Malvasia di Bosa Riserva 2011 di Columbu

Che gran vino! Questo è il pensiero che mi balena in mente appena assaggiata la Malvasia 2011 di Columbu. Inquadrare un liquido del genere con i canoni stilistici classici (leggi AIS ONAV FISAR ecc) è quasi impossibile ma poco importa: si gode da matti nel berlo.

G.B. Columbu – Malvasia di Bosa Riserva 2011

Giallo dorato, piuttosto consistente ma non oleoso, al naso regala folate di iodio e agrumi, frutta secca e fieno, con cui i tratti ossidativi si fondono perfettamente. In bocca è un turbine di sensazioni: il residuo zuccherino è minimo, attacca la bocca e la avvolge, freschezza e salinità, ancora agrumi, burro fuso. La persistenza è esagerata, 16% di alcol non pervenuto. Consiglio di bere il vino in quantità ma lentamente, dandogli il tempo di esprimersi in ampi calici. Se proprio volete abbinarlo un erborinato andrà benissimo così come un dolce non troppo zuccherino.

Dopo questo capolavoro, Bosa ha scalato la classifica delle prossime mete da raggiungere.

Cantina G. Battista Columbu

Via Carmine, 104

BOSA (OR)
tel+390785 605827

www.malvasiacolumbu.com

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Enodiario da Bordeaux: appunti di degustazione del Weekend des Grands Crus

Enodiario da Bordeaux: appunti di degustazione del Weekend des Grands Crus

I giorni trascorsi a Bordeaux hanno incrociato il Weekend des Grands Crus 2017, due giornate dedicate agli operatori del settore in cui si potevano visitare molti chateaux, cenare con i produttori e partecipare alla degustazione organizzata negli spazi delll’Hangar 14 con affaccio sulla Garonna. Un applauso va all’organizzazione che ha saputo gestire l’importante afflusso di operatori, per la maggior parte orientali, venuti a degustare vini dalla fama mondiale. Le informazioni all’accoglienza, la chiarezza nella suddivisione delle zone di produzione, la qualità di bicchieri utilizzati, fanno capire fin da subito che a Bordeaux le cose sanno farle per bene. Tutti i vini portati dai produttori erano del 2014, ultima annata in commercio, ai quali veniva affiancato un altro millesimo a scelta. Ecco dunque i miei assaggi, suddivisi per zone di produzione.

PESSAC-LÉOGNAN

Château Carbonnieux

Produttore: 92 ha di proprietà, 200mila bottiglie prodotte. Blend: Cabernet Sauvignon 60%, Merlot 30%, Cabernet Franc 7%, Petit Verdot e Carmenere 3%. Affinamento 15/18 mesi in barriques per il 35/40% nuove.

2014: deciso sentore vanigliato, bocca robusta con tannini abbondanti e alcol in evidenza.

2010: naso vanigliato, con frutti dolci, in bocca è equilibrato, fresco, di buona persistenza.

Château Les Charmes Haut-Brion

Produttore: 13.63 ha di proprietà, 30mila bottiglie prodotte. Blend: Merlot 45%, Cabernet Franc 40%, Cabernet Sauvignon 15%. Affinamento 18/24 mesi in barriques per il 60% nuove.

2014: frutti maturi, note piraziniche del Cabernet in evidenza, tannino vivo ma già approcciabile, qualche sbuffo alcolico, nel complesso molto buono.

2011: naso splendido con fruttini rossi, di grande finezza, sorso fresco, equilibrato, molto buono.

Domaine de Chevalier

Produttore: 50ha di proprietà, 120mila bottiglie prodotte Blend: 63% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 5% Petit Verdot, 2% Cabernet Franc. Affinamento 15/18 mesi in barriques per il 35% nuove

2014: naso di frutta rossa in gelatina, bocca con evidente residuo zuccherino, un po stucchevole e monotona

1994 (da magnum): al naso note ossidate e animali, in bocca tutt’altra stoffa con tannino vino e bella freschezza.

Château Haut-Bailly

Produttore: 30ha di proprietà, 80mila bottiglie prodotte Blend: 60% Cabernet Sauvignon, 34% Merlot, 3% Petit Verdot, 3% Cabernet Franc. Affinamento 16 mesi in barriques per il 50-65% nuove

2014: sbuffi alcolici evidenti al naso, frutti rossi ben maturi, in bocca il tannino domina e si rivela molto asciugante

2011: molto buono, naso equilibrato e di grandi finezze con fiori, lamponi e spezie, in bocca ha tannino fine e vivo, di grande stoffa, molto lungo il finale.

Château Malartic-Lagravière

Produttore: 53ha di proprietà, 230mila bottiglie prodotte Blend: 45% Cabernet Sauvignon, 45% Merlot, 8% Cabernet Franc, 2% Petit Verdot. Affinamento 15-22 mesi in barriques per il 40-70% nuove

2014: naso di grande intensità dominato dal calore alcolico, in bocca è robusto molto tannico ma promettente.

2013: buono, giocato sulla finezza con freschezza, sentori speziati e un centro bocca che pecca unicamente per intensità, leggemente diluito, risultando già oggi di facile beva.

Château Pape Clément

Produttore: 60ha di proprietà, 110mila bottiglie prodotte Blend: 49% Merlot, 46% Cabernet Sauvignon, 3% Cabernet Franc, 2 Petit Verdot. Affinamento 18 mesi in barriques per il 70% nuove

2014: molto buono, vino di grande profondità, gustosissimo, giocato su sentori di ciliegia e rosa.

2008: bouquet dominato dalle note piraziniche di peperone verde del Cabernet, in bocca è amaro e scomposto.

Château Smith Haut Lafitte

Produttore: 78ha di proprietà, 120mila bottiglie prodotte Blend: 60% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 9% Cabernet Franc, 1% Petit Verdot. Affinamento 18 mesi in barriques per il 60% nuove

2014: buono, ha un naso dolce con spezie orientali, in bocca è già ben equilibrato e piacevole, anche nel tannino.

2012: molto buono, avvolge il palato con tannini fini e puntuti, vino di grande stoffa, lungo il finale.

SAINT-EMILION

Château La Dominique

Produttore: 29ha di proprietà, 80mila bottiglie prodotte Blend: 81% Merlot, 16% Cabernet Franc, 3% Cabernet Sauvignon. Affinamento 16-18 mesi in barriques per il 70% nuove

2014: naso di scarsa intensità che evidenzia note saponate e smaltate, in bocca è moto tannico e il calore alcolico domina la dinamica gustativa

2010: molto buono, il bouquet è ricco con frutti rossi maturi e spezie, in bocca è vigoroso, ha una grande spina acida, tannino fitto ma promettente.

Château-Figeac

Produttore: 40ha di proprietà, 100mila bottiglie prodotte Blend: 35% Cabernet Sauvignon, 35% Cabernet Franc, 30% Merlot. Affinamento 16-18 mesi in barriques 100% nuove

2014: naso di scarsa intensità con evidenti sbuffi alcolici, in bocca mostra un grande carattere imbrigliato dalle note dei fusti di legno.

2011: buonissimo, il bouquet è ricco con frutti scuri ben maturi e grafite, in bocca è robusto, con tannino fitto e promettente.

Château La Gaffeliere

Produttore: 19ha di proprietà, 60mila bottiglie prodotte Blend: 70% Merlot, 30% Cabernet Franc. Affinamento 12-14 mesi in barriques per il 50% nuove

2014: sentori legnosi sia al naso che in bocca vanno a coprire un frutto di eccellente qualità.

2012: buonissimo, ha grande freschezza, tannino già approcciabile, finale lungo e gustoso.

Châteu Pavie Macquin

Produttore: 15ha di proprietà, 50mila bottiglie prodotte Blend: 85% Merlot, 14%Cabernet Franc, 1% Cabernet Sauvignon. Affinamento 14-18 mesi in barriques 60% nuove

2014: vino problematico, al naso evidenzia note vegetali e acetate, non giudicabile

2011: ha grande stoffa, al netto boisee che ne comprime la dinamica gustativa

Château Troplong Mondot

Produttore: 28ha di proprietà, 85mila bottiglie prodotte Blend: 90% Merlot, 8% Cabernet Sauvignon, 2% Cabernet Franc. Affinamento 12-24 mesi in barriques 85-100% nuove

2014: il calore alcolico e di solvente domina sia al naso che in bocca, affiancato da sentori di legni nobili.

2011: buono, il naso è ricco con grafite, polvere, sentori vegetali, frutti scuri, in bocca ha una bella dinamica, unico neo il finale leggermente asciugante.

Château Trottevieille

Produttore: 11ha di proprietà Blend: 50% Merlot, 45% Cabernet Franc, 5% Cabernet Sauvignon. Affinamento 12-18 mesi in barriques 100% nuove

2014: buonissimo, naso grande intensità con frutti scuri, confettura, tannino in quantità e di ottima fattura, promettente.

2012: buonissimo, naso meno intenso del precedente, con frutti scuri, al palato evidenzia già un buon equilibrio acido-tannico, lungo il finale.

POMEROL

Château Beauregard

Produttore: 17.5 ha di proprietà, 40mila bottiglie prodotte Blend: 70% Merlot, 30% Cabernet Franc. Affinamento 18-22 mesi in barriques 50-60% nuove.

2014: l’aggettivo “assassino” accanto alla voce tannino rende bene l’idea di ciò che si ha nel bicchiere.

2012: il tannino è sempre esagerato anche se un po’ meno asciugante, non sciolglie la mia riserva sull’evoluzione futura del vino.

Château La Croix de Gay

Produttore: 4.20 ha di proprietà, 20mila bottiglie prodotte Blend: 98% Merlot, 2% Cabernet Franc. Affinamento 18 mesi in barriques 90% nuove.

2014: buono, l’alcol è ben integrato nella materia, ha un sorso fresco e gustoso con chiusura morbida e boisee .

2013: alcol in evidenza, centro bocca scarno, vino leggermente diluito probabilmente a causa dell’annata, chiusura amara.

Château Gazin

Produttore: 24 ha di proprietà, 70mila bottiglie prodotte Blend: 90% Merlot, 7%Cabernet Sauvignon, 3% Cabernet Franc. Affinamento 18 mesi in barriques 50% nuove.

2014: grande vino, spezie fini e frutta al naso, bocca mastodontica e al contempo fresca, sorso gustoso e molto lungo.

2012: grande vino, ha un naso molto dolce, il centro bocca è appena più leggero del precedente, molto fresco e lungo nel finale.

MARGAUX

Château Brane-Cantenac

Produttore: 75 ha di proprietà, 150mila bottiglie prodotte Blend: 55%Cabernet Sauvignon, 40% Merlot, 4% Cabernet Franc, 1% Carmenere. Affinamento 18 mesi in barriques 60-70% nuove.

2014: un Margaux semplice, fresco, non troppo tannico e quasi beverino.

2011: molto buono, intensamente fruttato con tannino vivo e continuo, finale lugo e gustoso.

Château Cantenac Brown

Produttore: 48 ha di proprietà, 130mila bottiglie prodotte Blend: 65% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 5% Cabernet Franc. Affinamento 15 mesi in barriques 60% nuove.

2014: sul mio taccuino della degustazione ho riportato un solo aggettivo “ultratannico”.

2011: come per il precedente il tannino copre qualunque altra sensazione, cui si aggiunge qui un finale molto amaro.

Château Giscours

Produttore: 90 ha di proprietà, 280mila bottiglie prodotte Blend: 60% Cabernet Sauvignon, 32% Merlot, 5% Cabernet Franc, 3% Petit Verdot. Affinamento 15-17 mesi in barriques 50% nuove.

2014: naso intenso con sentori di spezie dolci, frutta ben matura, in bocca ha buon calore alcolico e avvolgenza.

2011: bouquet di spezie dolci, sorso molto fresco, capace di grande allungo finale.

Château Kirwan

Produttore: 37 ha di proprietà, 90mila bottiglie prodotte Blend: 45% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 15% Cabernet Franc, 10% Petit Verdot. Affinamento 18-22 mesi in barriques 50% nuove.

2014: tannino invadente, vino probabilmente sovraestratto .

2010: buonissimo, freschezza e alcol in perfetto equilibrio, struttura media e finale piacevolmente ammandorlato.

Château Labégorce

Produttore: 70 ha di proprietà, 120mila bottiglie prodotte Blend: 50% Cabernet Sauvignon, 45% Merlot, 3% Cabernet Franc, 2% Petit Verdot. Affinamento 12-14 mesi in barriques 40-50% nuove.

2014: alcol e tannini in evidenza, vino scomposto .

2012: la dinamica del sorso è un po’ meglio del precedente ma rimane evidente il tannino.

Château Lascombes

Produttore: 118 ha di proprietà, 300mila bottiglie prodotte Blend: 50% Merlot, 45% Cabernet Sauvignon, 5% Petit Verdot. Affinamento 18 mesi in barriques 80-100% nuove.

2014: tannino abbondante, sensazione amaricante, probabilmente vino sovraestratto.

2010: vino difettoso, ridotto, sentore stallatico al naso e sorso tannico e amaro.

Château Marquis de Terme

Produttore: 39 ha di proprietà, 130mila bottiglie prodotte Blend: 60% Cabernet Sauvignon, 35% Merlot, 5% Petit Verdot. Affinamento 16 mesi in barriques 50% nuove.

2014: buono, frutti scuri in confettura, acidità presente, tannino abbondante di ottima fattura.

2011: sorso imponente e scomposto, evidenzia tannino e acidità, chiude amaro.

Château Prieuré-Lichine

Produttore: 78 ha di proprietà, 190mila bottiglie prodotte Blend: 55% Cabernet Sauvignon, 40% Merlot, 5% Petit Verdot.

2014: al naso è chiuso a riccio, poco intenso, in bocca ha sentori di peperone verde e di frutta poco matura, tannino importante.

2011: alcol e tannino, vino che letteralmente “graffia il palato”.

Château Rauzan-Ségla

Produttore: 70 ha di proprietà, 110mila bottiglie prodotte Blend: 60% Cabernet Sauvignon, 37% Merlot, 1.5% Cabernet Franc, 1.5% Petit Verdot. Affinamento 18 mesi in barriques 60% nuove.

2014: bouquet elegante di fragole e rose, al palato è ben equilibrato e di media struttura.

2010: alcol e tannino dominano la dinamica gustativa.

Château du Tertre

Produttore: 52 ha di proprietà, 150mila bottiglie prodotte Blend: 43% Cabernet Sauvignon, 33% Merlot, 19% Cabernet Franc, 5% Petit Verdot. Affinamento 15-17 mesi in barriques 45% nuove.

2014: vino estremamente concentrato, in bocca è glicerico, grasso ed ha un residuo dolce appena percettibile, nella sua particolare dinamica è comunque piacevole.

2012: naso scomposto, leggera riduzione, in bocca ha sentori surmaturi con finale tannico e asciugante.

SAINT-JULIEN

Château Beychevelle

Produttore: 79 ha di proprietà, 240mila bottiglie prodotte Blend: 48% Cabernet Sauvignon, 43% Merlot, 6% Cabernet Franc, 3% Petit Verdot. Affinamento 16-18 mesi in barriques 50% nuove.

2014: naso con richiami al boisée, spezie dolci, intenso, in bocca è ricco e fresco, molto buono.

2008: naso in linea col precedente, in bocca invece si rivela scomposto, decisamente troppo estratto e corto.

Château Léoville Barton

Produttore: 51 ha di proprietà, 200mila bottiglie prodotte Blend: 74% Cabernet Sauvignon, 23% Merlot, 3% Cabernet Franc. Affinamento 18 mesi in barriques 60% nuove.

2014: naso intensissimo, frutti rossi maturi, al palato è ben equilibrato e lungo, molto buono.

2012: naso molto intenso, gelatina di fragole, ciliegia, in bocca è però scoposto ed eccessivamente alcolico.

Château Léoville Poyferré

Produttore: 80 ha di proprietà, 220mila bottiglie prodotte Blend: 62.5% Cabernet Sauvignon, 25.5% Merlot, 6% Cabernet Franc, 6% Petit Verdot. Affinamento 18-20 mesi in barriques 80% nuove.

2014: vino squilibrato, di eccessiva tannicità ed estrazione, sbuffi alcolici.

2012: meglio del precedente, ancora di decisa matericità, non lunghissimo.

Château Talbot

Produttore: 104 ha di proprietà, 325mila bottiglie prodotte Blend: 68% Cabernet Sauvignon, 28% Merlot, 4% Petit Verdot. Affinamento 14-16 mesi in barriques 50% nuove.

2014: intenso al naso con frutti molto maturi, sotto spirito, in bocca è tannico e l’alcolicità si rivela eccessiva.

PAUILLAC

Château Batailley

Produttore: 55 ha di proprietà Blend: 70% Cabernet Sauvignon, 25% Merlot, 3% Cabernet Franc, 2% Petit Verdot. Affinamento 16-18 mesi in barriques 50-60% nuove.

2014: naso vegetale, pirazinico, ha un sorso ben equilibrato nelle varie componenti, buono.

2009: decisamente vegetale al naso, ha una dinamica gustativa equilibrata tra tannicità, frutto e sapidità, molto buono.

Château Grand-Puy Ducasse

Produttore: 40 ha di proprietà, 120mila bottiglie prodotte Blend: 60% Cabernet Sauvignon, 40% Merlot. Affinamento 18 mesi in barriques 40% nuove.

2014: naso poco intenso, anonimo, in bocca è scoposto con qualche sbuffo alcolico.

2010: naso lieve, al palato è gustoso, di buona tannicità ed allungo finale.

Château Haut-Bages Libéral

Produttore: 30 ha di proprietà, 120mila bottiglie prodotte Blend: 70% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot. Affinamento 16 mesi in barriques 40% nuove.

2014: vino di grande equilibrio, alcol non troppo invadente, tannino estratto alla perfezione, buono.

2011: Pauillac gustoso, tannino magistrale, sorso fresco e dinamico, buon allungo finale.

Château Lynch-Bages

Produttore: 100 ha di proprietà, 350mila bottiglie prodotte Blend: 72% Cabernet Sauvignon, 20% Merlot, 5% Cabernet Franc, 3% Petit Verdot. Affinamento 12-18 mesi in barriques 70% nuove.

2014: buono, vino di estrema eleganza, giocato su sentori fini di frutti rossi e grafite.

2012: molto buono, ha grande equilibrio in tutte le sue componenti, chiude lungo e sapido.

Château Lynch-Moussas

Produttore: 55 ha di proprietà Blend: 70% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot. Affinamento 14-18 mesi in barriques 55% nuove.

2014: note di peperone verde tipiche del Cabernet, conserva una dinamica gustativa piacevole anche se un po’ monocorde.

2009: vino problematico, naso sporco, polveroso, in bocca è amaro, probabilmente per un cattivo uso dei legni di affinamento in cantina.

Château Pichon Baron

Produttore: 73 ha di proprietà, 170mila bottiglie prodotte Blend: 62% Cabernet Sauvignon, 33% Merlot, 3% Cabernet Franc, 2% Petit Verdot. Affinamento 20 mesi in barriques 80% nuove.

2014: naso di grandi finezze, gelatina di fragola, pepe, in sorso è fresco, di buon equilibrio ed allungo, molto buono.

2012: vino fresco, molto mobile in bocca, di grande sapidità, tannino cesellato, splendida chiusura, molto buono.

Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande

Produttore: 89 ha di proprietà, 170mila bottiglie prodotte Blend: 60% Cabernet Sauvignon, 29% Merlot, 7% Cabernet Franc, 4% Petit Verdot. Affinamento 18-22 mesi in barriques 50% nuove.

2014: grande vino, ha un centro bocca in perfetto equilibrio tra la spina acida, la tannicità ed il frutto, finale lungo.

2005: Pauillac della giornata, tannino setoso, elegantissimo, ha frutto e sapidità, chiude lungo e molto pulito, splendido.

SAINT-ESTEPHE

Château Cos Labory

Produttore: 18 ha di proprietà, 80mila bottiglie prodotte Blend: 60% Cabernet Sauvignon, 35% Merlot, 5% Cabernet Franc. Affinamento 18 mesi in barriques 50% nuove.

2014: buon Saint-Estèphe, dal tannino vivo, fine ed avvolgente, chiude lungo e gustoso.

2010: vino sottotono, molto alcolico al naso e di dinamica scomposta in bocca.

SAUTERNES ET BARSAC

Château Doisy Daene

Produttore: 17 ha di proprietà, 40mila bottiglie prodotte Blend: 87% Semillon, 13% Sauvignon Blanc. Affinamento 18 mesi in barriques 33% nuove.

2014: vino di grande estrazione, molto dolce, fichi secchi, datteri, untuoso, al limite dello stucchevole.

2012: più fresco del precedente, mostra una miglior dinamica gustativa e prospettive di crescita.

Château de Fargues

Produttore: 17 ha di proprietà, 18mila bottiglie prodotte Blend: 80% Semillon, 20% Sauvignon Blanc. Affinamento 30 mesi in barriques 30% nuove.

2014: bouquet ricco, miele, fiori d’acacia, cera d’api, scorza d’arancia, sorso fresco e dinamico, molto buono.

2008: sentori di plastica e di solvente al naso, in bocca è grasso, avvolgente, lunghissimo nel finale.

Château Giraud

Produttore: 100 ha di proprietà, 100mila bottiglie prodotte Blend: 65% Semillon, 35% Sauvignon Blanc. Affinamento 18-24 mesi in barriques 100% nuove.

2014: sentori smaltati, solvente, vino embrionale, agrumato, di grande estrazione.

2002: Sauternes della giornata, unisce note tostate, liquirizia, agrumi, miele, è avvolgente in bocca eppur bevibile, lunghissimo il finale.

Château Suduiraut

Produttore: 92 ha di proprietà Blend: 90% Semillon, 10% Sauvignon Blanc. Affinamento 18-24 mesi in barriques 50% nuove.

2014: molto buono, di una freschezza pepata e pungente in bocca, piacevolissimo nella beva.

2008: grande estrazione, ha una nota alcolica intensa, dinamica un po’ monocorde a causa della decisa sensazione dolce.

Château La Tour Blanche

Produttore: 40 ha di proprietà, 35mila bottiglie prodotte Blend: 83% Semillon, 12% Sauvignon Blanc, 5% Muscadelle. Affinamento 16-18 mesi in barriques 100% nuove.

2014: molto buono, ha bouquet pepato, fresco, in perfetto equilibrio estrazione e residuo zuccherino. 2008: ricchissimo di rimandi al naso, miele, arancia candita, nocciola, ed in bocca, albicocca disidratata, zafferano, molto buono.

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Tre Roero da leccarsi i baffi

Tra i tanti Roero 2013 assaggiati ecco alcuni dei miei preferiti, da non perdere.

Alberto Oggero – Roero 2013

Anzitutto il Roero 2013 di Alberto Oggero, con frutto maturo in evidenza al naso e in bocca, tannino già godibile ora, solo una leggera alcolicità scompone appena un sorso gustoso e classico del nebbiolo roerino.

Cascina Ca’ Rossa – Roero Riserva Mompissano 2013

Il Roero Riserva Mompissano 2013 è forse il migliore mai bevuto, almeno al pari con il 2010. Ha un frutto vivo e fresco, note intense di ciliegia e pepe al naso, in bocca una trama tannica molto fitta ma mai asciugate. Un grandissimo Roero, bravo Angelo!

Cascina Chicco – Roero Riserva Valmaggiore 2013

Chiude il triplete roerino il Roero Riserva Valmaggiore 2013 di Cascina Chicco. Il naso è ancora un po’ dominato da note di legno nobile ma lascia percepire i frutti scuri ben maturi ed in bocca pur nella sua gioventù è un rincorrersi di mora, sentori terrosi, ematici, tannino scalpitante. 

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Le migliori bevute del 2016

Ecco la consueta carrellata finale dei miei migliori assaggi per questo 2016 che sta per finire.
Rullo di tamburi…

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Barone Pizzini – Franciacorta Satèn 2012

Si possono ancora paragonare i Franciacorta agli Champagne nel 2016? Davvero c’è ancora qualcuno a non aver capito che si tratta di pesi diversi, che militano in categorie differenti?
Nel millesimo 2012 il Satèn di Barone Pizzini ha tutto per svettare nella sua categoria. Chardonnay in purezza come d’obbligo, sosta non meno di 30 mesi sugli lieviti. Una mano stilistica sapientemente rodata regala profumi eleganti di crosta di pane ed uvaspina, in bocca ha una bolla fine, avvolgente, sentori di mela appena matura, sapidità intensa, grande freschezza nell’allungo.
Plauso all’approccio biologico e alla bellezza della cantina, dalle dimensioni umane per la denominazione, visita caldamente consigliata.

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La Staffa – Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Rincrocca 2013

Dopo avermi fatto una splendida impressione a Sorgentedelvino a Piacenza, il riassaggio conferma la stoffa (gioco di parole voluto) del Rincrocca 2013 di La Staffa. Ci trovate il fior di sambuco e la menta, freschezza a palate e finale lungo, pulito e poco amaricante. Insomma un grande bianco di qui e negli anni a venire, bravo Riccardo.

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Matteo Correggia – Roero Roche d’Ampsej 2001

Emozione pura bere un vino che fu di Matteo: l’ultima annata di cui fu partecipe fino a giugno di quel tragico 2001. Alla vinificazione presero parte il giovane enologo e tanti amici produttori del vignaiolo. Il Roche d’Ampsej 2001 oggi è un Roero maturo, necessita di adeguata ossigenazione. Granato intenso, in buona parte terziarizzato nei sentori di foglie secche, terra umida, goudron. A tratti fa capolino il frutto scuro ben maturo ed una intrigante nota di cenere. In bocca ha un tannino ancora vivo, per nulla risolto, lascito anche dell’impostazione moderna in vinificazione.
Chi continua a dire che i nebbiolo del Roero non invecchiano beva prima questa bottiglia, poi ne riparliamo.

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Marco De Bartoli – Passito di Pantelleria Bukkuram Sole d’Agosto 2013

Il vino dell’anno è un Passito di Pantelleria strepitoso bevuto quest’estate a Marsala in visita da Marco De Bartoli.
Ricchissimo in ogni componente visiva, olfattiva, gustativa. Il pigmento color ambra è carico e con riflessi dorati. Il naso è un tripudio di sentori: miele, scorza d’agrume candita, caramello, cera d’api e moltissimi altri. Il sorso è avvolgente, dolce e mai stucchevole come solo uno zibibbo di Pantelleria sa essere, lascia un’aromaticità in bocca lunghissima: memorabile!

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Back to Piemonte – parte 1

Dopo aver bevuto grandi bottiglie sicule quest’estate l’autunno è trascorso frenetico e pieno di impegni come ogni anno. Accade così che il ritorno ai grandi classici piemontesi sia un dovere, per sentirsi coccolati nella propria comfort zone.
Ecco alcune delle migliori bevute di fine estate e dell’autunno 2016 appena trascorso.

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Cadia – Verduno Pelaverga 2015

Partiamo da una cena speciale di fine estate in quel di Verduno. La bottiglia in tavola non poteva che essere un Pelaverga. Oltre a quel campione di bontà e tradizione che è quello del Comm. Burlotto, ci sono molte altre firme interessanti per questa piccola denominazione, in costante crescita negli ultimi anni. Uno di questi è Cadia, azienda a conduzione famigliare con sede a Verduno che oltre ad un Barolo Monvigliero sempre più buono e sempre meno internazionale nel gusto, produce un grande Pelaverga.
Il 2015 è giustamente scarico di colore, già granata sull’unghia. Il naso ha una nota intensa e particolarissima di succo alla pesca. Uno dei rimandi olfattivi più netti che abbia mai sentito, anche a detta della mia commensale, soprattutto a bicchiere scolmo. Pare proprio di avere nel bicchiere un succo alla pesca o un vasetto di pesche sciroppate. In bocca ha un ingresso gemtile, lievemente tannico, decisamente spostato su sentori primari di frutti rossi. Un Pelaverga goloso, dalla facilità di beva disarmante. Bravi!

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Manzone – Langhe Rossese Bianco Rosserto 2013

Ad inizio autunno abbiamo stappato un Rossese Bianco di Manzone. L’azienda del Castelletto di Monforte è tra le poche a vinificare questo raro vitigno che probabilmente è un omologo del Rossese Bianco ligure (Cinque Terre, ma anche ponente ligure). L’annata 2013, grandissima in Langa, regala un bianco di grande struttura e oggettivamente in fieri: chiunque ne abbia in cantina attenda a stappare senza preoccupazioni. Il dorato intenso e luminoso tardisce un passaggio in barrique fatto con guanti di velluto. Intendiamoci, il boisè si sente ma è un vanigliato di classe e già ben integrato col resto dei sentori tar cui spicca quello di mela golden. Il sorso è molto fresco, sapido e di buona carica aromatica, che sorregge l’allungo finale su note di frutti gialli ben maturi.

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Marco Porello – Roero Arneis Camestrì 2015

Il Camestrì 2015 di Marco Porello è stato uno degli Arneis più interessanti di questo millesimo. È un’etichetta che non bevevo da alcuni anni e l’ultimo ricordo che ne avevo era di una versione un po’ caricaturale per un eccesso di legno in affinamento che tendeva a snaturare il vino con accenni di sentori tropicali, di banana. Con questo 2015 mi sono ricreduto: il paglierino intenso colora una materia di prim’ordine con sentori tipici di pesca e pera, floreale dolce di acacia. Un vino che è giustamente tornato ad essere sè stesso, un ottimo Roero Arneis.

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Produttori del Barbaresco – Barbaresco Riserva Montestefano 2007

Ed eccolo il campione, in pieno autunno: Barbaresco Montestefano 2007 dei Produttori. Il cru è spesso accostato alla potenza da Barolo più che all’eleganza da Barbaresco. Non mi sento di allinearmi alla vulgata in questo caso perchè questo Montestefano 2007 è perfetto, un’espressione cristallina del Nebbiolo di Langa. Appena granato sul bordo bicchiere, rotea fluido e regala profumi di rosa rossa, alcol ben integrato nonostante l’annata calda, note di frutti rossi ben maturi, cenere. In bocca è ancor vigoroso nel tannino, che è fine, continuo e avbolge il palato. La sensazione calorica è ben accompagnata dai sentori fruttati e sapidi, con un finale fresco e pepato. Se ne avete cominciate a stappare con calma da ora e per il prossimo decennio, accompagnate con piatti di adeguata grassezza. Complimenti ai Produttori del Barbaresco, vini così (e a questo prezzo) fanno grande la Langa più vera.

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Enodiario da Marsala: Marco De Bartoli

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La produzione di vini di qualità a Marsala negli ultimi decenni ha una punta di diamante che risponde al nome di Marco De Bartoli. Dalla cantina in Contrada Samperi escono veri e propri gioielli enologici, figli di un’appassionata ricerca del meglio che possono offrire le terre di Marsala e di Pantelleria. Tutto si deve al nome che campeggia in etichetta, quel Marco De Bartoli che testardo ad inizio anni ’80 rompe gli schemi e prova a produrre un Marsala diverso, percorrendo all’indietro la storia di quel vino, cercando di imitare quel leggendario perpetuum assaggiato dal comandante John Woodhouse non ancora fortificato. Nacque così il Vecchio Samperi, senza dubbio il vino simbolo della cantina, al quale poi si affiancarono i Marsala classici, quindi le interpretazioni del grillo secco tra cui spicca il Grappoli del Grillo, un rosso a base pignatello, il Rosso di Marco e poi gli spumanti metodo classico Terza Via prodotti con metodo solouva con ancora il grillo a farla da padrone, in assemblaggio al nero d’avola per il rosè.
E poi i vini di Pantelleria, incredibili interpretazioni dello zibibbo di Bukkuram, che potremmo definire la Romanèe Conti della piccola isola: il Sole d’Agosto e il Vigna del Padre.
Insomma la visita in contrada Samperi è imprescindibile: che si cammini tra i filari di grillo, che si guardi la vecchia cantina con botti decennali, che si rimanga seduti ad assaggiare i vini prodotti, non si può non respirare a pieni polmoni l’artigianalità, l’entusiasmo, l’amore per la terra che crea certi capolavori.
Un grande grazie va anche alla splendida Marilena Leta che ci ha accompagnati nel tour e nella degustazione, una donna simpatica e di rara competenza, brava!

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Marco De Bartoli – Sicilia Metodo Classico Brut Nature Terzavia
Qui la scheda tecnica
Aprire la degustazione in cantina con questo metodo classico è un vero piacere, ovvio non pretendere la stoffa del campione da un metodo classico siculo, ma vi assicuro che é quanto di più lontano da certe versioni caricaturali. Un vino di territorio, in piena filosofia De Bartoli, con l’uva grillo a giocare sull’acidità, sui sentori di mela verde e di erba fresca.

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Marco De Bartoli – Sicilia Grillo Vignaverde 2015
Qui la scheda tecnica
Il Grillo per eccellenza, nella versione più facile e beverina, l’alcol c’è ma è perfettamente integrato, i frutti a pasta chiara croccanti. Un vino estivo, di facile abbinamento con primi piatti e piatti di pesce, come se ne trovano in quantità nella miglior tradizione siciliana.
Vino da acquistare e bere senza troppi pensieri.

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Marco De Bartoli – Sicilia Grillo Grappoli del Grillo 2014
Qui la scheda tecnica
Quando a inizio anni 90 De Bartoli decise di puntare sull’uva grillo ne uscì questa etichetta, una delle prime versioni secche in purezza. L’approccio borgognone originario con bâtonnage frequenti e legno piccolo è rimasto ma si è man mano addolcito negli anni, con un’uso più curato dei carati: oggi le barrique sia affiancano ai tonneaux e anche fusti più grandi. Già bevuto in altre occasioni, il 2014 ha ancora un piccolo sentore vanigliato da smaltire, per il resto è davvero interessante, fresco e pepato al naso, al palato mostra frutti gialli ben maturi, una spina acida che lo sorreggerà a lungo, molto sapido.
Da comprare e metter via qualche anno.

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Marco De Bartoli – Vecchio Samperi
Qui la scheda tecnica
Il Vecchio Samperi è Marco De Bartoli. È la sua idea di vino di Marsala, quella per cui nacque la cantina e ne crebbe la fama. È il soleras prima che lo codificassero gli enologi e gli algoritmi del fare vino moderno. Ha il sapore del grillo maturato al sole rovente in contrada Samperi, in un bilanciamento mirabile tra sali, zuccheri e acidi. Un’esperienza totale. È l’essenza di Marsala più pura che esista.
Da acquistare in quantità e bere con calma negli anni a venire.

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Marco De Bartoli – Marsala Vergine Riserva 1988
Un fuoriclasse tra i Marsala: molto secco, sensazioni di frutta secca ed agrumi, sale, centro bocca importante, così come il calore alcolico, finale interminabile. Il mio preferito dei tre Marsala provati.

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Marco De Bartoli – Marsala Superiore Riserva 10 Anni
Qui siamo di fronte ad uno splendido esempio di Marsala classico di qualità. Bouquet ricco con sentori di frutta secca, legno antico, salmastro. Sorso importante, buon equilibrio acidi/zuccheri, finale molto lungo.

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Marco De Bartoli – Marsala Superiore Oro Riserva 5 Anni Vigna La Miccia
Qui la scheda tecnica
Il colore è più luminoso dei precedenti, i sentori ossidativi meno evidenti e perfettamente integrati, profuma intensamente di nocciole tostate. Il sorso è snello, per il centro bocca saporito ma non pachidermico, per la sapidità evidente, per il tenore alcolico mai prevaricante. Un Marsala ideale per avvicinare un neofita alla tipologia.

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Marco De Bartoli – Passito di Pantelleria Bukkuram Sole d’Agosto 2013
Qui la scheda tecnica
Ricchissimo in ogni componente visiva, olfattiva, gustativa. Il pigmento color ambra è carico e con riflessi dorati. Il naso è un tripudio di sentori: miele, scorza d’agrume candita, caramello, cera d’api e moltissimi altri. Il sorso è avvolgente, dolce e mai stucchevole come solo uno zibibbo di Pantelleria sa essere, lascia un’aromaticità in bocca lunghissima. È il vino che più mi è piaciuto della batteria: memorabile.

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Marco De Bartoli – Passito di Pantelleria Bukkuram Padre della Vigna 2008
Qui la scheda tecnica
Una versione ancor più complessa del Bukkuram Sole d’Agosto. Il Padre della Vigna affina 24 mesi in barrique, aggiungendo, se possibile, altri sentori in particolare la prugna secca e note tostate. Un grande vino dolce, capace di soprendere ad ogni inspirazione, ad ogni sorso.
Mi piace immaginare la mitologica ambrosia, di cui si cibavano gli dei immortali, simile ad un Passito di
Pantelleria, questo.

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Marco De Bartoli
Contrada Fornara Samperi, 292
91025 Marsala (TP)
Tel. +39 0923 962093
Contrada Bukkuram, 9
91017 Pantelleria (TP)
Tel. +39 0923 918344

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Enodiario da Marsala: storia e disciplinare di produzione

Tra i tanti vini ri-scoperti nel mondo dei winelovers non può mancare il Marsala. Vino della Sicilia occidentale dalla tradizione centenaria che trae le sue origini dal perpetuum, un vino ossidativo prodotto dai contadini marsalesi già prima del 1700. Il vino in questione era prodotto aggiungendo vino nuovo a quello contenuto nella stessa botte da cui si era prelevato il necessario per l’anno precedente, un metodo simile al soleras (Porto, Sherry).

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Il Marsala moderno nacque però con l’arrivo del commerciante inglese John Woodhouse nel porto cittadino il quale nel 1773 approdò con la nave su cui viaggiava nel porto di Marsala. Durante la sosta egli ebbe modo di bere il vino prodotto nella zona, il perpetuum appunto, che trovò simile ai vini spagnoli e portoghesi molto richiesti in quel periodo in Inghilterra (in particolare il Madeira). Decise dunque di trasportare in patria alcuni barili di perpetuum dopo averlo fortificato con acquavite di vino per renderlo stabile ed in grado di affrontare il viaggio in mare. Fu il primo Marsala moderno. Giunto in Inghilterra il vino ebbe grande successo sia perchè incontrava il gusto del tempo sia per il suo prezzo conveniente.
Iniziò così un secolo di creazione di stabilimenti produttivi e crescita quantitativa del vino Marsala. Tra i produttori più importanti, oltre a Woodhouse, Ingham & Whitaker, Florio, Don Diego Rallo, Vito Curatolo Arini, Carlo Pellegrino.

La fortuna del vino Marsala ha conosciuto alterne vicende: dopo i fasti del 1800 una grave crisi attraversò la città e il suo vino dopo la prima guerra mondiale soprattutto per l’operare di commercianti privi di scrupoli che sfruttavano la fama del Marsala per vendere prodotti di qualità scadente. Per questo, già nel 1931 venivano mossi i primi passi verso una legislazione che proteggesse il Marsala originale dalle imitazioni e che ne circoscrivesse la zona di produzione, e fu tutelato dal governo con un decreto ministeriale Acerbo e Bottai (15 ottobre 1931).
Il vino Marsala è stato il primo vino DOC della storia vinicola italiana. Un grande orgoglio per quanti lo producono e per tutto il territorio è stato infatti il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata nel 1969.

Il disciplinare odierno consente la produzione di Marsala con uve provenienti dall’intera provincia di Trapani ad esclusione dei comuni di Alcamo, Favignana e Pantelleria.

La denominazione Marsala è ampia e ben descritta nelle sue varietà da questa piramide.

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La prima distinzione è in base al metodo di vinificazione e invecchiamento:
Marsala Vergine derivato da sole uve bianche e addizionato, dopo la fermentazione, con solo etanolo di origine vitivinicola e/o acquavite di vino; il Marsala Vergine deve essere sottoposto ad invecchiamento con il metodo soleras per arrivare ad essere commercializzato nei tipi
Marsala vergine con invecchiamento di almeno cinque anni;
Marsala Vergine Riserva con invecchiamento di almeno dieci anni.

Marsala Conciato a cui, dopo la fermentazione, è stato aggiunto:
• etanolo
• mosto cotto, che influirà sugli aromi ed il colore del vino
mistella: una miscela di mosto d’uva tardiva che influisce sul grado zuccherino e sui profumi, e mosto concentrato per conferire maggiore morbidezza ai quali si aggiunge etanolo per bloccare la fermentazione.
Il Marsala conciato deve essere anche esso sottoposto ad invecchiamento per arrivare alla commercializzazione nei seguenti tipi:
Marsala Fine, minimo 1 anno di invecchiamento.
Marsala Superiore minimo 2 anni di invecchiamento
Marsala Superiore Riserva minimo 4 anni di invecchiamento.

La seconda distinzione deriva dai vitigni d’origine e dal colore:
Marsala Oro prodotto con uve Grillo e/o Catarratto e/o Ansonica (detto localmente Inzolia) e/o Damaschino, è vietata l’aggiunta di mosto cotto;
Marsala Ambra prodotto con uve Grillo e/o Catarratto e/o Ansonica (detto localmente Inzolia) e/o Damaschino, con aggiunta di mosto cotto superiore all’1%;
Marsala Rubino (in disuso) prodotto con Perricone (localmente chiamato Pignatello) e/o Nero d’Avola e/o Nerello mascalese e/o (fino al 30% delle uve impegnate in totale) le uve a bacca bianca previste per i Marsala Oro ed Ambra, è vietata l’aggiunta di mosto cotto.

La terza distinzione deriva del residuo zuccherino:
Marsala Secco con zuccheri inferiori a 40 gr. per litro;
Marsala Semisecco con zuccheri superiori a 40 gr. per litro e inferiori a 100 gr. per litro;
Marsala Dolce, con zuccheri superiori a 100 gr. per litro.

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Vigneto di grillo in Marsala/Cantina De Bartoli

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Il Barolo 2011 di Cascina Fontana o del fiato del Barolo

Ormai parecchie settimane fa siamo tornati a cena alla Locanda Fontanazza di La Morra, un luogo del cuore. Per l’occasione dopo il buon Roero Arneis Luèt 2015 di Cascina Val del Prete, con frutta gialla molto matura, fieno e una certa rusticità in bocca, abbiamo bevuto uno dei pochi Barolo 2011 davvero grandi: quello di Cascina Fontana. Se Bartolo Mascarello e Gino Veronelli fossero vivi abrebbero di che gioire di fronte ad un bicchiere di Barolo di Mario Fontana. Niente di artificiale, nessun sentore di vaniglia, caffè o cacao, nessun colore impenetrabile, nessun tannino addomesticato. Semplicemente un Barolo figlio di un’annata calda, la 2011, che fino a poco tempo fa mettevo un gradino sotto alla successiva (anche lei calda) 2012. Il Barolo di Mario Fontana, ben descritto in contro-etichetta, è frutto dell’assemblaggio di diversi vigneti nei comuni di Barolo e La Morra, com’era uso comune in Langa prima degli anni ’60.

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Cascina Fontana – Barolo 2011
Al naso ha il fiato del Barolo, come direbbe sempre Veronelli, ha note lievi di cenere, di camino spento. In bocca non manca d’acidità e di una stratificazione di sentori rara per l’annata: ciliegia, marmellata di rose, balsamicità, e poi il tannino splendidamente estratto, vivissimo, fine e continuo.
Ad alcuni potrebbe sembrare un Barolo d’altri tempi, e forse è vero, ma tempi migliori per chi ama davvero questo vino. Se lo trovate in carta non abbiate dubbi e prendetelo, vi rinfrancherà con un millesimo spesso bistrattato.

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Vacanze romane

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Il vento di primavera mi ha portato qualche giorno a Roma dove, complice la salute precaria, ho assaggiato ben poco.
Un paio di punti fermi posso però metterli.
Il primo gastronomico: a Roma si mangia spesso, tanto e bene. Ai romani va riconosciuta la capacità del mondo contadino di un tempo di inventarsi piatti con poche risorse. Con quattro ingredienti ci fanno un menù: pasta, guanciale, pecorino, carciofi. E vai quindi di cacio e pepe, gricia, amatriciana, carbonara, carciofo alla romana e alla giudia.
In ottica mangereccia verace gli indirizzi romani davvero imperdibili sono due: Armando al Pantheon e Felice a Testaccio, ai quali aggiungerei in seconda battuta Da Enzo al 29 e Da Cesare al Casaletto.
Il secondo punto è che a Roma si beve molto peggio rispetto a come si mangia. Accanto a una noiosa lista di modernissimi Merlot e Cabernet più californiani che laziali, si trovano pochi autoctoni seri: il Grechetto e la Malvasia Puntinata (vedi quelli di Tenuta Le Quinte), l’Aleatico (vedi quello di Andrea Occhipinti) e il fuoriclasse Cesanese. Proprio di quest’ultimo i riferimenti per me sono i biodinamici di La Visciola e quelli di Damiano Ciolli. Entrambi producono dei Cesanese dal profilo leggero e votato alla bevibilità mentre molti produttori insistono con dubbie interpretazioni pachidermiche.
È stato coup de coeur con il Cesanese Silene 2014 di Damiano Ciolli, già sentito poco tempo fa al banchetto di Sorgentedelvino ma che ha trovato nella cucina di Armando al Pantheon la quadratura del cerchio.

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Damiano Ciolli – Cesanese Silene 2014
Nonostante sia il Cesanese base lo preferisco al più strutturato Cirsium, affinato in legno. Il Silene fermenta in acciao a temperatura controllata, affina un anno in cemento sulle fecce fini, viene imbottigliato e fatto riposare altri 6 mesi prima della vendita.
È rubino, scarico e limpido, profuma di frutti rossi maturi, macchia mediterranea, pepe. In bocca ha un ingresso gentile, mostra poi la spina acida, un centro bocca saporito e sapido, chiude in breve con ancora sentori di macchia. Un rosso fresco e per nulla banale, un’ottima conferma per quanto mi riguarda.

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Sorgentedelvino LIVE 2016: una meditata lista dei migliori assaggi

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Il 20, 21 e 22 febbraio scorsi si è tenuta a Piacenza Expo l’edizione 2016 di Sorgentedelvino LIVE, a mio modesto parere una delle fiere vinicole più interessanti. Il padiglione espositivo dista due minuti dall’uscita dell’autostrada, parcheggio comodo fronte fiera, niente calca all’interno, anzi, produttori sereni e disponibili a far assaggiare tutto, possibilità di scambiare due parole su quel che si sta bevendo e, quasi per tutti, di acquistare i vini.
Unico vero neo da migliorare il servizio ristorazione: a metà pomeriggio ho agguantato l’ultima fetta di margherita con un colpo di reni salvifico. Per il resto un’occasione davvero interessante, ecco i vini che più mi hanno colpito.

Anzitutto tre vini di grande personalità presentati da Rossella Bencini Tesi di Fattoria di Bacchereto.
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Fattoria di Bacchereto Terre a Mano – Sassocarlo 2013
Assemblaggio di trebbiano toscano 80% e malvasia 20% raccolti surmaturi, vinificato in cemento e affinato in tonneaux, ne vien fuori un vino sorprendente dal naso ampio e pepato, in bocca è un bianco con corpo da rosso, dal sorso pieno e vigoroso, con finale lungo e sapido.

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Fattoria Bacchereto Terre a Mano – Carmignano 2012
Uno dei rossi della giornata, assemblaggio di 75% sangiovese 10% canaiolo 15% cabernet sauvignon. Toscanaccio color rubino intenso, ha un bouquet di frutti scuri maturi, il tannino vivo del sangiovese non addomesticato in cantina, freschezza e continuo richiamo al sorso successivo.
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Fattoria di Bacchereto Terre a Mano – Vin Santo di Carmignano 2004
Le uve che compongono il Vin Santo sono le stesse del Sassocarlo, vengono lasciate appassire lentamente sui cannicci, pressate e il mosto fermenta e poi affina in caratelli da 70 litri di castagno.
Dopo 10 anni ne vien fuori un Vin Santo commovente: ambra lucente, profuma di frutta disidratata e ha una nota di nocciola tostata fortissima. In bocca è un tripudio di sentori che dall’albicocca disidratata virano al miele di castagno con un finale interminabile.

Lieselehof è il progetto di Werner Morandell a Caldaro. Più che un viticoltore potremmo definirlo un ampelografo, innamorato delle varietà rare e degli incroci. Ad esempio tra i suoi vini, accanto al Pinot Bianco, al Gewurztraminer, alla Schiava ed al Cabernet, troviamo il Bronner, il Solaris e il Souvignier Gris. Queste ultime sono varietà a bacca bianca frutto di incroci dette PIWI, in pratica immuni da oidio e peronospora, quondi non bisognosi di trattamenti antifungini in vigna.
La batteria presentata non mi ha entusiasmato fatta eccezione per l’unico spumante prodotto, il Clarice.
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Lieselehof – VSQ Clarice
La bolla abbastanza fine e il naso di frutti gialli appena maturi precedono un sorso in due fasi: dapprima l’acidità e i sentori di lievito e poi in chiusura emerge una forte nota di uva fragola, molto persistente e caratterizzante. Non a tutti piacerà ma è un vino che di certo sa stupire.

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Daglio – Timorasso Cantico 2011/2012
Assaggiato per la prima volta i vini di Daglio, che sorpresa! In cima alla batteria il Timorasso Cantico che invecchiando appena qualche anno tira fuori un profilo da riesling moselliano pur essendo secco e di buona alcolicità. Frutta a polpa bianca, mineralità a palate e idrocarburo, soprattutto nei millesimi 2011/2012. Produttore che mea culpa non conoscevo e dal quale ho ovviamente acquistato.

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Valli Unite – Timorasso San Vito 2012
Altra sorpresa in bianco il Timorasso San Vito di Valli Unite, annata 2012. Generoso nell’estrazione, bocca potente e con un senso di rusticità ben espressa. La cooperativa lavora in modo naturale, i vini sono tutti biologici certificati, ma in alcuni ho trovato difetti evidenti che per quanto mi riguarda non sono accettabili, non è così per il San Vito 2012 che da solo vale il viaggio a Costa Vescovato.

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La Staffa – Verdicchio dei Castelli di Jesi C.S. Rincrocca 2013
Dopo una bella prova dell’Amormio 2014, una malvasia secca e poco aromatica ed il Verdicchio Classico 2014, in tono minore, arriva questo Verdicchio del giovane Riccardo Baldi che me ne versa un bel calice. Ci trovo dentro il sambuco e la menta, freschezza a mille e chiusura pulita. Insomma un gran bere questo Rincrocca 2013, bravo.(Etichette stupende, tra l’altro)

C’era da aspettarselo e il bicchiere ha confermato che la miglior batteria di rossi della giornata è firmata Ar.Pe.Pe.
Unico neo il Grumello Buon Consiglio 2007, non proprio a fuoco, con l’alcol un po sopra le righe, pareva dire a chi lo beveva di non disturbarlo e passare più tardi.
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Ar.Pe.Pe. – Sassella Stella Retica 2011
Stella Retica 2011 buonissimo, incredibilmente snello con un filo meno di complessità (almeno per ora) del Grumello Rocca de Piro 2011.
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Ar.Pe.Pe. – Grumello Rocca de Piro 2011
Quest’ultimo è un gioiellino, in equilibrio mirabile tra frutta, tannino e sale, di certo uno dei best buy italiani.
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Ar.Pe.Pe. – Sassella Riserva Rocce Rosse 2005
Applausi poi per il rosso della giornata, il Rocce Rosse 2005 che ha tutto per competere con i nebbiolo piemontesi: frutto maturo, sentori officinali e terrosi, tannino ben presente.

Toccata e fuga in terra calabra dove Sergio Arcuri presenta due vini da uve gaglioppo davvero interessanti: il Cirò Aris 2011 e il Rosé Il Marinetto 2014.
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Sergio Arcuri – Cirò Aris 2011
Il Cirò 2011 ha il frutto maturo in primo piano, macchia mediterranea e tannino abbondante, oggi ancora un po’ scontroso, necessita di adeguato abbinamento gastronomico.
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Sergio Arcuri – Calabria Rosé Il Marinetto 2014
Il Marinetto 2014 è un rosè buonissimo, fresco ma non diluito, sal sorso saporito di ciliegia e molto sapido. Vino versatile, da bere e ribere senza moderazione.

Altri assaggi interessanti in ordine sparso: i due Cesanese di Damiano Ciolli, il Cirsium 2012 e soprattutto il Silene 2014; le due Barbera d’Asti di Trinchero, la Vigna del Noce 2008 e la superiore Terra del Noce 2011; il Cannonau Grassia 2011 di Sedilesu.

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