‘A Rina 2013 di Girolamo Russo o dei vini nordici dell’Etna

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Per quel poco che ho assaggiato dei vini della muntagna mi pare d’aver capito che esulano dal contesto regionale siciliano. Nulla hanno a che fare, se bianchi, con il Grillo e l’Inzolia, men che meno, se rossi, con il Nero d’Avola, il Perricone ed il Frappato.
Allora andrebbero presi di per sè e bevuti esclusivamente alla cieca, così da capire che gli Etna Bianco e gli Etna Rosso sono altro rispetto alla comune idea di vino siciliano. Le interpretazioni degli autoctoni più rigorose, i bianchi da carricante ed i rossi da nerello mascalese e cappuccio, sono più affini a vini di regioni nordiche che a quella in cui originano, a due passi dall’Africa. Sono vini che hanno, se così si può dire, una tipicità nell’atipicità.
Su questa linea si attesta quello che è probabilmente il miglior Etna Rosso per rapporto qualità/prezzo ovvero l’A Rina di Girolamo Russo. La piccola produzione, 15 mila bottiglie totali con 5 vini, è a Passopisciaro in Castiglione di Sicilia, condotta a regime biologico dal bravo Giuseppe Russo.

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Girolamo Russo – Etna Rosso ‘A Rina 2013

Da uve nerello mascalese con saldo di nerello cappuccio, questo 2013 è ancor più nordico delle annate precedenti: nella veste rubino scarico racchiude profumi di frutti rossi appena maturi, sentori vegetali, una nota ferrosa accennata e toni speziati, pepati e lievemente boisè, di grande eleganza. Il sorso è ben diritto, molto fresco e sapido, l’alcol per nulla percettibile e il tannino già ora splendidamente integrato. L’ A Rina 2013 non stanca il palato e invoglia continuamente a riberlo, da non farsi mancare in cantina per un vero appassionato dei vini dell’Etna, che hanno un piede in Sicilia e uno ben più a nord.

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Il Pietramarina di Benanti ed il miglior ristorante di Langa

Se oggi un forestiero mi chiedesse dove mangiare per la prima volta in Langa la risposta sarebbe senz’altro: da Bovio! Non che manchino altre degne proposte, anzi, i locali con cucina tipica e meno tipica sono sempre di più su queste colline. Troverete un’infinità di proposte dalla più economica delle osterie con menù fisso e vino sfuso ai ristoranti stellati con piatti incredibili e carta dei vini spaziale.
Però in medio stat virtus ed è ciò che troverete da Bovio.
Arrivati al ristorante sarà sufficiente uno sguardo al panorama dalla terrazza per capire che comunque vada sarà un successo.

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La scelta dei piatti non ha sbavature, soprattutto il menù a 45 euro è completo, in assoluto il miglior assaggio di Langa che possiate fare a quel prezzo.
E quello che soddisfa ancor più i winelovers, in mezzo a tutti questi piatti eccellenti, è una carta dei vini che definirla carta pare un po’ riduttivo: è un vero e proprio volume stile saga di Tolkien. Le referenze sono tante, ben ordinate, spesso con più annate disponibili e oltre all’ampia selezione piemontese non mancano bottiglie italiane ed estere, con Champagne e Borgogna a farla da padrone. Tra gli altri sono una certezza i Montrachet di Ramonet e il Silex di Didier Dagueneau, qualità/prezzo imbattibile per il Saint Joseph di Domaine Coursodon. Seguendo la mia solita linea del qualità/prezzo ho scelto di bere un Etna Bianco: il Pietramarina di Benanti.

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Benanti – Etna Bianco Superiore Pietramarina 2010
Il 2010 ha tutti i tratti che deve avere un grande vino bianco: freschezza e mineralità a palate, eleganza e capacità evolutiva.
Il colore è paglierino netto e brillante, vi si respirano a due narici i fiori bianchi, la mela, le rocce acide della muntagna su cui crescono gli incredibili ceppi decennali di carricante (in parte a piede franco) da cui deriva. È un bianco di montagna, alla cieca si può tranquillamente collocare in nord Italia, Austria o Francia. Magia dell’Etna, di un vigneto del sud a quasi mille metri d’altezza, e dei Benanti che continuano a interpetare questo carricante in purezza, nel senso letterale del termine.
Lo trovate in carta da Bovio a 30 euro, cercatelo in giro e capirete perchè a quel prezzo non potevo farmelo scappare, soprattutto servito su quel terrazzo, che è uno dei gioielli di Langa che mezzo mondo ci invidia.

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