Cappellano – Barolo Chinato

Se siete tra i primi influenzati dell’anno (complimenti!) e siete stufi di imbottirvi di qualunque farmaco pur di stare meglio, ecco cosa fa per voi.
Cenate presto con piatti caldi, poi una coperta calda (tipo Linus), un buon libro o un film e un bicchiere di chinato. Il Chinato, quello di Cappellano, possibilmente.

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Cappellano – Barolo Chinato
Gli aromi derivano da una ricetta segreta di fine ‘800. Immaginate il droghiere, un uomo saggio e taciturno, che vi apre davanti al naso la dispensa in cui conserva gelosamente le spezie. Si va dalla genziana ai chiodi di garofano, dalla cannella al rabarbaro. Al primo sorso ti conquista perchè non è banale, piacione, cedevole alla tendenza imperante ai gusti dolci ma anzi è diritto, quasi austero nel suo “dolce ma non troppo”, scorza d’arancia, ancora rabarbaro, radice di liquirizia e rimandi numerosissimi alle spezie sentite al naso. Il finale è incredibilmente persistente e mai saturante da impedire un nuovo sorso. Un vino aromatizzato ma ancora vino, che conserva la densità originaria, non eccessiva e non mielosa.
Non so se il tutto sarà sufficiente a farvi guarire ma del volervi bene, del caldo, del riposo ne gioveranno il vostro corpo e la vostra mente. Presto il Chinato di Cappellano affiancherà nello scaffale della farmacia altri antinfluenzali più noti, com’era un tempo. In seguito verrà introdotto nella lista dei farmaci gratuiti del Sistema Sanitario Nazionale. O almeno così sogno nel mio mondo ideale e sognare, quando si è già a letto, costa poco.
Pronta guarigione!

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Salone del Gusto 2012, a caldo

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Di ritorno da Torino nel giorno di apertura del Salone del Gusto 2012, da buon maratoneta, alcuni pensieri a caldo:
– Slow Food sta crescendo sempre di più ed è un bene per tutti, a prescindere dalle correnti di pensiero;
– i prodotti e la qualità non mancano, così come i produttori ed il loro entusiasmo, bravi;
– vedere quasi tutti i visitatori e gli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche mangiare camminando, in piedi o per terra qualcosa di veloce è un vero controsenso…ma Slow Food che vuol dire quindi?
– birra spalmabile (eh?!) miele di agave (buonissimo) tè cinese Pu’er dello Yunnan (buono) burro di rossa reggiana (strepitoso);
– interessante Vino Santo Trentino fatto con uve nosiola, riprovare;
– il sake non mi piace; punto.

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Bruno Rocca – Barbaresco Coparossa 1999

Nasce delle uve nebbiolo provenienti dal cru Pajorè di Treiso e dal Fausoni di Neive. Un Barbaresco moderno, dove in gioventù domina il legno, in parte nuovo in parte di secondo passaggio, delle barriques utilizzate in affinamento. Ora dopo oltre dieci anni di bottiglia il Coparossa è pienamente rientrato nei ranghi e si presenta equilibrato, godibile, espressivo.

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Bruno Rocca – Barbaresco Coparossa 1999
Il colore è granato scarico con unghia aranciata, limpido, da manuale del Nebbiolo evoluto. Al naso floreale, rosa appassita che con l’ossigeno ritorna fresca, pepe appena accennato, note terrose e di cacao. In bocca frutto vivo con acidità guizzante, tannino finissimo e immediatamente pervasivo di tutto il palato, come un velo, persistente. Finale lungo, balsamico, quasi mentolato.
Mi ripeto volontariamente: grande, grandissima annata la 1999 per i rossi del Piemonte con vini strutturati, completi, longevi.

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Elena Walch – Gewurztraminer Kastelaz 2011

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Elena Walch – Gewurztraminer Kastelaz 2011
Non è un Gewurztraminer qualunque ma da sempre uno dei riferimenti per la tipologia, un vino semplice e senza mezzi termini. Colore dorato brillante di grande estrazione. Il naso è ricco: zenzero fresco, rosa, agrumi, miele. Al palato non delude e rimane vivo per la spinta acida e soprattutto per un finale lungo, lunghissimo, che richiama tutti i sentori nasali, virando un pò troppo sull’amaro.
Il Kastelaz, per quanto mi riguarda, va bevuto solo a fine pasto nella quantità di un bicchiere. Altrimenti vi troverete affannati per il palato saturo.

Sotto l’intervista al Vinitaly 2012 del grande Cernilli ad Elena Walch, orgoglio della quota rosa enologica italiana.

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Giacomo Conterno – Barbera d’Alba Cascina Francia 2010

Autunno: nell’aria c’è ancora la vitalità dell’estate appena trascorsa ma la temperatura invita a non farsi illusioni sul freddo che presto arriverà. Nell’albese è il periodo più intenso, faticoso e felice. I porcini quest’anno sono spuntati in gran quantità alla prima luna nuova e non posso rinunciarvi. Una Barbera è un ottimo abbinamento: un vino gustoso e appagante accostato ad un cibo che lo è altrettanto.

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Giacomo Conterno – Barbera d’Alba Cascina Francia 2010
Fruttata e floreale, mora e viola. In bocca gioca sull’acidità del frutto, croccante e vigoroso, concentrato, con un allungo mai stucchevole. Sembra di conversare con una ventenne matura, nel pieno delle sue forze, di incrociare il suo sguardo energico e speranzoso verso il domani. La Cascina Francia 2010 è una Barbera ricca, di una ricchezza autentica che viene dal terreno, dalla conduzione agronomica, dal clima. Un vino fatto in vigna, non cantina.

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Vietti – Barbera d’Asti La Crena 1999

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Vietti – Barbera d’Asti La Crena 1999
Ancora Vietti e ancora Barbera, questa volta nell’altra denominazione: Barbera d’Asti. Un vino che nell’astigiano e più precisamente ad Agliano d’Asti si fa ricco e di gran corpo. Dopo più di dieci anni si esprime al meglio, specialmente in un’annata stupenda e longeva per il Piemonte come la 1999.
Il colore è rubino con riflesso granato, vivacissimo, luminoso e ancora incredibilmente giovane.
Al naso è terziarizzata con note salmastre e caffeose, cuoio bagnato, vinacciolo spremuto, juta, pepe nero e decisa alcolicità. In bocca è dolcissima, tannino esaurito, ciliegia ben matura, di un equilibrio straordinario in tutte le sue componenti alla massima evoluzione. Il finale lunghissimo è dolce, complesso, con note speziate e balsamiche: cannella, chiodo di garofano, timo e menta. Si manterrà ancora alcuni anni ma ha raggiunto l’apice da un pò.
La pazienza premia.

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