Nebbiolata agli Albesani di Neive

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Massolino – Barolo Riserva Vigna Rionda 2004
Ferdinando Principiano – Barolo Boscareto 2005
Massolino – Barolo Riserva Vigna Rionda 2008
Aldo Conterno – Barolo Bussia 2000
Bovio – Barolo Gattera 2008
Caves Cooperatives de Donnas – Donnas 2010
Poderi Colla – Barolo Bussia 2008
Barbaglia – Boca 2010
Cigliuti – Barbaresco Serraboella 2005
Luciano Sandrone – Nebbiolo d’Alba Valmaggiore 2009
Fattoria San Giuliano – Barbaresco 1999
Ermanno Costa – Roero 2009
Conterno Fantino – Barolo Parussi 2001

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A proposito di un grande Nebbiolo

Nessun dubbio, questo è il miglior vino base nebbiolo bevuto da inizio anno. E dire che di belle bottiglie fin’ora ce ne sono state parecchie tra Barolo, Barbaresco, Roero, Nord Piemonte, Val d’Aosta e Valtellina. Poi un grande Nebbiolo uno si aspetta di berlo in inverno, al massimo inizio primavera e invece questa bottiglia aperta pochi giorni fa si è posizionata di peso in cima alle mie preferenze. Un’ode sussurata al vitigno nebbiolo: profuma di viola, lampone, fragola e una macinata di pepe; in bocca è di croccante freschezza, il sorso è agrumato, il tannino minuto è cesellato come una carezza sul palato, chiude goloso su sentori di liquirizia. Un vino apparentemente di poca consistenza ma con un ventaglio aromatico e una piacevolezza di beva sconcertanti.

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Viene dalle ripide sabbie di Valmaggiore in Vezza d’Alba, grand cru del Roero.

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Lo producono i Brovia di Castiglione Falletto. Giacinto Brovia è scomparso pochi giorni fa, quale miglior ricordo dell’eleganza e della leggerezza del suo Nebbiolo d’Alba.
La bottiglia in questione la trovate al ridicolo prezzo di una ventina di euro, ci siamo capiti.

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Il Boca 2006 Le Piane, un vino piccolo eppur grandissimo

Costeggiando il Sesia, arrivando da Prato Sesia in direzione Borgosesia, si passa per Grignasco e lì si svolta a destra per Boca. La strada abbandona presto i caseggiati e sale attraversando boschi verdissimi di castagni, felci e fertile terra scura con il grigio della roccia di montagna che affiora. Salendo la strada si fa stretta e ad ogni curva ti domandi se hai un cestino in macchina, che più che cercare vigneti qui si va a cercare funghi, pensi. E invece scollini e sulla sinistra trovi la cantina di Podere ai Valloni, poi i primi vigneti sparuti e infine l’estasi: in mezzo al nulla, quasi fuori luogo, si staglia fiero un santuario imponente.

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Opera dell’Antonelli, sontuoso esempio di architettura neoclassica, dapprima ti lascia sgomento e poi ti fa gioire d’esser lì ad ammirarlo tanto è bello.

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Si resta di sasso come di fronte al Boca di Christoph Künzli (Le Piane) che col 2006, giovanissimo, punge il naso di frutti scuri e tabacco e ha un palato oggi scontroso, roccioso, dai tannini coriacei. Un vino monumento, al pari dei grandissimi di Langa cui è così fiero di non appartenere, da attendere con fiducia mentre slega pian piano la trama tannica perchè ha materia per durare un’eternità. Boca è un’eccellenza assoluta, da tenersi stretta e non svendere.
Un vino piccolo eppur grandissimo.

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