Marchesi Alfieri – Barbera d’Asti La Tota 2011

Tra i punti di riferimento per gli amanti della Barbera astigiana c’è la produzione della Tenuta Marchesi Alfieri, situata nella fantastica cornice del Castello di San Martino Alfieri. Le sorelle San Martino insieme al fido Mario Olivero producono due versioni di Barbera d’Asti, la Tota e l’Alfiera: la prima di facile beva, da vigneti più giovani e affinata 12 mesi tra barriques e tonneaux; la seconda, vino di punta aziendale, è prodotta da vigneti di sessant’anni e affinata 15 mesi in barriques.
Da non dimenticare il Monferrato Rosso Sostegno, blend di Barbera e Pinot Noir, un Nebbiolo in purezza, il Costa Quaglia, un Pinot Noir in purezza chiamato San Germano e last but not least il Grignolino Sansoero, vino di poco corpo e semplice piacevolezza.

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Marchesi Alfieri – Barbera d’Asti La Tota 2011
Il colore è rubino intenso con giovani riflessi porpora. Al naso esplode in una speziatura molto intensa di bacca di ginepro e foglia d’alloro, quasi da Pinot Noir; poi si acquieta ossigenandosi e svela il profilo dolce del rovere d’affinamento, unito a una sensazione finalmente fruttata, di ciliegia, e un piacevole vegetale di peperone. In bocca è di notevole avvolgenza, il tannino è tutt’altro che sommesso e leggermente asciugante, la persistenza abbastanza lunga.
Nel complesso un vino molto piacevole, caldo, ancora giovane ma in grado di trovare maggior equilibrio tra qualche anno. Temo non raggiungerà la vetta della strepitosa 2009 e della buonissima 2010.

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Tenuta Olim Bauda – Barbera d’Asti Superiore Nizza 2009

La Barbera d’Asti spesso non incontra il mio gusto e i motivi sono due: è un vino di eccessiva concentrazione, è più “grossa” della versione albese, perdendo in eleganza ed in secondo luogo l’affinamento è spesso mal gestito, anche se è tra i rossi piemontesi che meglio si accordano con l’uso della barrique.
Esistono le eccezioni (per fortuna, verrebbe da dire) ad esempio nella sottozona Nizza, garanzia di terreni vocati, giuste esposizioni, quantità e costante impegno qualitativo del produttore.
Tenuta Olim Bauda (fratelli Bertolino) di Incisa Scapaccino ha prodotto una versione monumentale della Barbera d’Asti Superiore Nizza in un’annata di grazia per il vitigno come la 2009.

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Tenuta Olim Bauda – Barbera d’Asti Superiore Nizza 2009
Rubino carico, senza tentennamenti, consistente. Sensazioni di frutti scuri ben maturi, mora, prugna, ciliegia accompagnati da una calda alcolicità e da speziatura tostata di caffè e cacao. Il sorso è fruttato, ben equilibrato tra potenza e freschezza acida, mantiene una buona bevibilità nonostante i 15 gradi alcolici, ma tenete a portata di mano un succoso piatto di carne se volete goderne appieno.
Costa circa 20 euro, da bere oggi o da attendere qualche anno con calma, senza troppe preoccupazioni.

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Vigne dei Mastri – Barbera d’Asti Superiore Galileo 2008

Ho conosciuto Daniele Comba un paio di anni fa, presentato da una sua amica come un valido produttore dell’astigiano. Una persona squisita, dai modi cortesi e soprattutto competente, nonostante la sua avventura in campo vitivinicolo sia iniziata da poco più di dieci anni (è medico ortopedico). La cantina si chiama Vigne dei Mastri, in frazione Loreto di Costigliole d’Asti ed è tra le prime in zona ad essere concepita con le più moderne tecniche per ridurre l’impatto ambientale. Siamo nel Monferrato autentico, terra di Barbera di razza, ovviamente, a cui Daniele ha voluto imprimere la sua personalità ed affiancare la coltivazione di altri vitigni: merlot, albarossa, pinot bianco e riesling. Una realtà davvero interessante sia per la qualità dei vini, in costante crescita, sia per i prezzi davvero friendly.

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Vigne dei Mastri – Barbera d’Asti Superiore Galileo 2008
Colore rubino vivo, luminoso. Al naso pare subito un po’ reticente ma ossigenandosi esce pulita, molto varietale con mora e prugna unite a una decisa sensazione balsamica. Palato vigoroso con viva acidità, classica dell’astigiano; mora ben matura, ciliegia sotto spirito e leggere note fumose. Il tannino è finissimo, supportato dalla nota alcolica. Chiude ancora balsamica, quasi mentolata, con buona lunghezza e bevibilità. Costa poco più di 10 euro, irrinunciabile per gli amanti della Barbera d’Asti, bravi!

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Verticale: Vietti – Barbera d’Alba Scarrone Vigna Vecchia, with love

Ebbene sì, non c’è santo che tenga: a me la Barbera piace da matti! Un vino che racconta davvero il Piemonte, di poca mente ma molto cuore, rigenerante, onesto, come la semplice saggezza contadina.
Non è certo il vino d’eccellenza per Vietti ma tra le Barbera d’Alba poche altre mi hanno emozionato tanto quanto la Scarrone Vigna Vecchia. Riporto dal sito aziendale la scheda tecnica del vino, prodotto per la prima volta nel 1992.
“Dal vigneto ubicato in Castiglione Falletto nella località Scarrone con esposizione sud-est e superficie di poco superiore ad un ettaro. L’età dei ceppi è di oltre 85 anni e la densità è di 4.300 piante per ettaro. La già naturalmente scarsa produzione derivante dall’età delle viti è ulteriormente ridotta con una severa selezione che porta ad una resa in vino di circa 25 ettolitri ad ettaro. La vinificazione è stata fatta con macerazione a freddo pre-fermentativa, fermentazione alcolica di 10 giorni in tini di acciaio, con follatura pneumo-meccanica, “délestage” e vari rimontaggi. La fermentazione si è svolta ad una temperatura compresa tra i 26 e 30 gradi centigradi. Al termine della fermentazione alcolica le bucce sono rimaste in macerazione per 6 giorni. Il vino viene trasferito in barriques per la fermentazione malolattica, quindi in botte grande da 27 ettolitri per 11 mesi per l’affinamento ed è imbottigliato senza filtrazione.”
Questa degustazione comprende i millesimi 2004, 2005, 2006, 2009. La Scarrone Vigna Vecchia 2008 non è stata prodotta mentre l’unica bottiglia di 2007 in mio possesso (che era destinata a unirsi alle altre in questa verticale) l’ho già stappata affiancandola all’ultimo millesimo uscito, il 2010, in autunno, con un bel tartufo bianco (slurp!). Aggiungerò per completezza quindi anche gli appunti su questi due millesimi scritti quella sera.
La degustazione è stata alla cieca per non farsi influenzare da pregiudizi sulle annate piccole, grandi, medie, rotonde, quadrate…e con un piccolo intruso.

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Vietti – Barbera d’Alba Scarrone Vigna Vecchia 2004
Colore porpora con lievissimi cedimenti rubino, limpido, giovane. Naso aperto, in stato di grazia, che parte da note dolci fruttate di ciliegia e acquista profondità giungendo alla prugna e alla viola, di grande precisione e pulizia. Il palato è ciò che stupisce di più con un equilibrio perfetto tra dolcezza e acidità del frutto, tra alcol e tannino, minuti, che si uniscono perfettamente e mai escono dallo schema. Un solo descrittore tra i molti: liquirizia, in bastoncino, soprattutto nella persistenza, lunghissima.
Emozionante

Vietti – Scarrone Vigna Vecchia 2005
Rubino con ancora qulache riflesso porpora, leggermente velato. Al primo avvicinamento subito alcol in evidenza che col tempo si assesta ma mai deltutto. Il varietale è ben presente con la ciliegia sotto spirito poi fiori secchi e tabacco. La bocca è calda, non troppo equilibrata, col tannino fin troppo presente. La bottiglia bevuta non molto tempo fa era completamente diversa ma, si sa, ogni boccia fa storia a sè.
Infastidita

Vietti – Scarrone Vigna Vecchia 2006
Colore porpora intenso, giovane, limpido. Al naso pepe e ancora pepe, rosa canina, tabacco e vaniglia. Palato austero, maschio, giocato su sensazioni di legni nobili, sottobosco e foglie secche unito a un intenso sentore salmastro, amarognolo, alcol splendidamente integrato e buona persistenza. Questo millesimo è quello meno comprensibile al momento, certamente ha ancora anni davanti in cui poter sciogliere i nodi.
Sorniona

Vietti – Scarrone Vigna Vecchia 2007
Porpora intenso, giovane, di grande densità, materico. Naso aperto, fruttato, concentrato e potente, con frutti rossi maturi, ciliegia e fragola, rosa canina e leggero tabacco biondo. La sensazione è come un primo bacio, intensissima, al limite del saturante, fatta di marmellate (extra) di fragola, ciliegia e susina. Non lascia la bocca come la trova, la rapisce. Vino grande oggi, domani chissà.
Prosperosa

Vietti – Scarrone Vigna Vecchia 2009
Porpora, guizzante, limpido. Apre su toni fruttati freschi, fragola e poi ciliegia, viola e uno zuccherino boisè tipo caramello. Bocca di gran classe, equilibrata, acidità stimolante e goduriosa, tannino fine che giunge a fine sorso, dolcezza e forza insieme, stupenda. Da qui ai prossimi 10 anni.
Fresca

Vietti – Scarrone Vigna Vecchia 2010
Il colore è porpora cupo, molto denso. Al naso è ancora un po’ reticente con frutti scuri e pepe nero.
In bocca si sorregge su una spina dorsale acida e sapida, salmastra. Sul frutto nerboruto si innestano note di legno scuro e terra bagnata ancora non ben amalgamate. Alcol mai invadente e tannino vivo, fine. Si deve ancora concedere.
Infante

Intruso: Vietti – Barbera d’Asti La Crena 1999
Bottiglia andata: tappo fradicio e vino ossidato, ci può stare per un vino di 13 anni, ma come scrivevo qui per me tra le migliori Barbera d’Asti di sempre.
Non giudicabile

La mia classifica per annate:
2004
2007
2009
2006/2010 ex equo

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Vietti – Barbera d’Asti La Crena 1999

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Vietti – Barbera d’Asti La Crena 1999
Ancora Vietti e ancora Barbera, questa volta nell’altra denominazione: Barbera d’Asti. Un vino che nell’astigiano e più precisamente ad Agliano d’Asti si fa ricco e di gran corpo. Dopo più di dieci anni si esprime al meglio, specialmente in un’annata stupenda e longeva per il Piemonte come la 1999.
Il colore è rubino con riflesso granato, vivacissimo, luminoso e ancora incredibilmente giovane.
Al naso è terziarizzata con note salmastre e caffeose, cuoio bagnato, vinacciolo spremuto, juta, pepe nero e decisa alcolicità. In bocca è dolcissima, tannino esaurito, ciliegia ben matura, di un equilibrio straordinario in tutte le sue componenti alla massima evoluzione. Il finale lunghissimo è dolce, complesso, con note speziate e balsamiche: cannella, chiodo di garofano, timo e menta. Si manterrà ancora alcuni anni ma ha raggiunto l’apice da un pò.
La pazienza premia.

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