Colossale degustazione dicembrina

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La Crotta di Vegneron – Chambave Muscat 2011

In Valle d’Aosta si vive bene: se ci ha pensato la natura a regalarti un paradiso in cui vivere, l’indole dei valdostani lo ha sempre difeso. Un paesaggio stupendo che porta turismo invernale sulle piste innevate ed estivo per passeggiate e quant’altro e, in crescita costante, enogastronomico. Qui troviamo una varietà incredibile di prodotti d’eccellenza per una regione così piccola. Un piccolo scrigno che racchiude grandi formaggi (fontina, toma di Gressoney), salumi (lardo d’Arnad, prosciutto cotto di Bosses), miele, frutta e vino.
Vino di montagna, d’altura, di una viticoltura eroica, frutto di fazzoletti di terra faticosamente strappati alla roccia. Terreni morenici con ventilazione costante, scarse precipitazioni, forti sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte, il massimo per ottenere vini di complessità aromatica e mineralità. In questo quadro si inserisce una varietà ampelografica notevole: nebbiolo, neyret, freisa, petit rouge, fumin, cornalin, mayolet, vien de Nus, gewurztraminer, muscat blanc, petite arvine ed i più internazionali syrah, pinot noir, chardonnay, muller thurgau.
Le cantine cooperative valdostane sono una realtà importante e ben gestita: i piccoli appezzamenti dei conferitori spesso non permettono l’avvio di un’attività propria. Se le cifre cresceranno negli anni vedremo aumentare anche il numero di produttori autonomi ed è un bene.
La cooperativa La Crotta di Vegneron, nata ad inizio anni ’80, è una delle più grandi della regione, un punto di riferimento per chi vuole avvicinarsi ai vini di Chambave e Nus.

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La Crotta di Vegneron – Chambave Muscat 2011
Da sole uve moscato bianco, coltivate tra i 450 e i 680 metri s.l.m. L’uva subisce una macerazione a freddo per 36/48 ore, per estrarre a pieno gli elementi delle bucce, poi fermenta a temperatura controllata 16°-18°C e rimane in acciaio sulle fecce fini per 5 mesi con battonage frequenti, filtrato e imbottigliato. Il vino si presenta giallo paglierino, limpido. Naso varietale, fresco e aromatico con sentori di salvia e timo uniti a un fruttato di pompelmo e albicocca. In bocca rimanda ai sentori varietali, con un’aromaticità non debordante e mai stucchevole; una sensazione di fredda mineralità rende la beva facile, mai paga, compulsiva.
Costa circa 10 euro in enoteca, ne vale molti di più.

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Caudrina – Moscato d’Asti La Caudrina 2012

Annata difficile il 2012? Sì, decisamente. Su quasi tutti i fronti le cose vanno male e in viticoltura non siamo da meno. Solo per citare un aspetto, il clima: il caldo africano d’estate sembra ormai una prassi e questo si riflette principalmente sulle lavorazioni in vigna e sulla matuazione delle uve. Angelo Gaja ne scriveva con puntualità pochi mesi fa qui. Nonostante tutto è Natale quindi tempo di grandi mangiate e bevute che, si spera, siano di qualità. A fine pasto, prima del caffè, accompagnate la pasticceria secca o la torta di nocciole con un grande Moscato d’Asti.

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Caudrina – Moscato d’Asti La Caudrina 2012
Giallo paglierino carico, limpido, di buona consistenza e con una bollicina fine e poco persistente.
Al naso esprime un’aromaticità che in un’annata calda come questa gioca su note dolci e fruttate di pesca sciroppata, pera e melata. Nel Moscato d’Asti La Caudrina 2012 è in secondo piano il floreale ed erbaceo, di fiori bianchi e salvia, tipici del vitigno, che nelle grandi annate donano coplessità al profilo olfattivo. In bocca è largo, dolce ma non stucchevole con una carbonica appena sussurrata, segno di un grande manico in vigna e in cantina. La chisura è lunga, decisamente aromatica e con una virata piacevole verso l’ammandorlato.
Un vino per momenti felici, conviviale, da bere con chi amate, con la giusta dose di dolcezza per dimenticare l’amaro di un 2012 ormai al termine.
Buon Natale e buon 2013!!!

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