Della sera in cui la Barbera Monleale del tortonese asfaltò Asti e Alba

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Vigneti Massa – Colli Tortonesi Monleale 2009

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Giacomo Conterno – Barbera d’Alba Cascina Francia 2011

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Coppo – Barbera d’Asti Pomorosso 2011

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Olim Bauda – Barbera d’Asti Superiore Nizza 2011

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Marchesi Alfieri – Barbera d’Asti La Tota 2013

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Vietti – Barbera d’Alba Tre Vigne 2013

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Non mi è piaciuto un Barolo di Giuseppe Mascarello. Si può dire vero?

Non mi è piaciuto un Barolo di Giuseppe Mascarello. Si può dire vero?

Premessa: che dalla cantina Giuseppe Mascarello siano usciti (e continuino ad uscire) grandi vini è chiaro a tutti, basta citare il Monprivato per far scattare la scintilla in ogni vero amante del Barolo; ne è conferma l’entusiasmante verticale che poco tempo fa gli ha dedicato il team di Winezone nel Castello di Barolo.
Detto questo ho bevuto più volte il loro Barolo base 2009, che esce con la dicitura Barolo Dai Vigneti di Proprietà e sono rimasto davvero deluso. Ovvio non è uno dei loro single vineyard (Villero, Santo Stefano di Perno, Monprivato) ma viene prodotto unendo le uve di questi tre in annate minori, tra cui la 2009 di cui parlo qui. È uscito sul mercato alla modica cifra di 40 euro ed è andato esaurito in breve tempo, un po’ come tutti i vini del produttore. Un piccolo scandalo se penso ad alcuni Barolo 2009, francamente molto più buoni di questo e venduti a fatica nonostante un prezzo molto inferiore. Un chiaro esempio di acquirenti di etichette anzichè di vino.
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Giuseppe Mascarello – Barolo Dai Vigneti di Proprietà 2009
Il colore è classico e invitante, rubino scarico e luminoso, di media consistenza. Il naso pare subito in difficoltà, scarno: ciliegia sotto spirito e poco altro. Anche in bocca il frutto stenta ad emergere, poca polpa accanto ad un tannino secco ed asciugante. In definitiva, per il sottoscritto una bella delusione.
È proprio questo l’aspetto che mi piace meno dei loro vini, perchè accanto a capolavori assoluti si trovano vini che non hanno alcuna giustificazione per il prezzo che hanno, come con questo Barolo 2009 Dai Vigneti di Proprietà. E la costanza qualitativa non è un fattore secondario perchè fa di un buon produttore un grande produttore e soprattutto mi dà sicurezza nel metter mano al portafogli per acquistarne il vino.

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Bagna cauda, barbera e fantasia

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Patrick Pougeoise – Champagne Brut

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Enrico Serafino – Alta Langa Zero 2007

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Roger Manceaux – Champagne Brut 2006

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Giuseppe Mascarello – Barbera d’Alba Superiore Codamonte 2009

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Cordero di Montezemolo – Barbera d’Alba 2012

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Matteo Correggia – Barbera d’Alba Marun 2006

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Benotti Rosavica Cordero – Barbera d’Alba 2013

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Luigi Spertino – Barbera d’Asti Superiore La Mandorla 2010

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Giuseppe Rinaldi – Barbera d’Alba 2013

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Matteo Correggia – Barbera d’Alba Superiore Marun 2011

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Accornero – Monferrato Barbera Bricco Battista 2006

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Mastroberardino – Taurasi Radici 2005

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Girolamo Russo – Etna Rosso ‘A Rina 2012

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Valfaccenda – Roero 2012

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Teresa Soria – Moscato d’Asti Vigna Moncucco 2014

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Marolo – Grappa di Barolo 15 Anni

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Declassare una perla enologica o delle folli commissioni d’assaggio

C’è un bicchiere di un grande bianco davanti a me mentre scrivo, orgoglio e miracolo dell’uomo e della terra. Ma la testa è altrove, pensieri che indugiano sul concetto di spesa come atto politico. Sì, quell’idea secondo cui comprare un prodotto anzichè un altro è un voto a favore o contro una certo modo di produrre. A parte il fatto che conoscere sul serio provenienza e composizione di un alimento che si acquista è quasi un’utopia oggi, a maggior ragione per il vino che può essere prodotto con una miriade di additivi legali senza dover riportare nulla in etichetta. Ma questo è un altro discorso.
Dicevo dell’idea di spesa come atto politico, per una volta anche in ambito vinicolo potete fare la differenza: smettete di comprare casse di insipido Fiano di Avellino DOCG a € 3.99 in GDO e spendete i danari risparmiati per procurarvi una bottiglia di Vigna della Congregazione 2012 declassato. Declassato?
Già, declassato a Campania Fiano IGP.
E dire che tal trattamento è stato riservato al Vigna della Congregazione di Villa Diamante dovrebbe far strabuzzare gli occhi a più di un amante del vino, non solo campano. L’illustre tafaziana commissione d’assaggio che assegna la DOCG ha bocciato il vino in prima e seconda battuta. Dunque niente fascetta oro per l’annata 2012 che uscirà in commercio come Campania Fiano IGT La Congregazione.
La vicenda è ben raccontata qui sul blog campaniastories.it da Paolo De Cristofaro, gran conoscitore della vitivinicoltura campana, andatevela a leggere.
La portata di questa bocciatura potrebbe essere spiegata ai digiuni di Fiano con un paio d’esempi: immaginate che vengano declassati un Barolo di Bartolo Mascarello oppure in Valpolicella un Amarone di Quintarelli oppure ancora un Brunello di Biondi Santi. Faccio questi esempi tanto per capirci, perchè il Vigna della Congregazione è un peso massimo tra i Fiano di Avellino. E questo lo sanno anche i muri.
Certo ha sempre la sua timbrica scontrosa da giovane, così come viene nell’interpretazione non interventista di Antoine Gaita nel territorio di Montefredane ma non teme rivali in eleganza ed emozione che può dare se lo si lascia riposare alcuni anni in bottiglia. E’ così anche per tanti altri grandi vini.
Non so cosa sia andato storto negli assaggi da far prendere tal decisione alla commissione ma per me c’è qualcosa che non torna. Insomma qual è il motivo? Dietro alla barricata di un generico “anomalie olfattive e gustative” tutto tace sulla precisa entità del difetto. Un silenzio assordante.
Il disciplinare a cui deve attenersi la commissione d’assaggio è piuttosto vago per quanto riguarda l’analisi organolettica, giustamente mi verrebbe da dire perchè se uno ha rispettato tutti gli altri parametri (zona di produzione, uvaggio, titolo alcolometrico, acidità, estratto non riduttore…) e poi le analisi chimiche confermano la salubrità del prodotto i vini risultanti saranno piuttosto omogenei. E vivaddio se in questo appiattimento sensoriale qualche produttore ci regala un vino con un briciolo di personalità.
Quindi cari enorivoluzionari, in barba alla folle commissione, mano al portafogli per comprare con manica larga il Campania Fiano 2012 di Villa Diamante. Mettetelo in cantina e stappate senza fretta negli anni a venire, sentirete che goduria.

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Villa Diamante – Fiano di Avellino Vigna della Congregazione 2009

Il Vigna della Congregazione 2009 oggi è giovane, dorato e luminoso, al naso è di una piacevolezza e pulizia cristalline con frutta gialla matura, accenni agrumati e di fiori di campo; poi tanta mineralità con una nota fumè presente ma non dominante perchè ben amalgamata. In bocca è leggiadro e sapido, di una capacità rinfrescante fuori dal comune. Insomma un Fiano con gli attributi, un grande bianco.
Una bocciatura in commissione di una perla del genere è una sconfitta per tutti gli amanti del vino e una vittoria dell’omologazione.
Armiamoci di cavatappi e ribelliamoci.

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