Dogliani Briccolero 2012 di Chionetti

Amore ed odio è ciò che provo pensando al Dolcetto.
O meglio dovrei dire ai Dolcetto perchè il panorama produttivo piemontese è ampio e variegato: differenti denominazioni (Ovada, Alba, Diano e Dogliani), differenti interpretazioni vitivinicole e visioni di un vino che a volte è l’ultimo della produzione aziendale mentre altre volte ne è il fiore all’occhiello.
Non metto il dito nella piaga della profonda crisi di vendite che attraversa questo vino, frutto evidentemente di errori nelle scelte produttive, nella scrittura dei disciplinari e nel posizionamento sul mercato con scarse e scadenti idee di promozione.
Vorrei invece raccontare di un Dolcetto di Dogliani che da solo vale quella parola Amore che apre il mio post, il Briccolero di Quinto Chionetti. La cantina di Chionetti è tra le più storiche di tutte le Langhe, data la sua fondazione nel 1912.
I vini prodotti oggi sono tutti centrati, di una purezza stilistica cristallina e sono solo tre: un Nebbiolo e due Dolcetto (il San Luigi e il Briccolero), a mettere ben in chiaro la centralità del Dolcetto per il produttore.

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Chionetti – Dogliani Briccolero 2012
Porpora, il naso di una pulizia e freschezza esemplari profuma di more e viole. In bocca acidità e struttura lo rendono vigoroso, un succo di piccoli frutti scuri, ancora di more ed amarene. C’è un tannino vivo a solleticare il palato, raramente così aggraziato per un Dolcetto, tutt’altro che banale. Adesso si beve che è una meraviglia ma non abbiate timore nel dimenticarne qualche bottiglia in cantina: il Dogliani e l’Ovada sono i due Dolcetto con migliori capacità d’invecchiamento. Ne è testimone il Briccolero 2008 che bevuto l’anno scorso (dopo 5 anni) era perfetto.
Il Dogliani di Chionetti è amore per il Dolcetto anche se nel contesto odierno non rappresenta la regola ma l’eccezione.

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Roberto Voerzio – Dolcetto d’Alba Priavino 2011

A costo di ripetermi dico che i vini di Roberto Voerzio sono magistrali interpretazioni del vitigno e dell’annata. Densità dei ceppi, forti diradamenti e cura maniacale del vigneto rendono i grappoli un concentrato di aromi e gusto che si percepiscono nella ricchezza estrattiva dei vini. Tutti.

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Roberto Voerzio – Dolcetto d’Alba Priavino 2011
Rosso porpora, cupo, con riflessi che nel faticoso filtrare della luce sono rubino; non è velato ma semplicemente di grande consistenza. Apre al naso con facilità sul frutto scuro e succoso: mora, ribes nero e viola. In bocca è rotondo, ben equilibrato tra il tannino dolce, appena accennato e la viva acidità. Chiude molto bene, pulito e con sentori di mandorla. Non è un Dolcetto esasperato di quelli giocati solo sull’alcolicità e la struttura ma è godurioso, gastronomico per eccellenza. Ho bevuto qualche annata non proprio recente e devo ammettere che sfida gli anni senza timore; questo 2011 non farà eccezione. Affina solo in acciao per 10 mesi, onesto.
Una decina di euro in enoteca per un vino che mette appetito, se mai ce ne fosse bisogno.

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Fratelli Mossio – Dolcetto d’Alba Bricco Caramelli 2011

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Fratelli Mossio – Dolcetto d’Alba Bricco Caramelli 2011
Rubino intenso, quasi cupo, dall’unghia violacea estremamente colorante. Bouquet fruttato e floreale ampio con viola, prugna, ribes nero, mora in evidenza e leggere note fumose. In bocca è avvolgente, equilibrato tra acidità e una tannicità sommessa e dolce, che richiama la liquirizia, anche del finale ammandorlato. Il corpo e l’alcolicità ne fanno un Dolcetto di grande struttura in grado di affinare in bottiglia per alcuni anni, senza mai perdere la sua tipicità varietale. Un vino da bere spesso e con grande soddisfazione.

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