Enodiario della Valtellina: introduzione

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Teglio

Andate in Valtellina. Andateci se amate la montagna, i paesaggi mozzafiato e le chiese decorate (vedi Basilica di Tirano). Andateci per i pizzoccheri (da Combolo a Teglio consigliatissimo), gli sciatt, il bitto, la torta di mirtilli al grano saraceno e l’Amaro Braulio. Andateci per le Terme Vecchie di Bormio.
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Terme Bagni Vecchi di Bormio

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I pizzoccheri di Combolo


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Chiavenna

E andateci se amate il Nebbiolo. Non troverete altri vini, per lo meno nessun altro degno di nota.
Superato il paese di Chiavenna ed entrati in Valle il nebbiolo cambia nome e vien chiamato, appunto, chiavennasca. Un vero vino di montagna, più simile ad un Carema o ad un Donnas valdostano che ad un Barolo o un Roero, ma pur sempre nebbiolo.
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Le denominazioni sono tre: Rosso di Valtellina DOC, Valtellina Superiore DOCG, Sforzato di Valtellina DOCG.
Anche se qui compaiono in ordine di importanza (e di costo) non parlerò dello Sforzato che è il vino più prestigioso, un Nebbiolo secco prodotto in stile Amarone cioè con appassimento delle uve e fermentazione completa. Lo Sforzato è un vino tradizionale della zona che però non mi colpisce particolarmente, vuoi perchè non ho bevuto ancora una versione convincente, vuoi per gusto personale poco amante dei vini così estrattivi e possenti in bocca.
I Valtellina Superiore sono mediamente i vini che più mi sono piaciuti e rispecchiano al meglio il terroir anche grazie alla storica divisione in sottozone dell’area: Sassella, Inferno, Grumello, Valgella, Maroggia.

La Sassella è forse la più famosa e storica sottozona del Valtellina Superiore. Si estende tra il Comune di Castione Andevenno e il territorio ad ovest di Sondrio, capoluogo di provincia (114 ettari). Una zona impervia e soleggiata, il cui nome probabilmente deriva da quello del santuario mariano omonimo che sorge sulla scenografica rupe della Sassella.

L’Inferno, con un nome tanto singolare quanto affascinante, trae origine con molta probabilità dall’asperità dei piccoli terrazzamenti vitati, situati fra Poggiridenti e Tresivio. L’Inferno è la più piccola delle sottodenominazioni, collocata subito ad est del Grumello ha un’estensione vitata di 55 ettari.

Il Grumello viene prodotto sul versante a nord est della città di Sondrio (con un’estensione vitata di 78 ettari) e prende il nome dal castello di Grumello, che domina la vallata dal XIII secolo. Come tutti i Valtellina Superiore si presta a una lunga conservazione.

Valgella è la più estesa tra le sottozone del Valtellina Superiore ed è situata nei comuni di Teglio e Chiuro. Si presenta come un ampio promontorio roccioso esposto a sud sul quale si sviluppano verticalmente 137 ettari di vigne coltivate a Nebbiolo. Il nome Valgella trae origine da “Valgel”, termine dialettale che indica i piccoli ruscelli che dalle Alpi scendono sino al fondovalle.

Maroggia è la zona di più recente riconoscimento (2002) localizzata nel comune di Berbenno in Valtellina. Prodotto in quantità limitata (25 gli ettari a vigneto), il vino Maroggia è legato alla figura di Benigno De’ Medici che nella metà del Quattrocento trovò qui ospitalità e ristoro.

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In Aprile metti Langa e Roero in tavola

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Olek Bondonio – Barbaresco 2010
Burlotto – Barolo Acclivi 2004
Le Ginestre – Barolo Sotto Castello 2007
Gigi Rosso – Barolo Arione 2009

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Sulla Freisa (ferma) di Cavallotto

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Cavallotto – Langhe Freisa 2010

Che buona la Freisa 2010 di Cavallotto! Non sarà semplice assaggiarla per l’esigua produzione (3000 bottiglie) ma se siete fortunati a trovarla in carta, provatela. Prodotta tradizionalmente con sole uve freisa fermentate a cappello emerso con breve macerazione delle bucce poi svinata ed affinata un anno in botti di rovere di Slavonia e 6 mesi in bottiglia. Chiariamoci, non è un vino giocato sulla finezza, men che meno all’eleganza ma votato all’espressione varietale. L’annata 2010 è rubino carico, quasi impenetrabile alla luce, profuma di rosa, frutti di montagna freschi, amarena e lampone. In bocca è fruttata, dotata di una buona spinta alcolica che mai deborda, i tannini sono robusti e incisivi. Qualche anno ancora di affinamento non può che giovarle nell’esprimere la sua schietta personalità langhetta.
Da bere a temperatura ambiente con carni e formaggi importanti oppure con un primo, a qualche grado in meno, fresca di cantina.

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VdA Donnas 2008 Caves de Donnas e la toma di Gressoney

Il Nebbiolo in Valle d’Aosta trova il freddo e la roccia morenica in cui affondare le proprie radici. Il tutto si traduce in fresca acidità, vini verticali e dalla beva compulsiva. Il Donnas della Caves de Donnas ne è l’esempio perfetto: trdizionalissimo, ha un saldo di Freisa e Neyret ed affina almeno 12 mesi in botte grande.

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Caves de Donnas – Vallée d’Aoste Donnas 2008
Scorre veloce nel roteare il bicchiere, color rubino con riflessi granato, stranamente intenso per un nebbiolo nordico e tradizionale come quello in questione. Trovo un rimando ad altri 2008 che hanno aspetto simile, di buona massa colorante. Ha un naso aperto in cui una trama fatta di verdi note vegetali e speziatura di chiodo di garofano e pepe nero si innesta su una base di frutti rossi croccanti. Il sorso è fresco, succoso, dal tannino ben integrato anche se leggermente asciugante sul finale, persistente e nuovamente ricco di rimandi speziati.
L’ho bevuto con sommo piacere affiancandolo ad una toma di Gressoney. Un vino per bere bene, dotato di una calda rusticità e di un prezzo centrato (meno di 10 euro).

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