelli Daniele ha investito in questo bianco di Langa sia aumentando il numero di bottiglie e il timbro qualitativo sia rivendicando (e ottenendo) la possibilità di nominare il vitigno ed il comune di origine in etichetta.
La loro Nascetta è didattica, diretta espressione dell’andamento climatico dell’annata, portando la versione 2012 a giocare sull’opulenza e sulla carica aromatica fruttata. Il colore è paglierino scarico, poco consistente e con una leggera schiuma finissima ed evanescente. Il naso è un insieme di frutti gialli e sentori agrumati ed in bocca unisce l’aromaticità ad una mineralità (per la verità un po’ sommessa in questa annata) e ad una carbonica molto fine, raggiungendo un equilibrio gustativo piacevole.
In annate non troppo calde è capace di affinare in bottiglia moto bene per alcuni anni, questa 2012 è da bere subito, ben fresca, già da questa primavera appena il sole uscirà allo scoperto.

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Manni Nössing, non il solito Gewürztraminer

Fatico a bere il Gewürztraminer perchè lo trovo quasi sempre in versioni che mirano a esaltarne l’aromaticità, facendola diventare debordante e causa di saturazione immediata delle papille gustative. Per questo motivo non riesco mai ad apprezzarlo se non nell’ultimo bicchiere, quello a fine pasto, dove in fase di meditazione non rischia di rovinare l’abbinamento col cibo.
Quello di Manni Nössing, viticoltore in quel di Bressanone, è uno dei pochi Gewürztraminer ad uscire da questo schema, tutto giocato sulla finezza e l’equilibrio tra aromaticità e facilità di beva.

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Manni Nössing – Valle Isarco Gewürztraminer 2009
Nasce da sole uve gewürztraminer, si presenta giallo paglierino brillante, di buona consistenza. L’olfatto è intenso, fine, fragrante, con note agrumate di fiori d’arancio e di salvia. In bocca è fresco, di buona acidità e con sentori corrispondenti all’olfazione, quindi ritroviamo l’agrumato e una sensazione tattile a metà tra il calore dell’alcolicità e la morbidezza glicerica, equilibrata e di intensa persistenza. La produzione è di circa 7000 bottiglie all’anno, si trova in enoteca a meno di 15 euro.
Uno dei pochi Gewürztraminer realmente gastronomici, da bere con pesci e crostacei crudi per quanto mi riguarda.

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Piccolo sfogo esplosivo

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Per l’ennesima volta la signora XXX figlia del produttore YYY (zona Barbaresco, non aggiungo altro) viene a chiedermi come mai non teniamo più il loro vino. Spiego gentilmente che le uniche due annate che avevamo acquistato giacciono invendute in cantina e inoltre che il loro Barbaresco non incontra il mio gusto, quindi faticherei a venderlo. Lei, visibilmente stizzita, se ne va e io riprendo a lavorare. Non paga nel pomeriggio la cara signora XXX chiama una collega e la tiene ore al telefono dicendo che non capisce come mai un ragazzino (che sarei io) decida se prendere o no il loro vino; la collega mi difende e dopo la telefonata mi racconta tutto.
Ora:
1. io lo capisco cara XXX che devi vendere il tuo vino ma se non mi va di acquistarlo te lo dico e amici come prima, non puoi continuare a passare una volta al mese per farmi la stessa richiesta, no?
2. da quanto sei stata insistente l’unico vino che a prescindere non voglio più vendere sarà proprio il tuo: rompere le scatole non paga
3. conosco altri figli di produttori per i quali nutro grande stima, gente ricca ma coi piedi per terra, con un’etica; ecco, tu non sei tra questi
E poi il ragazzino (io) è nato tra i vigneti, ha solo una ventina di vendemmie alle spalle perchè è giovane ma non ne ha mai saltata una, tu? Il ragazzino sa riconoscere una semplice clorosi ferrica da una vite con la flavescenza dorata: tu, cara XXX, puoi dire altrettanto? Io non credo vedendo la tua camicetta di Burberry e le tue mani con la french perfetta, mi sa che i filari li hai visti solo sui depliant aziendali.
In definitiva e ultima analisi è il vino cara XXX che mi interessa e il tuo, ripeto, NON MI PIACE perchè sa di poco, sa di finto, come le tue tette.

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Coppo – Piemonte Chardonnay Monteriolo 2006

I tentativi di produrre in Piemonte un grande Chardonnay alla borgognona, con fermentazione e affinamento in barrique, non si contano. Tra vini abbastanza riusciti ed altri meno, alcune etichette sono ormai il riferimento della tipologia: Gaia&Rey di Gaja (ma anche il Rossj Bass), Lidia di La Spinetta, Monteriolo di Coppo. Proprio quest’ultimo è il vino che ho da poco bevuto e che più mi è rimasto impresso. Negativamente.

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Coppo – Piemonte Chardonnay Monteriolo 2006
Color oro brillante, luminoso; apre all’olfatto con note di frutti e fiori gialli, agrumi canditi, una forte nota di vaniglia, di pasticceria e boisè dovuta al passaggio in legno piccolo. In bocca è caldo, secco, molto consistente, glicerico, con sentori di frutta gialla matura e ancora deciso sentore di legno con chiusura piuttosto corta.
Dicevo, non è tra i miei vini preferiti perchè ad un naso interessante non unisce un palato che lo sia altrettanto e per 30 euro c’è tanto di meglio in giro; come sempre de gustibus non disputandum est.

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Vigneti Massa – Derthona Timorasso 2010

Un uomo solo al comando: Walter Massa non molla il timone del veliero che ha costruito partendo da nulla, recuperando e valorizzando il tortonese e i suoi vitigni. Molti fidi compagni sono saliti a bordo seguendo la sua scuola, Timorasso docet: Mariotto, La Colombera, Marina Coppi, Pomodolce…
Si tratta probabilmente del più grande bianco autoctono piemontese per struttura e capacità d’invecchiamento ed il base di Massa, il Derthona, è sempre un valido parametro per giudicare l’annata. La produzione di questa sola etichetta è di più di 40000 bottiglie oggi, non è certo un vino introvabile come in passato, per fortuna.

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Vigneti Massa – Derthona Timorasso 2010
Giallo paglierino carico con buona consistenza, naso che spazia tra note minerali (pietrose, iodate) e fiori d’agrumi. In bocca ha un attacco deciso, caldo ma non invadente, ben supportato dalla struttura, intensa sapidità e lungo finale. In passato (ultime 3 annate) mi sembrava che la strada intrapresa dal Timorasso di Massa fosse quella di cercare grandi concentrazioni, perdendo qualcosa in eleganza e facilità di beva. Davanti a questo 2010, dalle buone speranze evolutive, mi sono dovuto ricredere. Chapeau!

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