La Barbera sa invecchiare: Bigolla 2000 di Walter Massa

Dopo due settimane di assenza, complici le festività pasquali e relative maratone gastronomiche, torno a scrivere delle bottiglie che ho bevuto. Pescando nel mucchio sono un paio quelle da ricordare: la prima è la Barbera Bigolla di Walter Massa del 2000 (prima annata mi pare), che ancor ruggendo nonostante i 15 anni sul groppone, complice anche l’annata calda, ha iniziato la sua fase calante.

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Vigneti Massa – Colli Tortonesi Barbera Bigolla 2000
Il tappo in sughero, provato dal tempo, ha richiesto l’intervento del cavatappi a lame. Il colore è ancora perfetto, rubino carico senza cedimenti, al naso però impiega molto tempo per liberarsi da un sentore di chiuso che non svanisce mai completamente. In bocca molto meglio: è subito vigorosa, con acidità e tannini vivi anche se la frutta fresca ha lasciato posto a sentori marmellatosi e tostati (cognà). Un bel vino, sicuramente grande qualche anno fa, capace di far riflettere sulle potenzialità d’invecchiamento della Barbera e dei rossi del tortonese.

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Vinitaly 2014: tre vini che valevano il biglietto

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Arianna Occhipinti – Il Frappato 2012
Di Arianna Occhipinti avevo bevuto solo il Nero d’Avola ma non avevo mai assaggiato il suo Frappato ed è stato una vera rivelazione: il 2012 è fresco, dal frutto croccante, agrumato e sapido. Il sorso, perfettamente coerente col bouquet, chiede il riassaggio in maniera compulsiva e fa godere moltissimo. Mi è sembrato un vino di una semplicità per nulla banale, per una ventina di euro un acquisto irrinunciabile.

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Claudio Mariotto – Timorasso Pitasso 2011
Il Pitasso è uno dei tre Timorasso prodotti da Claudio Mariotto, la sua versione di punta e con maggiori aspettative di longevità. Il 2011 assaggiato quasi di corsa, tra i primi vini al Vinitaly, è rimasto un chiodo fisso per tutta la giornata fatta di numerosi assaggi ai banchetti della fiera. L’aromaticità alla prima olfazione è impetuosa, con fiori d’agrume e tanto sale, in bocca è freschissimo, appena incamminato sulla lunga strada dell’affinamento in bottiglia che, da personale esperienza, sono certo sarà di almeno un decennio. Mariotto è un vignaiolo estroso, certo non il solo nel tortonese, che ama sperimentare continuamente nuovi modi di produrre i suoi vini. Da qualche tempo è il nome che cerco in etichetta se voglio bere un grande Timorasso.

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Stefano Amerighi – Cortona Syrah Apice 2010
Il Syrah di Stefano Amerighi è cresciuto un millesimo dopo l’altro, giungendo a questa versione targata 2010 che è un vino di stoffa pregiata, perfettamente a fuoco. Materia colorante in abbondanza, ha un naso ora tutto sul frutto con una speziatura pepata; in bocca sorprende per capacità di insinuarsi minuziosamente in ogni angolo del palato, un sorso ricco e pulito, che asfalta ogni dubbio sul valore di un vino biodinamico quando è una scelta ragionata, culturale. Una grande bottiglia, come direbbe Stefano, un vino “fotonico”.

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Serata in bianco con un Batàr 2000 in forma strepitosa

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Bollinger – Champagne Special Cuvée

Domaine Ramonet – Chassagne-Montrachet 1er Cru Morgeot 2006
Querciabella – Batàr 2000
Domaine Larue – Puligny-Montrachet 1er Cru La Garenne 2010
Kante – Chardonnay 2010
Jean-Marc Brocard – Chablis Grand Cru Les Clos 2009
Gaja – Gaia & Rey 2009
Domaine Servin – Chablis Grand Cru Les Preuses
Jermann – Vintage Tunina 2007
Claudio Mariotto – Timorasso Pitasso 2009
Antinori – Cervaro della Sala 2011
Bricco Maiolica – Pensiero Infinito 2009
Damian Podversic – Ribolla Gialla 2006
Fattoria San Lorenzo – San Lorenzo 2001

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Verticale parallela decennale Timorasso e Nascetta

Dai un’occhiata al Tweet di @wine_days: https://twitter.com/wine_days/status/395225698702721024
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Vigneti Massa – Derthona Timorasso 2010

Un uomo solo al comando: Walter Massa non molla il timone del veliero che ha costruito partendo da nulla, recuperando e valorizzando il tortonese e i suoi vitigni. Molti fidi compagni sono saliti a bordo seguendo la sua scuola, Timorasso docet: Mariotto, La Colombera, Marina Coppi, Pomodolce…
Si tratta probabilmente del più grande bianco autoctono piemontese per struttura e capacità d’invecchiamento ed il base di Massa, il Derthona, è sempre un valido parametro per giudicare l’annata. La produzione di questa sola etichetta è di più di 40000 bottiglie oggi, non è certo un vino introvabile come in passato, per fortuna.

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Vigneti Massa – Derthona Timorasso 2010
Giallo paglierino carico con buona consistenza, naso che spazia tra note minerali (pietrose, iodate) e fiori d’agrumi. In bocca ha un attacco deciso, caldo ma non invadente, ben supportato dalla struttura, intensa sapidità e lungo finale. In passato (ultime 3 annate) mi sembrava che la strada intrapresa dal Timorasso di Massa fosse quella di cercare grandi concentrazioni, perdendo qualcosa in eleganza e facilità di beva. Davanti a questo 2010, dalle buone speranze evolutive, mi sono dovuto ricredere. Chapeau!

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Vigne Marina Coppi – Timorasso Fausto 2010 (+ sushi)

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Irrinunciabile. Nella dieta settimanale un’abbuffata di sushi e sashimi non può mancare e se il problema più grande è che bevanda abbinare tra tè, sake o birra, bacchette in mano, io scelgo un grande bianco!

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Vigne Marina Coppi – Timorasso Fausto 2010
Ricordare il nonno dedicandogli un vino è pratica comune tra i produttori, ma se quel nonno è Fausto Coppi, l’airone di Castellania, e il vino in questione è un timorasso in purezza, carico di terroir tortonese, siamo fuori dall’ordinario.
Giallo paglierino limpido di buona intensità. Il naso è intrigante e complesso: emergono i fiori bianchi e un agrumato appena accennato. Una elegante speziatura di pepe bianco unita a una sensazione salina iodata, sullo sfondo una nota di cera-solvente che spesso ho sentito nel ligure Pigato. Il palato è scattante, di grande stoffa e potenza con l’alcolicità ben integrata nella struttura acida e una mineralità sorprendente che fa vibrare la lingua e godere moltissimo.
Un vino sapido e sgrassante, da provare col sushi o pesce e crostacei crudi in genere.
Il Timorasso, assieme ad altri “giganti” come Verdicchio e Fiano, è uno dei massimi bianchi autoctoni italiani, un vero orgoglio.

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