L’invasione delle bollicine

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Estate, direzione mare: già in costume metto su il Ray-Ban nero d’ordinanza che fa molto rocker, passo al supermercato per comprare la crema solare e vedo il cartellone gigante riportante la scritta Trento Metodo Classico €2,90.

Momento, momento, momento!

Capisco la logica del prezzo ultra competitivo sull’articolo stagionale (sigh!) ma qui siamo all’eccesso.
Ma che diavolo è successo al mercato degli spumanti italiani se mi trovo un metodo classico a meno di 3 euro in GDO? Semplice, da qualche anno c’è una tremenda epidemia che ha copito piccole e grandi aziende vinicole italiane: produrre uno spumante.

Ovunque ti giri, da nord a sud dello stivale, senza dimenticare le isole, trovi cantine dov’è tutto un fiorire di champagnotte, tappi a corona e tappi a fungo, gabbiette e giropalette.
Evviva! Dunque tutti alle prese con le bollicine e il risultato è che oltre ad aver svalutato immagine e prezzo dello spumante ne hanno fatto colare a picco la qualità media. E non c’è da stupirsi se ora ti tirano dietro un metodo classico come fosse l’ennesimo, inutile, premio di consolazione della lotteria di paese.

Sminuito il mercato dei (pochi) luoghi della penisola in cui la bollicina ha davvero un ruolo centrale, Franciacorta, Oltrepò Pavese e Trentino ad esempio, oggi trovate bollicine locali dalla Val d’Aosta alla Sicilia senza soluzione di continuità.
Per non parlare della confusione nella ristorazione col cliente straniero, che oggi è quota di maggioranza un po’ ovunque: se arrivo in una qualunque regione italiana e trovo in carta una bollicina locale molto probabilmente la preferirò a quello spumante lombardo o trentino, semplicemente perchè è locale.

Il problema sono le denominazioni, la loro valorizzazione e non sarà certo questa jungla di nuovi prodotti a farci competere con i cugini francesi, anzi. Gli Champagne hanno un livello qualitativo medio più elevato, hanno il terroir, la storicità e, appunto, il fascino della denominazione. Noi invece sforniamo giornalmente l’ennesimo dubbio tentativo di spumantizzazione.

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Bolle al Rabajà, nel cuore del Barbaresco

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Taittinger – Champagne Brut Blanc de Blancs Grand Cru Comtes de Champagne 2000

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Jérôme Prévost – Champagne Extra Brut Blanc de Noirs La Closerie

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Veuve J. Lanaud – Champagne Brut Reserve

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Marie-Noëlle Ledru – Champagne Brut Ambonnay Grand Cru

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Egly-Ouriet – Champagne Brut Premier Cru Les Vignes de Vrigny

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Gosset – Champagne Brut Excellence 2000

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Andrea Arici – Franciacorta Dosaggio Zero Millesimato 2008

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Ca’ del Bosco – Franciacorta Satèn 2009

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Gancia – Alta Langa Brut Cuvée 60 Riserva 2004

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Gatinois – Champagne Brut Rosé Aÿ Grand Cru

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Cantina di Sorbara – Lambrusco di Sorbara Omaggio a Gino Friedmann 2013

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Bera – Alta Langa Brut

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Cascina Chicco – VSQ Cuvée Zero Rosé

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Enrico Serafino – Alta Langa Zero 2007

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Der Riesling

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Langwerth von Simmern – Rhegau Riesling Erbacher Marcobrunn Kabbinett 1991

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Egon Müller – Mosel Riesling Scharzhofberger Kabinett 2011

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Domaine Zind Humbrecht – Alsace Riesling Heimbourg Turckheim 2009

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Fritz Haag – Mosel Riesling Brauneberger Trocken 2010

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Gustave Lorentz – Alsace Riesling Reserve 2007

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Falkestein – Südtirol Val Venosta Riesling 2011

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Schlossgut Diel – Riesling Burgberg Grosses Gewachs

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Il Barolo Lazzairasco 2010 di Guido Porro

Qualche sera fa si è andati a Barolo, alla vineria La Vite Turchese, locale imperdibile per chi passa in loco. Il proprietario Stefano offre competenza e schiettezza nell’aiutarvi a scegliere cosa bere, indispensabili perchè la scelta di vini è davvero ampia e oltre al meglio del Piemonte trovate molti vini di altre regioni e poi tanta Francia, Borgogna in primis. Una selezione ragionata delle referenze, con un occhio ai nomi importanti e due alle chicche dal grande rapporto qualità prezzo. A quest’ultima categoria appartiene senza dubbio il Barolo Lazzairasco 2010 di Guido Porro, bevuto quella sera.

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Guido Porro – Barolo Lazzairasco 2010

Le uve per le circa 10000 bottiglie prodotte di questo Barolo vengono dal cru Lazzarito in Serralunga d’Alba. Nel bicchiere è granato con ancora evidenti riflessi rubino; al naso, subito non molto pulito per una nota metallica che si attenua ossigenandolo, mette in evidenza la rosa fresca e la ciliegia. Il palato è spettacolare: succoso, sapido, molto fresco e con tannini perfettamente calibrati (alla cieca, difficilmente lo avrei detto essere di Serralunga). In definitiva un Barolo di gande bevibilità e prospettive decennali di evoluzione in bottiglia, piccolo solo nel prezzo (meno di 20 euro).

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Serata in bianco con un Batàr 2000 in forma strepitosa

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Bollinger – Champagne Special Cuvée

Domaine Ramonet – Chassagne-Montrachet 1er Cru Morgeot 2006
Querciabella – Batàr 2000
Domaine Larue – Puligny-Montrachet 1er Cru La Garenne 2010
Kante – Chardonnay 2010
Jean-Marc Brocard – Chablis Grand Cru Les Clos 2009
Gaja – Gaia & Rey 2009
Domaine Servin – Chablis Grand Cru Les Preuses
Jermann – Vintage Tunina 2007
Claudio Mariotto – Timorasso Pitasso 2009
Antinori – Cervaro della Sala 2011
Bricco Maiolica – Pensiero Infinito 2009
Damian Podversic – Ribolla Gialla 2006
Fattoria San Lorenzo – San Lorenzo 2001

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Grandi (pesci) Rossi d’Aprile

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Delamotte – Champagne Brut MG

Alain Hudelot-Noellat – Les Suchots Vosne-Romanee Premier Cru 2009
Fontodi – Flaccianello della Pieve 2009
Clerico – Barolo Percristina 2001
Roagna – Barbaresco Asili Vecchie Viti 2008
Tenuta San Guido – Bolgheri Sassicaia 1998
Rocche dei Manzoni – Barolo Vigna Cappella Santo Stefano 2004
Tedeschi – Amarone Classico della Valpolicella 2003
Vajra – Langhe PN Q497 2010
Cavallotto – Barolo Riserva Vignolo 2005
Abbatucci –  Cuvée Collection Rouge Ministre Impérial 2012
Borgo La Gallinaccia – Rosso Sebino Colmo dei Colmi 2009

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Syrah vagabondi di febbraio

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Domaine Jamet – Côte Rôtie 2011
Gillardi – Langhe Harys 2007
L’Histoire d’Enfer – Syrah L’Enfer de la Patience 2009
Benito Favaro – Syrah Rossomeraviglia 2011
Tenimenti d’Alessandro – Cortona Syrah 2009
Cusumano – Terre Siciliane Syrah 2012
Gillardi – Harys 2004

Jaquesson – Champagne Cuvèe 736

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Colossale degustazione dicembrina

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