Della sera in cui la Barbera Monleale del tortonese asfaltò Asti e Alba

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Vigneti Massa – Colli Tortonesi Monleale 2009

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Giacomo Conterno – Barbera d’Alba Cascina Francia 2011

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Coppo – Barbera d’Asti Pomorosso 2011

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Olim Bauda – Barbera d’Asti Superiore Nizza 2011

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Marchesi Alfieri – Barbera d’Asti La Tota 2013

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Vietti – Barbera d’Alba Tre Vigne 2013

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La Barbera sa invecchiare: Bigolla 2000 di Walter Massa

Dopo due settimane di assenza, complici le festività pasquali e relative maratone gastronomiche, torno a scrivere delle bottiglie che ho bevuto. Pescando nel mucchio sono un paio quelle da ricordare: la prima è la Barbera Bigolla di Walter Massa del 2000 (prima annata mi pare), che ancor ruggendo nonostante i 15 anni sul groppone, complice anche l’annata calda, ha iniziato la sua fase calante.

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Vigneti Massa – Colli Tortonesi Barbera Bigolla 2000
Il tappo in sughero, provato dal tempo, ha richiesto l’intervento del cavatappi a lame. Il colore è ancora perfetto, rubino carico senza cedimenti, al naso però impiega molto tempo per liberarsi da un sentore di chiuso che non svanisce mai completamente. In bocca molto meglio: è subito vigorosa, con acidità e tannini vivi anche se la frutta fresca ha lasciato posto a sentori marmellatosi e tostati (cognà). Un bel vino, sicuramente grande qualche anno fa, capace di far riflettere sulle potenzialità d’invecchiamento della Barbera e dei rossi del tortonese.

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Vinitaly 2014: tre vini che valevano il biglietto

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Arianna Occhipinti – Il Frappato 2012
Di Arianna Occhipinti avevo bevuto solo il Nero d’Avola ma non avevo mai assaggiato il suo Frappato ed è stato una vera rivelazione: il 2012 è fresco, dal frutto croccante, agrumato e sapido. Il sorso, perfettamente coerente col bouquet, chiede il riassaggio in maniera compulsiva e fa godere moltissimo. Mi è sembrato un vino di una semplicità per nulla banale, per una ventina di euro un acquisto irrinunciabile.

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Claudio Mariotto – Timorasso Pitasso 2011
Il Pitasso è uno dei tre Timorasso prodotti da Claudio Mariotto, la sua versione di punta e con maggiori aspettative di longevità. Il 2011 assaggiato quasi di corsa, tra i primi vini al Vinitaly, è rimasto un chiodo fisso per tutta la giornata fatta di numerosi assaggi ai banchetti della fiera. L’aromaticità alla prima olfazione è impetuosa, con fiori d’agrume e tanto sale, in bocca è freschissimo, appena incamminato sulla lunga strada dell’affinamento in bottiglia che, da personale esperienza, sono certo sarà di almeno un decennio. Mariotto è un vignaiolo estroso, certo non il solo nel tortonese, che ama sperimentare continuamente nuovi modi di produrre i suoi vini. Da qualche tempo è il nome che cerco in etichetta se voglio bere un grande Timorasso.

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Stefano Amerighi – Cortona Syrah Apice 2010
Il Syrah di Stefano Amerighi è cresciuto un millesimo dopo l’altro, giungendo a questa versione targata 2010 che è un vino di stoffa pregiata, perfettamente a fuoco. Materia colorante in abbondanza, ha un naso ora tutto sul frutto con una speziatura pepata; in bocca sorprende per capacità di insinuarsi minuziosamente in ogni angolo del palato, un sorso ricco e pulito, che asfalta ogni dubbio sul valore di un vino biodinamico quando è una scelta ragionata, culturale. Una grande bottiglia, come direbbe Stefano, un vino “fotonico”.

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Vigne Marina Coppi – Timorasso Fausto 2010 (+ sushi)

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Irrinunciabile. Nella dieta settimanale un’abbuffata di sushi e sashimi non può mancare e se il problema più grande è che bevanda abbinare tra tè, sake o birra, bacchette in mano, io scelgo un grande bianco!

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Vigne Marina Coppi – Timorasso Fausto 2010
Ricordare il nonno dedicandogli un vino è pratica comune tra i produttori, ma se quel nonno è Fausto Coppi, l’airone di Castellania, e il vino in questione è un timorasso in purezza, carico di terroir tortonese, siamo fuori dall’ordinario.
Giallo paglierino limpido di buona intensità. Il naso è intrigante e complesso: emergono i fiori bianchi e un agrumato appena accennato. Una elegante speziatura di pepe bianco unita a una sensazione salina iodata, sullo sfondo una nota di cera-solvente che spesso ho sentito nel ligure Pigato. Il palato è scattante, di grande stoffa e potenza con l’alcolicità ben integrata nella struttura acida e una mineralità sorprendente che fa vibrare la lingua e godere moltissimo.
Un vino sapido e sgrassante, da provare col sushi o pesce e crostacei crudi in genere.
Il Timorasso, assieme ad altri “giganti” come Verdicchio e Fiano, è uno dei massimi bianchi autoctoni italiani, un vero orgoglio.

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