Le migliori bevute del 2016

Ecco la consueta carrellata finale dei miei migliori assaggi per questo 2016 che sta per finire.
Rullo di tamburi…

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Barone Pizzini – Franciacorta Satèn 2012

Si possono ancora paragonare i Franciacorta agli Champagne nel 2016? Davvero c’è ancora qualcuno a non aver capito che si tratta di pesi diversi, che militano in categorie differenti?
Nel millesimo 2012 il Satèn di Barone Pizzini ha tutto per svettare nella sua categoria. Chardonnay in purezza come d’obbligo, sosta non meno di 30 mesi sugli lieviti. Una mano stilistica sapientemente rodata regala profumi eleganti di crosta di pane ed uvaspina, in bocca ha una bolla fine, avvolgente, sentori di mela appena matura, sapidità intensa, grande freschezza nell’allungo.
Plauso all’approccio biologico e alla bellezza della cantina, dalle dimensioni umane per la denominazione, visita caldamente consigliata.

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La Staffa – Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Rincrocca 2013

Dopo avermi fatto una splendida impressione a Sorgentedelvino a Piacenza, il riassaggio conferma la stoffa (gioco di parole voluto) del Rincrocca 2013 di La Staffa. Ci trovate il fior di sambuco e la menta, freschezza a palate e finale lungo, pulito e poco amaricante. Insomma un grande bianco di qui e negli anni a venire, bravo Riccardo.

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Matteo Correggia – Roero Roche d’Ampsej 2001

Emozione pura bere un vino che fu di Matteo: l’ultima annata di cui fu partecipe fino a giugno di quel tragico 2001. Alla vinificazione presero parte il giovane enologo e tanti amici produttori del vignaiolo. Il Roche d’Ampsej 2001 oggi è un Roero maturo, necessita di adeguata ossigenazione. Granato intenso, in buona parte terziarizzato nei sentori di foglie secche, terra umida, goudron. A tratti fa capolino il frutto scuro ben maturo ed una intrigante nota di cenere. In bocca ha un tannino ancora vivo, per nulla risolto, lascito anche dell’impostazione moderna in vinificazione.
Chi continua a dire che i nebbiolo del Roero non invecchiano beva prima questa bottiglia, poi ne riparliamo.

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Marco De Bartoli – Passito di Pantelleria Bukkuram Sole d’Agosto 2013

Il vino dell’anno è un Passito di Pantelleria strepitoso bevuto quest’estate a Marsala in visita da Marco De Bartoli.
Ricchissimo in ogni componente visiva, olfattiva, gustativa. Il pigmento color ambra è carico e con riflessi dorati. Il naso è un tripudio di sentori: miele, scorza d’agrume candita, caramello, cera d’api e moltissimi altri. Il sorso è avvolgente, dolce e mai stucchevole come solo uno zibibbo di Pantelleria sa essere, lascia un’aromaticità in bocca lunghissima: memorabile!

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Enodiario da Santorini: Domaine Sigalas

Enodiario da Santorini: Domaine Sigalas

Tra i produttori di vino di Santorini ho scelto di visitare Domaine Sigalas, una certezza. Arrivare alla cantina non è così semplice perchè la segnaletica sull’isola benchè presente sulla strada principale, appena ci si avventura in strade secondarie è pressochè inesistente. E le scritte in alfabeto greco certo non aiutano!
La cantina si trova nella parte nord dell’isola, nel comune di Oia. Per arrivarci dalla costa di Oia si va a Finikia (a est di Oia) e si punta verso l’entroterra, altrimenti se si è dal lato opposto si va a Paradisos e si procede verso sud nell’entroterra.

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L’azienda è di recente fondazione (1991) nata come realtà familiare, dal 1998 si è trasferita nell’attuale nuova sede, costruita nella piana di Oia. La proprietà oggi conta 27 ettari vitati e una produzione di 300000 bottiglie ed è un riferimento per la produzione vinicola di qualità di Santorini.
Nella mia visita ho assaggiato nello splendido dehor vista vigneti tutta la loro produzione, eccone il resoconto. Yamas!

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Cyclades PGI Aidani 2014
Aidani 100%
Giallo paglierino, al naso è aromatico, fruttato di pesca e melone. Il sorso è leggero, intensamente fruttato e abbastanza sapido, è un’uva aromatica vinificata secca, ricorda un Muscat de Chambave. Vino ben fatto ma non lo comprerei.

Santorini PDO Assyrtiko – Athiri 2014
Assemblaggio di Assyrtiko 75% e Athiri 25%
Qui ci siamo, è paglierino con riflessi verdolini, il bouquet è di frutti bianchi e minerale. In bocca è di buon corpo, ancora fruttato e salino, molto gustoso e di grande persistenza. Ricorda un Gavi di quelli fatti bene, è il miglior rapporto qualità/prezzo di Sigalas: comprare in quantità.

Santorini PDO Santorini 2014
Assyrtiko 100%
Il vino bestseller del Domaine: il colore è paglierino, profuma di mela, agrumi e uvaspina. In bocca ha carattere, corposo, con vena acida e salina ben evidenti, grande allungo finale. Il 2014 è certamente giovane, crescerà rimanendo in bottiglia: comprare in quantità e stappare con calma.

Santorini PDO Kavalieros 2014
Assyrtiko 100%
L’Assyrtiko single vineyard di Sigalas è il vino più ambizioso del Domaine. L’uva è frutto di vigneti di oltre 60 anni d’età, viene vinificata separatamente e le fecce fini mantenute in sospensione per 18 mesi. Il paglierino è più intenso del precedente, al naso una riduzione iniziale lentamente si defila lasciando esprimere note di solvente, citrine, di erba fresca e minerali. Alla beva fonde acidità e sale in un’unica sensazione, facendo salivare come pochi altri vini. Ricorda uno Chablis, del quale ha anche le stesse ottime prospettive di longevità. Costa circa il doppio dell’Assyrtiko classico e solo per questo è da comprare con parsimonia e stappare con molta calma.

Santorini PDO Santorini Barrel 2014
Assyrtiko 100%
Qui non ci siamo, da quel poco che ho capito l’Assyrtiko e non gradisce fare legno e quindi i 6 mesi in barriques (seppur di ottima qualità) aggiungono solamente sentori vanigliati e nocciolati. A qualcuno potrebbe piacere, a me no, essendo oltretutto più caro dell’Assyrtiko classico.

Santorini PDO Nychteri 2014
Assyrtiko 100%
Il Nychteri è un’indicazione che troverete spesso in etichetta sui vini greci e potrebbe essere tradotto come vendemmia tardiva. In questo caso l’Assyrtiko in purezza lasciato appassire viene fermentato ed affinato sui propri lieviti per 30 mesi. Nel bicchiere è giallo dorato brillante, il bouquet è ampio e in continua evoluzione: miele, pesca gialla, frutta secca. In bocca il residuo zuccherino è minimo e comunque non disturba il sorso, andando a bilanciare l’acidità ancora viva. Il finale è interminabile. Un vino di grande personalità, difficilmente abbinabile se non con formaggi erborinati. Da comprare con parsimonia (quasi 30 euro ma li vale tutti) e dimenticare in cantina.

Cyclades PGI Ean 2014
Mavrotragano 100%
Un rosè che mi ha lasciato un pessimo ricordo: a parte il rosa cerasuolo brillante e un discreto naso fatto di piccoli frutti rossi, pepe e anidride solforosa(!) alla beva è esageratamente acido, manca di corpo e non ha persistenza. Stare alla larga.

Table Wine Apoplous
Mandilaria – Agiorgitiko
Di male in peggio: leggermente più colorato del precedente, profuma di ciliegie, note vegetali e anche qui solforosa(!) In bocca se possibile è ancor più acido del precedente, tannico, decisamente scomposto. Stare alla larga.

Cyclades PGI Mm 2013
Mavrotragano 60% Mandilaria 40%
Un blend dal profilo internazionale, è  color porpora, al naso arriva una mora ben matura e la viola, in bocca è di buon corpo, fresco e fruttato, ha un tannino vivo e di ottima fattura. Un rosso piacevole ma anche c’è una nota di anidride solforora un po’ fuori registro. Buono ma a Santorini c’è di meglio.

Cyclades PGI Mavrotragano 2013
Mavrotragano 100%
Bevuto in purezza in Mavrotragano dimostra di essere l’uva rossa isolana su cui scommettere. Questo 2013 di Sigalas sconta una vinificazione e affinamento in legno oggi ancor coprenti rispetto all’ottima materia prima fatta di frutti scuri maturi, tannino fine e continuo, un finale minerale e molto lungo. Un vino che sicuramente crescerà. Non sarà il bestseller dell’isola (come tutti i rossi) ma è un ottimo vino.

Santorini PDO Vinsanto 2005
Assyrtiko 75% Aidani 25%
Il giallo ambrato di questi Vinsanto è spettacolare, il bouquet è complesso e in continuo mutamento: fichi e albicocche appassite, sentori nocciolati, zafferano e miele. Il sorso è gustosissimo anche se un po’ frenato dal resuduo zuccherino, in questa fase ancora dominante. Comprare con parsimonia (30 euro la mezzina) e dimenticare in cantina.

Cyclades PGI Apiliotis 2009
Mandilaria 100%
Questo è un vino da bollino rosso: trattasi di passito da uve rosse con un residuo zuccherino da diabete istantaneo e null’altro. Sui miei appunti ho segnato un da evitare assolutamente che mi sembra dica tutto.

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Enodiario da Santorini, un paradiso precario

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Santorini è bianco, blu e nero. Bianco delle case e delle chiese, accecante per il sole a mezzogiorno, dolce come il miele al tramonto. Blu del mare e del cielo uniti a perdita d’occhio in un abbraccio intenso e profondo. Nero del vulcano, delle sue interioria sputate fuori nei secoli, rocce arroventate dal sole e scalfite dal vento. Santorini è vivere alla giornata in un luogo che solo qualche generazione fa non era così com’è oggi, è un paradiso precario e le sue vigne sono l’essenza di questa filosofia.

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Prepararevi a non vedere i classici filari pettinati ma troverete viti a piede franco basse, rasenti al suolo, protette dai venti da muretti a secco e da un sistema di potatura a cestino. Tutto ciò rende la meccanizzazione impossibile e il costo di manodopera per coltivare il vigneto molto elevato, in parte compensato da una quasi totale assenza di trattamenti fitosanitari.
Stupefacente la varietà ampelografica di decine di autoctoni per un’isoletta di neanche 80 km². Sono tre i bianchi principali, assyrtiko, aidani, athiri e due i rossi, mavrotragano e mandilaria.
L’assyrtiko è senz’altro il fuoriclasse della batteria, tanto che occupa i tre quarti della superficie vitata di Santorini. È un bianco strutturato, nonostante il sole rovente dell’isola conserva una spina dorsale fresca ed acida che rende il sorso gustoso ma diritto e lo sostiene nell’invecchiamento che può arrivare anche a 10 anni.
L‘athiri evidenzia fin dal nome le sue radici isolane (l’antico nome di Santorini è Thira, oggi nome della città principale). In purezza è leggermente aromatico, di moderata alcolicità ed acidità. In molti casi l’athiri viene unito all’assyrtiko per renderne il sorso più snello e fruttato.
L’aidani è un’uva aromatica, produce vini di poco corpo e bassa acidità. Esistono alcuni esempi di vinificazione in purezza, ma solitamente anch’esso viene assemblato con l’assirtiko, specie nel caso si produca il Vinsanto da uve passite.
Il mavrotragano è un’uva a bacca rossa autoctona di buone potenzialità, la più interessante che abbia assaggiato. Produce un rosso corposo, molto minerale, con tannini fini e saporiti, che ben si presta all’affinamento in legno.
La mandilaria è il rosso autoctono più diffuso sull’isola, dona vini profumati, molto intensi nel colore, leggeri in alcol, corpo ed acidità. Viene vinificata in purezza o assemblaggio e spesso i grappoli vengono lasciati disidratare naturalmente al sole per produrne un passito.
Le cantine che vinificano a Santorini non sono molte, poco più di una decina, ed è diffusa la pratica tra i piccoli viticoltori di conferire le uve a queste ultime, non avendo l’attrezzatura necessaria per produrre in proprio il vino.
Le principali sono:
Art Space Winery
Argyros
Atzidakis
Santo Wines
Sigalas
Antoniou
Boutari
Roussos
Gaia
Gavalas
Volcan Wines
Come detto, alcune cantine vinificano sia uve di proprietà che acquistate, altre solamente uve di proprietà, alcune di esse poi fanno parte di realtà imprenditoriali molto più ampie, con zone di produzione vinicola anche su altre isole greche o nei dintorni di Atene. Trovate in grassetto le più importanti (sia a livello qualitativo che per reperibilità), nelle quali la visita è quasi un obbligo per ogni winelover in vacanza a Santorini che si rispetti. Una nota dolente ma evidentissima è come il paesaggio dell’isola sia oggetto di una cementificazione costante, diretta conseguenza del crescente flusso turistico. Scegliere prodotti locali, far visita ai produttori e acquistare il frutto dei loro sforzi è un modo per contrastare questa tendenza e salvaguardare un paesaggio unico: pomodori, fichi, capperi, pistacchi e, ovviamente, vino. Un modo per contribuire a preservare un delicato paradiso, e portare via con sè un po’ di quel bianco, blu e nero che è Santorini.
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Colossale degustazione dicembrina

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Sciacchetrá 2009 Capellini

Delle 1100 mezzine di Sciacchetrá 2009 di Luciano Capellini una é finita tra i miei assaggi ed é un piacere raccontare un’emozione del genere. La scheda produttiva recita solenne: 85% uva bosco 10% vermentino 5% albarola, due mesi di appassimento all’ombra, pressatura e una lenta fermentazione poi matura 18 mesi in acciaio e un anno in bottiglia.
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Capellini – Cinque Terre Sciacchetrà 2009
Ambra cristallina con riflessi che virano al rosso mogano, rotea nel bicchiere aggrappandosi alle pareti e scende lento a goccioline minute e fitte. Il naso é di straordinaria incisività e complessità con l’albicocca matura ancora fresca, note tostate di frutta secca, di nocciole, noci, pinoli, anacardi. E ancora fiori dolci, fiori di acacia, mieli balsamici di arancio e corbezzolo, canditi. Non pago di un bouquet così ricco offre un palato regale, in equilibrio tra la dolcezza calibrata con la salinità, un miele fresco, avvolgente, godurioso, lunghissimo. Ti rapisce e lascia senza parole.

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