Della sera in cui la Barbera Monleale del tortonese asfaltò Asti e Alba

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Vigneti Massa – Colli Tortonesi Monleale 2009

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Giacomo Conterno – Barbera d’Alba Cascina Francia 2011

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Coppo – Barbera d’Asti Pomorosso 2011

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Olim Bauda – Barbera d’Asti Superiore Nizza 2011

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Marchesi Alfieri – Barbera d’Asti La Tota 2013

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Vietti – Barbera d’Alba Tre Vigne 2013

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Dannata grande annata

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Qualche tempo fa a cena con alcuni produttori si discuteva animatamente sull’utilità delle anteprime dell’ultima annata dei big enologici piemontesi (leggi Barolo, Barbaresco, Roero). Tra favorevoli e contrari vi erano un’infinità di sfumature d’opinione in merito. Volendo riassumere: all’innegabile ritorno commerciale/mediatico di un evento come ad esempio Nebbiolo Prima si contrapponevano considerazioni su vini eccezionali all’anteprima poi rivelatisi dei centometristi col fiato corto o viceversa vini in principio scontrosi, immaturi, che hanno acquisito un passo elegante degno del miglior maratoneta solo negli anni seguenti. Perchè il problema è tutto qui: le anteprime più prestigiose riguardano vini che hanno nella loro timbrica la capacità di affinare in bottiglia. Da non sottovalutare poi la difficoltà nel mantenere alto il livello di concentrazione quando si degustano decine di campioni in una sola mattinata. Insomma i media e il mercato hanno bisogno dell’anteprima per indirizzare gli acquisti (e i prezzi di conseguenza) ma l’errore è sempre in agguato.
In conclusione direi che il fattore determinante per comprendere qualcosa nel marasma delle anteprime è l’esperienza, tanto meglio quanto più è specifica. Non si può essere esperti degustatori di tutti i terroirs: Langa, Valpolicella, Chianti, Bolgheri, Irpinia, Etna, Mosella, Borgogna, Rodano, Alsazia, Bordeaux, Champagne…

Esempio calzante del discorso è l’annata 2001 in Piemonte, considerata un grande calibro, longeva, una delle migliori del decennio 2000-2009 ma che oggi spesso mi pare pericolosamente troppo matura.
Seguono sintetiche impressioni e punteggi su un paio di Barolo 2001 scritte alla loro uscita da Antonio Galloni (mica pizza e fichi) entrambe ridimensionate ad oggi dalla prova bicchiere.

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Marcarini – Barolo Brunate 2001
Galloni: 93 points/drink after 2011, tasted 12/2004
Nel mio bicchiere: granato, con calma offre un bouquet autunnale fatto di foglie secche, humus e tabacco. Il fruttato di prugna disidratata lascia tratti scoperti ad un buon calore alcolico, i tannini sono pressochè risolti. Barolo maturo, avviatosi lentamente sul viale del tramonto.

Poderi Aldo Conterno – Barolo Colonnello 2001
Galloni: 91 points/drink after 2009, tasted 05/2005
Nel mio bicchiere: granato intenso, ancora evidenti i riflessi rubino, profuma di rosa macerata e smalto. Al palato è caldo, forse troppo, frutta rossa e tannino finissimo ben integrato. Un vino dal sorso che soddisfa senza far mai scattare la scintilla, rimanendo un po’ seduto per il tenore alcolico.

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Vinitaly 2014: tre vini che valevano il biglietto

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Arianna Occhipinti – Il Frappato 2012
Di Arianna Occhipinti avevo bevuto solo il Nero d’Avola ma non avevo mai assaggiato il suo Frappato ed è stato una vera rivelazione: il 2012 è fresco, dal frutto croccante, agrumato e sapido. Il sorso, perfettamente coerente col bouquet, chiede il riassaggio in maniera compulsiva e fa godere moltissimo. Mi è sembrato un vino di una semplicità per nulla banale, per una ventina di euro un acquisto irrinunciabile.

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Claudio Mariotto – Timorasso Pitasso 2011
Il Pitasso è uno dei tre Timorasso prodotti da Claudio Mariotto, la sua versione di punta e con maggiori aspettative di longevità. Il 2011 assaggiato quasi di corsa, tra i primi vini al Vinitaly, è rimasto un chiodo fisso per tutta la giornata fatta di numerosi assaggi ai banchetti della fiera. L’aromaticità alla prima olfazione è impetuosa, con fiori d’agrume e tanto sale, in bocca è freschissimo, appena incamminato sulla lunga strada dell’affinamento in bottiglia che, da personale esperienza, sono certo sarà di almeno un decennio. Mariotto è un vignaiolo estroso, certo non il solo nel tortonese, che ama sperimentare continuamente nuovi modi di produrre i suoi vini. Da qualche tempo è il nome che cerco in etichetta se voglio bere un grande Timorasso.

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Stefano Amerighi – Cortona Syrah Apice 2010
Il Syrah di Stefano Amerighi è cresciuto un millesimo dopo l’altro, giungendo a questa versione targata 2010 che è un vino di stoffa pregiata, perfettamente a fuoco. Materia colorante in abbondanza, ha un naso ora tutto sul frutto con una speziatura pepata; in bocca sorprende per capacità di insinuarsi minuziosamente in ogni angolo del palato, un sorso ricco e pulito, che asfalta ogni dubbio sul valore di un vino biodinamico quando è una scelta ragionata, culturale. Una grande bottiglia, come direbbe Stefano, un vino “fotonico”.

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Enodiario del Portogallo: il Porto

Neanche a dirlo pensando ai vini del Portogallo, il primo per fama è certamente il vino-mito nazionale: il Porto. La zona di coltivazione dei ripidi vigneti si trova nell’entroterra, sulle sponde del Douro e ha come luogo di riferimento la città di Vila Nova de Gaia dove si trovano gran parte delle cantine produttrici. Il paesaggio è mozzafiato, patrimonio UNESCO, meta fondamentale per l’enourismo.
L’uva più pregiata con cui viene prodotto il Porto è la touriga nacional, la più diffusa è la touriga francesa seguita da tinta barroca e tinta roriz. Si tratta di un vino in cui il processo di fermentazione, di trasformazione degli zuccheri in alcoli, viene interrotto (mutizzato) unendo acquavite. Il risultato è un vino liquoroso, tra i 19% e i 22% gradi alcolici, di grande personalità con differenze accentuate dal metodo produttivo:

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White
Versione particolare, prodotto esclusivamente con uve a bacca bianca (donzelinho, cão, esgana) affinato in grandi botti, a volte viene distinto in base al grado zuccherino residuo in secco, semisecco (leve seco) e dolce (lagrima). Questo vino è solitamente servito come aperitivo ma nella versione dolce può anche accompagnare il dessert e, se invecchiato, diventare un vino da meditazione.

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Ruby
È la versione giovane del Porto rosso prodotta utilizzando uve a bacca nera provenienti da posizioni di poco prestigio che vengono brevemente affinate in grandi botti prima dell’imbottigliamento. Un vino frutto dell’assemblaggio di diverse annate da bersi giovane, con gradazione contenuta (in rapporto alla tipologia) e decise note fruttate.

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Tawny
Più prestigioso del Ruby, affina per un massimo di tre anni in botte grande. I sentori fruttati sono ancora ben presenti ma l’invecchiamento ha già fatto emergere note più complesse e un colore granato scarico.

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Aged Tawny
Un ottimo Porto, frutto dell’assemblaggio di diversi Tawny invecchiati in botti per molti anni. In etichetta viene riportata la durata media di invecchiamento delle diverse partite, solitamente 10, 20 o 30 anni.

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Colehita
Un grande Aged Tawny frutto di una singola annata maturato per almeno sette anni in botte.

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LBV o Late Bottled Vintage
Prodotto annualmente, frutto di una singola annata e maturato tra i 4 e i 6 anni in botte.

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Vintage
Il Porto più pregiato e ricercato, frutto di una singola annata, prodotto solamente nelle annate all’altezza e con uve dei migliori vigneti. Invecchia brevemente in botte e ha secolare capacità di affinare in bottiglia.

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Vintage Single Quinta
Una varietà di Vintage sempre più in voga prodotto con le uve di un singolo vigneto di eccezionale pregio.

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Vini d’Italia 2014 L’Espresso: soddisfazioni, dubbi, certezze.

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Arrivata! Dopo numerose anticipazioni ho finamente sfogliato la guida I Vini d’Italia 2014 de L’Espresso. Soddisfazione, tanta soddisfazione, per il Barolo Riserva Vigna Rionda 2007 dei fratelli Massolino che ha raggiunto l’assoluto: 20/20. Tanta soddifazione e papille gustative in subbuglio per le tre bocce di questo monumento che ho in cantina. Se ne riparla tra qualche anno (o forse una la stappo a breve? vedremo). Unico neo, mi rimane qualche dubbio sul metro di giudizio: 19,5/20 al Monfortino 2006? un vino che per me è l’eccellenza, in una versione tra le più grandi, superiore al 2004 centocentesimato da Parker ed anche al Vigna Rionda 2007 di Massolino…mistero.

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