Tiriamo le somme: i migliori del 2014

Tiriamo le somme: i migliori del 2014

La solità difficoltà di scegliere i migliori assaggi del 2014 che sta per concludersi quest’anno è ancora più forte per la mole di bottiglie stappate. Partiamo dalle bollicine:

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Il mio spumante dell’anno è il Franciacorta Dosaggio Zero Rosè di Andrea Arici. Sia chiaro, in mezzo a tanta Francia eccelsa stappata è un voto più di pancia che di testa. Ma questo rosè 100% pinot noir dal colore intenso, aranciato, ha una bocca tesa, vinosa e con una bollicina poco invadente. Insomma mi è piaciuto moltissimo, da berne a secchi. Di Franciacorta così saporiti se ne vedono pochi in giro.

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Tra i bianchi il Villa Bucci 2006 di Ampelio Bucci svetta con la sua eleganza intrinseca, naturalissima, ancora in fase di crescita ma già giunta ad un livello clamoroso: è un grande Verdicchio, il migliore che abbia mai bevuto. Una punta di diamante tra i bianchi italiani.

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Il miglior rosso bevuto quest’anno per me è il Barolo 2010 di Bartolo Mascarello. Un po’ perchè mi piace vincere facile ma soprattutto perchè una stoffa così in pochi ce l’avranno mai. E questo giustifica tutto, il prezzo che è salito leggermente (ma siamo sui 50 euro, ben fuori dai folli listini targati Barolo 2010) e il limite nell’acquisto a sei bottiglie sei in cantina. A parlare nel bicchiere sono le vigne da cui vengono i nebbioli, piantate nei posti giusti, gli stessi di un secolo fa, prima delle menzioni geografiche aggiuntive e dei mille disciplinari strampalati.

AUGURI!!!

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L’invasione delle bollicine

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Estate, direzione mare: già in costume metto su il Ray-Ban nero d’ordinanza che fa molto rocker, passo al supermercato per comprare la crema solare e vedo il cartellone gigante riportante la scritta Trento Metodo Classico €2,90.

Momento, momento, momento!

Capisco la logica del prezzo ultra competitivo sull’articolo stagionale (sigh!) ma qui siamo all’eccesso.
Ma che diavolo è successo al mercato degli spumanti italiani se mi trovo un metodo classico a meno di 3 euro in GDO? Semplice, da qualche anno c’è una tremenda epidemia che ha copito piccole e grandi aziende vinicole italiane: produrre uno spumante.

Ovunque ti giri, da nord a sud dello stivale, senza dimenticare le isole, trovi cantine dov’è tutto un fiorire di champagnotte, tappi a corona e tappi a fungo, gabbiette e giropalette.
Evviva! Dunque tutti alle prese con le bollicine e il risultato è che oltre ad aver svalutato immagine e prezzo dello spumante ne hanno fatto colare a picco la qualità media. E non c’è da stupirsi se ora ti tirano dietro un metodo classico come fosse l’ennesimo, inutile, premio di consolazione della lotteria di paese.

Sminuito il mercato dei (pochi) luoghi della penisola in cui la bollicina ha davvero un ruolo centrale, Franciacorta, Oltrepò Pavese e Trentino ad esempio, oggi trovate bollicine locali dalla Val d’Aosta alla Sicilia senza soluzione di continuità.
Per non parlare della confusione nella ristorazione col cliente straniero, che oggi è quota di maggioranza un po’ ovunque: se arrivo in una qualunque regione italiana e trovo in carta una bollicina locale molto probabilmente la preferirò a quello spumante lombardo o trentino, semplicemente perchè è locale.

Il problema sono le denominazioni, la loro valorizzazione e non sarà certo questa jungla di nuovi prodotti a farci competere con i cugini francesi, anzi. Gli Champagne hanno un livello qualitativo medio più elevato, hanno il terroir, la storicità e, appunto, il fascino della denominazione. Noi invece sforniamo giornalmente l’ennesimo dubbio tentativo di spumantizzazione.

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Bolle al Rabajà, nel cuore del Barbaresco

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Taittinger – Champagne Brut Blanc de Blancs Grand Cru Comtes de Champagne 2000

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Jérôme Prévost – Champagne Extra Brut Blanc de Noirs La Closerie

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Veuve J. Lanaud – Champagne Brut Reserve

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Marie-Noëlle Ledru – Champagne Brut Ambonnay Grand Cru

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Egly-Ouriet – Champagne Brut Premier Cru Les Vignes de Vrigny

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Gosset – Champagne Brut Excellence 2000

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Andrea Arici – Franciacorta Dosaggio Zero Millesimato 2008

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Ca’ del Bosco – Franciacorta Satèn 2009

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Gancia – Alta Langa Brut Cuvée 60 Riserva 2004

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Gatinois – Champagne Brut Rosé Aÿ Grand Cru

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Cantina di Sorbara – Lambrusco di Sorbara Omaggio a Gino Friedmann 2013

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Bera – Alta Langa Brut

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Cascina Chicco – VSQ Cuvée Zero Rosé

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Enrico Serafino – Alta Langa Zero 2007

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Colossale degustazione dicembrina

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Rocche dei Manzoni – Valentino Brut Zero Riserva 2001

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Rocche dei Manzoni – Valentino Brut Zero Riserva Speciale 2001
Da uve chardonnay in purezza coltivate nel comune di Monforte d’Alba. Dopo la pressatura soffice il mosto viene fermentato in acciaio e trasferito in barriques di rovere. Il vino così ottenuto viene spumantizzato con metodo classico affinando 10 anni in bottiglia sui lieviti prima della sboccatura. Se ne ottiene uno spumante color oro antico, brillante, di notevole densità e con perlage minuto e persistente; un bouquet dai sentori di lievito, crosta di pane, burro fuso, agrumi canditi. Il sorso è concentrato, glicerico, con evidenti sentori sapidi minerali e finale molto persistente.
Da provare per capire le capacità (e anche i limiti) degli spumanti metodo classico in Langa.

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