Vinitaly 2014: tre vini che valevano il biglietto

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Arianna Occhipinti – Il Frappato 2012
Di Arianna Occhipinti avevo bevuto solo il Nero d’Avola ma non avevo mai assaggiato il suo Frappato ed è stato una vera rivelazione: il 2012 è fresco, dal frutto croccante, agrumato e sapido. Il sorso, perfettamente coerente col bouquet, chiede il riassaggio in maniera compulsiva e fa godere moltissimo. Mi è sembrato un vino di una semplicità per nulla banale, per una ventina di euro un acquisto irrinunciabile.

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Claudio Mariotto – Timorasso Pitasso 2011
Il Pitasso è uno dei tre Timorasso prodotti da Claudio Mariotto, la sua versione di punta e con maggiori aspettative di longevità. Il 2011 assaggiato quasi di corsa, tra i primi vini al Vinitaly, è rimasto un chiodo fisso per tutta la giornata fatta di numerosi assaggi ai banchetti della fiera. L’aromaticità alla prima olfazione è impetuosa, con fiori d’agrume e tanto sale, in bocca è freschissimo, appena incamminato sulla lunga strada dell’affinamento in bottiglia che, da personale esperienza, sono certo sarà di almeno un decennio. Mariotto è un vignaiolo estroso, certo non il solo nel tortonese, che ama sperimentare continuamente nuovi modi di produrre i suoi vini. Da qualche tempo è il nome che cerco in etichetta se voglio bere un grande Timorasso.

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Stefano Amerighi – Cortona Syrah Apice 2010
Il Syrah di Stefano Amerighi è cresciuto un millesimo dopo l’altro, giungendo a questa versione targata 2010 che è un vino di stoffa pregiata, perfettamente a fuoco. Materia colorante in abbondanza, ha un naso ora tutto sul frutto con una speziatura pepata; in bocca sorprende per capacità di insinuarsi minuziosamente in ogni angolo del palato, un sorso ricco e pulito, che asfalta ogni dubbio sul valore di un vino biodinamico quando è una scelta ragionata, culturale. Una grande bottiglia, come direbbe Stefano, un vino “fotonico”.

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