Lambrusco di Sorbara Radice di Paltrinieri

Da un paio di giorni siamo nel panico perchè l’OMS ha inserito la carne rossa lavorata nella categoria dei cibi cancerogeni. Addio insaccati, salumi di ogni tipo, culatello, mortadella e quant’altro. Insomma una vera tragedia ma io abito in Piemonte e quindi posso solo immaginare i pensieri che passano nella testa di chi abita nel tringolo del maiale tra Parma, Modena e Mantova. Una terra con prodotti enogastronomici di livello mondiale, tristemente in balia delle fobie che fanno oscillare il mercato. Accadde anche per il vino di quelle terre, il Lambrusco, relegato a vino da discount di quart’ordine, venduto a prezzi da fame, si è guadagnato la brutta fama di vino scadente.
Ma i tempi cambiano ed oggi non ci si deve più vergognare a portare una buona bottiglia di Lambrusco ad una cena fra amici. Buona, è ovvio, perchè le ciofeche da discount non sono certo sparite (ma d’altronde trovate anche il Barolo a €9.99).
Nel caso vogliate tentare l’esperimento questo è uno dei Lambusco che preferisco, una vera istituzione: il Radice di Paltrinieri.

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Paltrinieri – Lambrusco di Sorbara Radice 2013
Il Radice 2013 è rosa tenue da manuale AIS, con una bolla abbastanza fine e continua, profuma di fruttini rossi freschi, viola ed agrumi. In bocca non è arrotondato dal residuo zuccherino che spesso si trova nei Lambrusco facili, è secco, molto fresco e la bolla si fa sentire. Se non fosse per la leggerezza del sorso, ci si confonderebbe facilmente con un rosè metodo classico ben più blasonato, anche perchè lascia una invidiabile scia salata sul finale. Insomma questo Sorbara in purezza costa circa 8 euro ed è un best buy clamoroso.

P.S. Anche l’alcol è nella lista dell’OMS da un bel pezzo, però non c’è mai uno a ricordare che è la dose a fare il veleno.

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Il Roero Bricco Medica 2011 alla Fontanazza di La Morra

Qualche settimana fa si è andati per la prima volta alla Locanda Fontanazza a La Morra. Scelta che ha convinto in pieno tutti i presenti, sia per il luogo magnifico, con una gran vista sulle colline langhette, sia per l’impostazione della cena che definirei casual. Abbiamo trovato ovviamente i classici di Langa, vitello tonnato e carne cruda, tajarin e plin, ma siamo stati sorpresi dal baccalà accomodato (da urlo) e da una pancetta arrostita che si scioglie in bocca. E per dessert un geniale gelato all’olio d’oliva, scaglie di cioccolato e sale. Tovagliette di carta easy e finale con caffè direttamente dalla moka.
Applausi poi per l’Olio a disposizione dei commensali: il Tumaì, monocultivar Taggiasca, di Anfosso (Chiusavecchia – Imperia) semplicemente spettacolare.
Si è bevuto molto bene, pescando da una carta dei vini furba, non troppo ricca e giustamente nebbiolocentrica.

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Cascina Val del Prete – Roero Bricco Medica 2011

Il Roero Bricco Medica 2011 di Cascina Val del Prete è stato il nostro fido compagno a tavola. Mario Roagna ha tirato fuori il meglio dai suoi nebbioli, anche in questa annata calda. Nel rubino intenso c’è il frutto maturo che ha però mantenuto una certa freschezza. Ciliegie e rosa macerata, 14.5% di alcol non percepiti. Il tannino, vivo e di splendida fattura, avrebbe voluto qualche anno in più per addolcirsi. Ma va bene così, si torna a casa col sorriso con vini di questa stoffa, semplici e saporiti, perfetti sempre, dal pic-nic alla cena stellata. In carta alla Fontanazza a 19 euro.

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Vinitaly 2015: i 20 produttori (uno per regione) da non perdere

Vinitaly 2015: i 20 produttori (uno per regione) da non perdere

Puntuale come il Natale anche quest’anno arriva a Verona il Vinitaly dal 22 al 25 marzo. Edizione importante la 2015 perchè sarà l’ultima prova generale prima dell’imminente Expo di Milano in cui proprio il padiglione vino è stato affidato alla gestione di Veronafiere. Sfogliando l’elenco degli espositori dal catalogo c’è da perdersi perciò ancora una volta urge una guida, questa volta minimal che più minimal non si può. Dopo l’elenco dei migliori stand fatto lo scorso anno ho scelto un solo produttore imperdibile per ogni regione, compito arduo se non impossibile ma tant’è.
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Valle d’Aosta
Lo Triolet – Introd (AO)
Pad. 12 Stand B3 – C3
Marco Martin produce vini precisi e puliti: Pinot Gris sempre ai massimi livelli, Pinot Noir e Gamay di rara bontà.

Piemonte
Giuseppe Mascarello – Monchiero (CN)
Pad. 10 Stand F3
Quattro varietà a bacca rossa (dolcetto, barbera, freisa, nebbiolo), posizioni eccellenti (leggi Monprivato), vinificazione ultra tradizionale: grandi vini.

Lombardia
Cavalleri – Erbusco (BS)
Il miglior Franciacorta Blanc de Blancs, da agricoltura sostenibile e ad un prezzo accessibile.

Trentino
Ferrari – Ravina (TN)
Pad. 3 Stand C3
La storia della spumantistica italiana: su tutte le produzioni la qualità media è molto alta dalla quale svetta il Giulio Ferrari, il miglior spumante italiano.

Veneto
Bortolomiol – Valdobbiadene (TV)
Pad. 4 Stand C5
La storia del Prosecco, se oggi è un vino di così ampio successo e fama lo si deve anche a questa storica realtà di Valdobbiadene.

Friuli Venezia Giulia
Venica & Venica – Dolegna del Collio (GO)
Pad. 6 Stand C6
Due nomi due campioni: il Ronco delle Mele (Sauvignon) e il Ronco delle Cime (Friulano).

Liguria
Biovio – Bastia d’Albenga (SV)
Pad. 12 Stand A5-D6 28
U Bastiò è un buon Rossese ma il Bon in da Bon è semplicemente il miglior Pigato in circolazione.

Toscana
Le Ragnaie – Montalcino (SI)
Pad. 9 Stand B4-B8
Un solo vitigno, il sangiovese: Chianti Colli Senesi, Rosso e Brunello di Montalcino sono tre ottimi rapporto qualità/prezzo, i Brunello Fornace e Vigna Vecchia sono stellari.

Emilia Romagna
Cantina di Carpi e Sorbara – Carpi (MO)
Pad. 1 Stand D1
Quel rosso tenue, frizzante, profumatissimo che scorre a fiumi e fa sorridere gli avventori dello stand è il Lambrusco di Sorbara, qui ai massimi livelli.

Marche
Bucci – Ostra Vetere (AN)
Pad. 7 Stand C1
Se volete sapere cos’è il Verdicchio chiedete del Classico Superiore. Se volete sapere cos’è uno dei pochi grandi bianchi italiani chiedete del Villa Bucci.

Umbria
Arnaldo Caprai – Montefalco (PG)
Pad. 7 Stand D5
Il 25 anni è uno stupendo Sagrantino, capace di sfidare il tempo, ma la chicca è il Passito di Sagrantino, buonissimo.

Lazio
Damiano Ciolli – Olevano Romano (RO)
Pad. A
Nel Lazio enologico qualcuno va oltre i vitigni internazionali ed i Frascati dozzinali, riscoprendo il Cesanese.

Abruzzo
Emidio Pepe – Torano Nuovo (TE)
Pad. 12 Stand E3/4 – F3/4 – G3/4
Il loro Trebbiano, il Cerasuolo ed il Montepulciano, non necessariamente in questo ordine, sono quanto di meglio possiate trovare nel padiglione abruzzese.

Molise
Di Majo Norante – Campomarino (CB)
Pad. 7 Stand D3
I Di Majo sono forse i produttori più noti del piccolo Molise che seppur tra mille difficoltà non manca di regalare buoni vini: provate la loro Tintilia.

Campania
Villa Diamante – Montefredane (AV)
Pad. A
Se volete bere un Fiano con gli attributi non perdetevelo, poco importa se le commissioni della DOCG lo hanno bocciato.

Basilicata
Elena Fucci – Barile (PZ)
Pad.8 Stand D8-D9 4
L’Aglianico del Vulture ha nel Titolo di Elena Fucci una delle sue espressioni migliori, un vino moderno fatto cum grano salis.

Calabria
A’ Vita – Cirò Marina (KR)
Pad. 12 Stand A5-D6 94
A Cirò il gaglioppo condotto a regime biologico esprime tutta la sua territorialità.

Puglia
Gianfranco Fino – Sava (TA)
Pad. 11 Stand G3-G4 38
La rinascita enologica pugliese ha un solo nome ed è quello di Gianfranco Fino.

Sicilia
Gulfi – Chiaramonte (RG)
Pad. 2 Stand 11A/16B
Linea abbastanza ampia ma sono tutti vini ben curati, i Nero d’Avola sono uno più buono dell’altro.

Sardegna
Dettori – Sennori (SS)
Pad. 12 Stand A5-D6 62
Ci sarebbe da discutere molto sui vini di Dettori, interpreti naturali del territorio sardo, ed è sempre il bicchiere la prova del nove: non perdeteveli, soprattutto il Dettori Bianco (Vermentino).

BONUS:
Alto Adige
Cantina Terlano – Terlano (BZ)
Pad. 6 Stand C3
Chardonnay e soprattutto Pinot Bianco, sia nella versione classica che nel Terlaner I, dalla capacità evolutiva e prezzo incredibili.

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SorgentedelVino Live 2015: i produttori da non perdere

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Dal 14 al 16 febbraio SorgentedelVino torna a Piacenza Expo: la settima edizione di Sorgentedelvino Live 2015 riunisce 150 produttori di vini naturali. Qui trovate un personale elenco dei vignaioli da cui non mancare l’assaggio e l’acquisto dei vini ai banchetti.
In mezzo a nomi conosciuti ai più ci sono tanti emergenti e vere e proprie chicche, piccole e nuove realtà.

Valle d’Aosta
Les Petits Riens – Aosta – Aosta

Piemonte
Azienda Agricola Fabio Gea – Neive – Cuneo
Carussin – San Marzano Oliveto – Asti
Cassina Pietro – Lessona – Biella
Rocco di Carpeneto – Carpeneto – Alessandria
Valli Unite – Costa Vescovato – Alessandria

Lombardia
Ar. Pe. Pe. – Sondrio – Sondrio
Cà del Vènt – Campiani di Cellatica – Brescia
Casa Caterina – Monticelli Brusati – Brescia

Veneto
Menti Giovanni – Gambellara – Vicenza
Monteversa – Vo’ – Padova

Trentino Alto Adige
Redondèl – Mezzolombardo – Trento

Friuli Venezia Giulia
Denis Montanar – Villa Vicentina – Udine
Ferlat Silvano – Cormons – Gorizia
Gaspare Buscemi – Cormons – Gorizia

Liguria
Le Rocche del Gatto – Albenga – Savona

Emilia-Romagna
Bragagni Andrea – Brisighella – Ravenna
Donati Camillo – Felino – Parma
La Stoppa – Rivergaro – Piacenza

Toscana
Ampeleia – Roccatederighi – Grosseto
Caiarossa – Riparbella – Pisa
I Mandorli – Suvereto – Livorno
Il Paradiso di Manfredi – Montalcino – Siena
Podere Il Palazzino – Gaiole in Chianti – Siena

Marche
Ca’ Liptra – Cupramontana – Ancona
Il Gelsomoro – Morro d’Alba – Ancona
Tenuta Santori – Grottammare – Ascoli-Piceno
Vigneti Vallorani – Colli del Tronto – Ascoli-Piceno

Umbria
Fattoria Mani di Luna – Torgiano – Perugia

Lazio
Occhipinti Andrea – Gradoli – Viterbo

Abruzzo
De Fermo – Loreto Aprutino – Pescara
Stefania Pepe – Torano Nuovo – Teramo

Campania
Casebianche – Torchiaria – Salerno
Monte di Grazia – Tramonti – Salerno
Viticoltori De Conciliis – Prignano Cilento – Salerno

Basilicata
Basilisco – Barile – Potenza

Calabria
Cantine Viola – Saracena – Cosenza

Puglia
Morella – Manduria – Taranto

Sicilia
Cantine Barbera – Menfi – Agrigento
Guccione Francesco – Monreale – Palermo
Gulfi – Chiaramontegulfi – Ragusa

Sardegna
Cantina Montisci – Mamoiada – Nuoro
Sedilesu Giuseppe – Mamoiada – Nuoro
Tenute Dettori – Sennori – Sassari

Tutte le informazioni dell’evento sono su www.sorgentedelvinolive.org

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Occhio perchè all’Elba si fanno grandi vini

Sapete, siamo nel 2014 (ahimè quasi 2015) e non c’è praticamente più alcun luogo di questo pianeta su cui l’uomo non abbia poggiato i piedi. Discorso simile vale per la vitivinicoltura, anche di casa nostra. Inutile che ci lamentiamo dei vari Châteaux cinesi nati negli ultimi anni se poi nel Bel Paese ci ostiniamo a piantare viti ovunque. Dall’Alto Adige alla Sicilia non c’è regione senza la cosiddetta vocazione viticola che sarà indispensabile per vendere il vino ma -ad esempio- qualcuno deve spiegarmi dov’è in certe pianure bresciane coltivate a mais prima dell’invenzione della Franciacorta.
Se da un lato è vero che la penisola straripa di varietà indigene, non è certo solo necessario il vitigno autoctono di turno per fare un grande vino ma servono un territorio, storia e cultura. E tutto ciò è più raro di quel che si pensi, quindi prima o poi i nodi verranno al pettine.
Questo preambolo potrebbe calzare con l’Isola d’Elba, piccolo e grazioso lembo di terra immerso nel Tirreno, dove la vite è di gran lunga la coltura principale ma queste due bottiglie dicono che non è così.

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Acquabona – Elba Ansonica 2013
L’ansonica (o inzolia) è il principale vitigno a bacca bianca dell’isola anche se ha origini siciliane. Questo 2013 di Acquabona è di un giallo paglierino didattico, di poca consistenza al roteare il bicchiere. Ha un bouquet vegetale di erba falciata e un accenno agrumato ma è in bocca che stupisce: è fresco, sapido e incredibilmente beverino eppur mai banale. Io l’ho bevuto con il sushi ed era perfetto; immagino possa essere un grande compagno a tavola con un carpaccio di pesce freschissimo, magari proprio mentre siete all’Elba.

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Arrighi – Toscana IGT Tresse 2011
Il Tresse di Arrighi è un blend di sangiovese, sagrantino e syrah, tre S appunto. Un vino ben riuscito, affinato in terracotta e parte in barrique prima dell’assemblaggio. Il 2011 è rubino cupo, consistente, odora di mora e macchia mediterranea. In bocca ha carattere, il tannino del sagrantino si fa sentire ma non manca il fruttato del sangiovese e soprattutto del syrah a compensarlo. Vino di sicura longevità, almeno decennale. Darebbe filo da torcere a tanti IGT Toscana prodotti in continente, al di là del mare.

Le grandi potenzialità della vitivinicoltura dell’Elba oggi sono davvero poco espresse. Servirebbe un cantore innamorato di questi luoghi, delle sue vigne, dei vignaioli e dei vini, un po’ come lo è il buon Enofaber per la Valle d’Aosta. E spero arrivi presto, molto presto.

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Nonostante tutto…UNESCO!

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È notizia di qualche giorno fa la promozione a patrimonio dell’umanità UNESCO delle colline di Langhe Roero e Monferrato, un vero successo.

Nonostante i capannoni (sempre più scheletri abbandonati per la crisi) che riempiono le fondovalli.

Nonostante i nuovi produttori che vendevano lavatrici fino a ieri e oggi comprano cantine storiche come fossero noccioline e ne fanno scempio.

Nonostante altri produttori, novelli parvenu talmente ricchi da aver perso il senso del limite e il gusto del bello: lasceranno in eredità cantine che sembrano astronavi aliene, opere faraoniche che sanno di finto più del compensato delle librerie IKEA.

Nonostante gli abbagli del modernismo spinto: nuovo è bello, giovane è bello, salvo poi accorgersi che – no scusate, ci siamo sbagliati –

Nonostante le mode, tutte, che cambiano col cambiar del vento. E chi ieri usava il napalm in vigna oggi è paladino del bio assoluto. Il bio soluzione di tutti i mali. Il bio che più bio non si può. Il bio, presto!

Nonostante i politici impreparati, sempre pronti a unirsi ad una delegazione per viaggiare spesati all’estero e incapaci di metter in piedi un evento decente qui da noi.

Nonostante tutto e tutti le colline ricoperte di filari e boschi sono lì, fragili e meravigliose, a ricordarci la grande bellezza dei luoghi in cui viviamo.

C’è bisogno di una svolta turistica del territorio. Lo hanno capito proprio tutti, quando lo faremo noi?

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